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venerdì 4 dicembre 2015

La Pinotti, l'Onu e le bombe italiane sui civili yemeniti

Tra bugie e reticenze continua l'attiva partecipazione del governo italiano alle stragi in atto ne paesi amici. Una commessa del 2013 mai revocata. Il Fatto Quotidiano, 4 dicembre 2015
«L’Italia non vende bombe all’Arabia Saudita per la guerra nello Yemen, dove c’è chi dice muoiano civili, ma comunque si tratta di un intervento autorizzato dall’Onu». Il ministro della Difesa Pinotti è tornata sulla polemica delle bombe made in Italy usate da Ryad in Yemen, riuscendo a contraddire non solo se stessa (aveva appena dichiarato che queste forniture sono “regolari ”) ma gli stessi documenti del governo - che riportano numero e valore delle bombe vendute - e perfino l’Onu che non ha mai autorizzato i raid e anzi ne chiede da mesi la fine.

Duro il commento di Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (Opal) e di Rete Disarmo: `La Pinotti o mente sapendo di mentire, oppure non sa di cosa parla». Il ministro sostiene che l’Italia non vende bombe ai sauditi e che quelle che da mesi vengono spedite “non sono italiane”, bensì bombe tedesco-americane che dal 2013 “transitano” in », dice Beretta al Fatto.

«Innanzitutto la legge 185 del 1990 vieta non solo l’esportazione ma anche il transito di armi verso Paesi in guerra. Poi, contrariamente a quanto dice la Pinotti, si tratta di ordigni fabbricati o assemblati nello stabilimento sardo della Rwm Italia. Che la vendita sia stata contrattualizzata da ditte americane come la Raytheon e appaltate alla ditta tedesca Rheinmetall, da cui dipende la Rwm Italia, non cambia nulla: sono forniture che vanno autorizzate dal governo, ed elencate nelle relazioni che ogni anno il governo trasmette al Parlamento».

La fornitura è stata autorizzata prima che Ryad entrasse in guerra a marzo. Le centinaia di ordigni partiti a ritmo serrato dall’Italia alla volta dell’Arabia Saudita fanno parte della commessa da 62,3 milioni di euro per 3.950 bombe Mk83 della Rwm Italia autorizzata dal governo nel 2013, insieme alla vendita di 985 bombe Paveway IV sempre della Rwm Italia per 5,9 milioni, anche queste già consegnate. Nel 2014 la stessa ditta è stata autorizzata a vendere altre 1.260 Paveway per 15,2 milioni e 209 bombe Blu109 per 3 milioni, quasi tutte ancora da consegnare, con tutta probabilità sempre all’Arabia Saudita.

L'entrata in guerra di Ryad non dovrebbe indurre il governo a interrompere le forniture, anche se già autorizzate? «Assolutamente sì -afferma Beretta - come nel 2013 quando l’allora ministro degli Esteri Bonino sospese le forniture di armi già autorizzate verso l’Egitto per il rischio che venissero usate nelle violenta repressione delle proteste. Oggi abbiamo la certezza che le bombe esportate dall’Italia vengono usate dall’Arabia Saudita nei bombardamenti in Yemen che non solo, contrariamente a quanto dice la Pinotti, l’Onu non ha mai autorizzato, ma che lo stesso segretario generale Ban Ki-moon ha condannato per le troppe vittime civili”. Non “qualcuno”come dice la Pinotti, bensì l’Onu ha contato da marzo almeno 2.355 civili uccisi, di cui almeno 640 bambini, denunciando violazioni dei diritti umani e possibili crimini di guerra. Ce n’è abbastanza perché l’Italia segua l’esempio della Germania, che a gennaio ha deciso di interrompere le forniture all’ArabiaSaudita. «Continuare a inviare armi è una decisione politica del governo Renzi - spiega l’analista di Opal - di cui si deve assumere la responsabilità».
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