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mercoledì 11 novembre 2015

«Tresse, andiamo avanti» Brugnaro liquida Zanda

«“Faremo gli studi, ma la città ha deciso”. E attacca la Municipalità: “Arroganti”. In pista anche le ipotesi Marghera e Lido». La Nuova Venezia, 11 novembre 2015 (m.p.r.)


«Zanda non vuole i nuovi canali? Ha fatto un buon discorso ma devono capire che la decisione è presa. La gente ha votato. Faremo gli studi necessari ma andiamo avanti. Abbiamo 5 mila posti di lavoro da difendere». Il sindaco Brugnaro archivia in tempo reale la presa di posizione del presidente dei senatori Pd, molto vicino a Matteo Renzi. In una sala San Leonardo strapiena, Zanda ha ribadito il principio di precauzione. «Dobbiamo fare attenzione a quello che facciamo, valutare bene le conseguenze a lungo termine. Lo scavo di un canale è dannoso per la laguna e per la conservazione di Venezia». Un «no» all’ipotesi Tresse sostenuta invece da Brugnaro e dal presidente del Porto Paolo Costa.

«Il Pd si fa male da solo, non capisco», insiste Brugnaro. E attacca la Municipalità. «Ha detto no a quel progetto? Quel presidente (Andrea Martini, ndr), è arrogante dal punto di vista culturale. Non vuole ammettere che esistono anche idee diverse dalla sua. La Municipalità è una parte della città, le navi riguardano tutti. Bisogna affrontare il tema con umiltà». 

La Municipalità e il suo presidente Martini nelle ultime sedute hanno affrontato temi portati avanti dalla maggioranza del Comune, votando spesso in maniera difforme. Non soltanto sulle grandi navi, con una frenata all’ipotesi di scavare il nuovo canale in laguna. Ma anche per i cambi d’uso da residenza da albergo. Facendo scoppiare il caso degli appartamenti trasformati in hotel in calle delle Rasse. La Municipalità è in questo momento la punta dell’opposizione alla giunta Brugnaro. «E non è vero che le elezioni le abbiamo perse sul tema grandi navi», ha detto Martini all’assemblea dell’altra sera, «perché il centrosinistra ha vinto nel centro storico e anche in Municipalità». Polemica che non è chiusa. 

Trovare un’alternativa senza scavare nuovi canali, come chiedono i comitati e anche buona parte del Pd, vuol dire approfondire ipotesi che il Porto ha già scartato. Come l’avamporto a San Nicolò (Duferco) o l’ipotesi Marghera (D’Agostino). Oppure cercare una soluzione «mista», che possa mantenere la Marittima per le navi medie e le altre fuori della laguna. «La misura più efficace sarebbe quella di ridurre da subito il tonnellaggio», dice l’ex presidente Claudio Boniciolli e puntare su altri mercati. Ferruccio Falconi, ex capo dei piloti che ha al suo attivo 32 mila viaggi in laguna, rilancia l’ipotesi del terminal a San Nicolò. Dietro il Mose, riparato da bora, la nebbia di questi giorni dimostra la pericolosità della soluzione Marittima».
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