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martedì 22 dicembre 2015

Che cosa insegna la Spagna

Sul voto spagnolo e sulla riforma elettorale italiana "a misura di un sol uomo" le opinioni del politologo Gianfranco Pasquino, della giornalista Irene Hernàndez Velasco, del giurista Gianluigi Pellegrino e dell'eurodeputato Curzio Maltese. Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2015 (m.p.r.)


MATTEO È IGNORANTE:
IL SUO MODELLO NON RISPETTA LA VOLONTÀ POPOLARE
di Gianfranco Pasquino

C on l’esito di questo voto, preannunciato dai sondaggi, la Spagna è diventata in un certo qual modo europea. Non è più una nazione con due grandi partiti a dominare la scena, come era avvenuto negli ultimi 35 anni: ora ha anche altre due formazioni nella Camera bassa, Podemos e Ciudadanos. Ed è lo stesso schema che ritroviamo nel resto del continente, dove non si trovano Paesi con il bipartitismo. Ora la Spagna dovrà imparare quella che Roberto Ruffilli (politologo e parlamentare della Dc, ndr) chiamava la cultura delle coalizioni.

Attenzione però, chi celebra l’Italicum come soluzione all’ingovernabilità dà un segnale di ignoranza assoluta. Gli elettori votano in base ai sistemi elettorali, usano le regole date. In uno scenario diverso, probabilmente molti elettori di Podemos avrebbero scelto i socialisti per mandarli al ballottaggio, o viceversa. L’Italicum rimane una legge proporzionale fortemente distorsiva della rappresentanza popolare, anche perché al secondo turno costringe tanti cittadini a fare una scelta forzata rispetto al primo voto dato. Quanto ai paragoni tra 5Stelle e Podemos, sono impropri: quello di Iglesias è di fatto un partito.


SBAGLIATE VOI,
CON LA NUOVA LEGGE RISCHIATE
UNA SORTA DI DITTATURA

di Irene Hernàndez Velasco

N on darei un premio di maggioranza forte al primo partito come prevede l’Italicum in Italia: a volte i governi con la maggioranza assoluta non sono veramente democratici perché non sono aperti al confronto e non negoziano con le altre forze politiche. A volte questi governi si comportano quasi come una dittatura.

L’avanzata di Podemos e Ciudadanos e la crisi dei partiti tradizionali non mi sorprendono. Il governo di José Luis Rodríguez Zapatero è stato accusato di negare la crisi e l’attuale leader del Psoe, Pedro Sanchez, è senza carisma e non ha fatto sentire le sue proposte: assomigliava alla vecchia politica che la gente non vuole, sembra piú un’operazione di marketing che un vero leader politico.

L’avanzata di Podemos ricorda quella di Syriza, ma non penso che Pp e Psoe faranno un’alleanza come il Pasok e Nuova Democrazia dopo la quale i socialisti greci sono praticamente scomparsi, sarebbe un suicidio per il Psoe. I socialisti potrebbero non sostenere Mariano Rajoy e astenersi nella cerimonia di nomina del presidente del Governo, lasciando che il Pp formi un esecutivo di minoranza.


IL PREMIER COSÌ CI PORTA FUORI
DALLE DEMOCRAZIE PARLAMENTARI
di Gianluigi Pellegrino

S i può pure convenire con Renzi sui risultati in Spagna e sull’Italicum ma a patto di dire a chiare lettere che si abbandona la democrazia parlamentare. Però, se si ritiene che essa sia incompatibile con l’epoca attuale e con la necessità di prendere decisioni rapidamente, allora bisogna creare dei contrappesi adatti, con garanzie per l’opposizione e per la Corte costituzionale, altrimenti si fa una rivoluzione a metà e il paese si scava da solo la fossa.

Che ci sia bisogno di una legge maggioritaria va bene, mentre non va bene il mix di preferenze e candidati nominati dai vertici romani. Sarebbe meglio adottare il sistema dei collegi uninominali, capaci di garantire insieme una maggioranza forte e parlamentari più indipendenti dal governo. Un sistema che può consentire di vincere con una piccola minoranza rischia di portare al governo le forze antisistema. Non si deve scherzare col fuoco come l’apprendista stregone. Peraltro è sempre meglio dare rappresentanza parlamentare alle pulsioni populiste e comunque doveroso apprestare bilanciamenti e garanzie al potere esecutivo.


IL SISTEMA COL TRUCCO DEL PD
PROVOCHERÀ LA SCONFITTA DEL PD
di Curzio Maltese

Il risultato delle elezioni in Spagna rende evidente la crisi dei partiti dell’establishment come Pp e Psoe, che gli elettori identificano come forze indistinte del sistema. È preoccupante l’idea di arginare il dissenso popolare contro le élite con i trucchetti della legge elettorale che dà la maggioranza a chi non l’ha, come pensano Matteo Renzi e il ministro Maria Elena Boschi. Lei, con il suo tweet sull’Italicum «utile e giusto», ha dimostrato la sua scarsa capacità di analisi politica e dovrebbe dimettersi per un’affermazione come questa più che per la storia della Banca Etruria. Quel tweet mi ricorda il brano «Quelli che...» di Enzo Jannacci, quando dice «Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro»: non sarà l’Italicum a risolvere una crisi del sistema. Renzi benedice la sua legge, ma tutte le leggi elettorali hanno portato alla sconfitta della maggioranza che le ha approvate e così l’Italicum sarà il sistema migliore per far vincere tutti i rivali del Pd: il gradimento del governo è molto basso, quindi sarebbe difficile per i dem vincere al ballottaggio contro il M5S o una forza del centrodestra.


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