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giovedì 10 dicembre 2015

Dopo Parigi, il governo torna con i petrolieri

«La politica deve fare una scelta - sostengono -. È impossibile la convivenza tra un’economia basata sia sui pozzi di petrolio e una sulla valorizzazione e la sostenibilità del territorio». Il manifesto, 10 dicembre 2015 (m.p.r.)



L’attacco è al «podestà» Renzi. E ai suoi vassalli, valvassori e valvassini. Eh sì, secondo il coordinamento «No Ombrina», che combatte contro la petrolizzazione selvaggia, il governo attuale, con le sue decisioni unilaterali, è a metà tra il «becero autoritarismo» e i passacarte. «E mentre a Parigi, nella Conferenza internazionale sul clima, il nostro premier proclama di voler salvare il pianeta e l’economia, e spinge per un mondo di rinnovabili, in Italia fa carne da macello. All’estero dà un’immagine verde e poi s’affretta a distruggere il suo, il nostro paese»: Alessandro Lanci, coordinatore del movimento, non si risparmia.

Il gruppo antitrivelle dall’Abruzzo approda alla camera dei deputati per una conferenza in cui ribadisce l’assoluta contrarietà di un intero territorio alla realizzazione della piattaforma «Ombrina Mare», della società inglese Rockhopper le cui autorizzazioni sono alla fase finale presso il ministero dello sviluppo economico «nonostante vi sia l’opposizione della Regione, di decine di enti locali, delle associazioni agricole, del turismo e della pesca e della stragrande parte dei cittadini che hanno manifestato in massa contro il progetto».

Che prevede - viene ricordato - di perforare 4–6 pozzi a 5 chilometri dalla Costa dei Trabocchi, che una legge del 2001 ha individuato come meritevole di tutela attraverso l’istituzione di un Parco nazionale. Oltre alla piattaforma si intende ormeggiare per 25 anni una nave raffineria lunga oltre 300 metri che dovrà trattare fino a 50.000 tonnellate di greggio alla volta. «Il tutto - aggiunge Renato Di Nicola - in una zona dove insistono riserve naturalistiche e che è a forte valenza turistica, settore in cui lavorano decine di migliaia di operatori. Basterebbe un solo incidente per devastare l’intero Adriatico e mettere in ginocchio le realtà che si affacciano su questo mare».

Per fermare questo intervento ed altri simili saranno depositati uno o due emendamenti alla legge di stabilità ora in discussione alla camera. Saranno proposti dalle opposizioni, al netto di una probabile fiducia che il governo potrebbe porre sulla manovra. Nello specifico Sel, M5s e Fi ne dovrebbero proporre uno che chiede il ripristino del divieto di perforazioni entro le 12 miglia dalla costa e un altro che scende nel dettaglio e pone il divieto anche dove insistono parchi in costituzione, come in questo caso. Presenti, accanto ai «No Ombrina» Gianni Melilla, di Sel, Gianluca Vacca, dei Cinque Stelle, e la senatrice, di Forza Italia, Paola Pelino.

Emendamenti di questo tipo sono stati bocciati in commissione bilancio, ricorda Melilla: «Il Pd e Ncd-Ap hanno ritenuto di non confermare quello che avevano detto a livello locale». Nel ruolo di minoranza, evidenzia Pelino, «l’unica cosa da fare è presentare gli emendamenti. Le regioni interessate - prosegue - dovrebbero poi premere per un decreto legge che potrebbe essere l’unico strumento per bloccare le multinazionali del greggio». «Il governo è colluso con i petrolieri - riprende Lanci - e mette a rischio l’ambiente e la salute. Questo però - osserva - è un problema che riguarda tutta l’Italia». Il grillino Vacca affonda: «Il Pd è il partito del petrolio». E, quasi a conferma, i deputati del partito democratico, seppur invitati, non si presentano all’appello dei «No Ombrina». «Perché - afferma Lanci - il podestà richiama all’ordine e punisce. Ma poi non si disfa di funzionari ministeriali che spalleggiano lobbies private; poi non rivede i progetti approvati dal Comitato Via (Valutazione impatto ambientale) sciolto perché regno di personaggi con palesi conflitti di interesse o con legami accertati con la ’ndrangheta…».

Tutto ciò mentre il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, dichiara che «la difesa del mare blu è potentemente all’ordine del giorno e il dialogo tra governo e Regioni è molto, molto avanzato. Sono fiducioso». Ma la sua «fiducia» in Renzi non convince gli operatori turistici che ieri sono scesi in campo, a Pescara, a chiedere un «Abruzzo senza idrocarburi. Il contrario? Sarebbe opzione autolesionista, futuro senza prospettive». «La politica deve fare una scelta - sostengono -. È impossibile la convivenza tra un’economia basata sia sui pozzi di petrolio e una sulla valorizzazione e la sostenibilità del territorio».
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