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venerdì 11 dicembre 2015

Renzi a giudizio all'Onu per diritti politici violati

Alla sbarra uno dei danti interventi di sgretolamento della democrazia in Italia negli anni di Matteo Renzi. Il Fatto Quotidiano, 11 dicembre 2015



Alla sbarra a Ginevra perché l'Italia con la riforma Boschi boicotta i referendum. Le Nazioni Unite hanno accolto il ricorso presentato dai Radicali Staderini e De Lucia. La Presidenza del Consiglio di Matteo Renzi andrà a giudizio davanti al Comitato dei diritti umani dell'Onu a Ginevra per aver violato il diritto dei cittadini di partecipare alla vita politica e al governo del Paese col boicottaggio di referendum e di leggi di iniziativa popolare. "Un boicottaggio pluridecennale -per i Radicali italiani, promotori della denuncia alle Nazioni Unite - aggravato dalla riforma Boschi che modifica l'articolo 75 della Costituzione sul diritto al referendum in senso peggiorativo ". Infatti, la riforma Boschi aggrava gli effetti degli ostacoli all'esercizio del referendum: il quorum rimane al 50 per cento degli aventi diritto, ma si riduce al 50 dei votanti qualora si raccolgano 800 mila firme: "In questo modo - lamentano i Radicali - il referendum si trasforma in uno strumento a disposizione esclusivamente dei grandi partiti". L'Onu, dunque, porta l'Italia alla sbarra per la violazione degli articoli 2 e 25 del Patto internazionale dei diritti civili e politici, considerato il principale trattato al mondo sui diritti umani. "È uno dei primi casi sottoposti a una giurisdizione internazionale in tema di democrazia diretta e le conseguenze del Comitato dell'Onu potranno avere effetti anche su altri Paesi.

Ed è la prima volta che l'Italia viene rinviata a giudizio dall'Onu per violazione del diritto a partecipare alla vita politica", spiega Mario Staderini che, con Michele De Lucia (segretario dei Radicali il primo e tesoriere il secondo dal 2009 al 2013), ha presentato il ricorso a Ginevra. Questa denuncia, appunto accolta dall'Onu con tanto di rinvio a giudizio dell'Italia, è stata scritta e sottoposta al vaglio delle Nazioni Unite, dalla Clinica dei diritti umani della Loyola Law School di Los Angeles, diretta da Cesare Romano, docente di diritto internazionale.

Adesso Palazzo Chigi avrà sei mesi di tempo, quindi fino all'aprile 2016, per presentare le sue memorie difensive. La decisione di procedere con la denuncia all'Onu, spiegano Staderini e De Lucia, è stata presa dopo il caso dei referendum del 2013, mai arrivati alle urne: "In Italia le leggi e le procedure referendarie sono ingiustamente restrittive, arbitrarie e irragionevoli. Di fatto, impediscono l'effettivo esercizio del diritto a promuovere i referendum garantito dalla Costituzione".
In che modo? Questi sono per i Radicali gli ostacoli sui quali deciderà l'Onu: "Solo tre mesi per la raccolta firme e solo in alcuni periodi dell'anno (considerato che le firme si raccolgono soprattutto nei fine settimana e per strada, le 500 mila firme in realtà vanno raccolte in dodici fine settimana, con una media di 42 mila firme a fine settimana); il quorum alto favorisce gli oppositori che sfruttano l'astensionismo; la raccolta firme solo cartacea; una procedura di autenticazione e certificazione delle firme complessa e discriminante; l'assenza di normative per garantire informazione e favorire donazioni".

Nel 2013 in particolare i Radicali promossero dei referendum (su immigrazione, legalizzazione droghe, finanziamento dei partiti, abolizione otto per mille alla Chiesa, divorzio breve e giustizia). "Ma - spiegano oggi - la campagna si caratterizzò per una serie di violazioni da parte delle istituzioni italiane: a causa dell'assenza di autenticatori disponibili senza che il governo Letta prendesse provvedimenti, è stato quasi impossibile raccogliere le firme anche nelle grandi città. La Rai, radiotelevisione di Stato, non ha informato adeguatamente, su cosa, come, dove e quando firmare.
Spesso nei Comuni è stato impossibile firmare d'estate, gli uffici erano nascosti, gli adempimenti svolti con lentezza. Il governo non rispose alle richieste di aiuto dei promotori dei referendum. E alla fine - conclude Staderini - furono raccolte e depositate in Cassazione 200 mila firme per ciascuno dei sei referendum, invece delle 500 mila richieste, ma la Corte non volle neppure valutare tutti gli ostacoli incontrati. Sabotando i referendum fallisce la democrazia, perché se impedisci ai cittadini di partecipare con la democrazia diretta, si convinceranno che anche quella rappresentativa non serve a nulla".
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