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martedì 24 novembre 2015

«No ai muri, apriamo le porte dell’Europa»

Appello per una mobilitazione il prossimo 18 dicembre: contro l’oscurantismo delle destre e l'egoismo dei governi europei. Un appuntamento da non mancare. Per difendere anche la nostra libertà


Dopo Parigi, l’Europa blinda le frontiere. I volontari della rotta balcanica dei migranti invece propongono una giornata europea di azione il 18 dicembre per «aprire le porte».

Una mobilitazione unitaria per dimostrare che c’è un modo diverso per sconfiggere la paura: togliere muri e barriere. Ai confini, nelle comunità, nelle nostre teste. Come hanno fatto i parigini la notte dell’attacco, accogliendo in casa chi scappava. E chi questa estate ha aperto le case e le auto ai migranti.

Parigi ha dato all’Europa la scusa per completare la blindatura delle frontiere, attuando decisioni prese ben prima dell’attacco. E per chiudere l’eccezione della rotta nei Balcani. La rotta balcanica non è stata un regalo della Merkel. E’ stata conquistata dalla marcia dei migranti, la più grande azione di disobbedienza civile nonviolenta in Europa da decenni. E’ stata sostenuta da un movimento nuovo e davvero europeo, capace di stare per mesi sul campo e di trarre dal volontariato forza e credibilità per l’azione politica.

Da questo movimento arriva il grido di allarme: reagire all’attacco di Parigi con la guerra, la militarizzazione, la chiusura delle frontiere, la limitazione delle libertà civili e democratiche è un regalo alla destra estrema. Che è in testa ai sondaggi in Francia, ha conquistato anche la Polonia, e si sente più forte - mentre ogni notte nell’Europa del nord viene dato alle fiamme un alloggio di migranti.

Non è tema per gli addetti antirazzisti, dicono i volontari dei Balcani. Riguarda tutti e tutte. Il rischio di una Europa che reagisce agli attacchi oscurantisti divenTando sempre più nera e forte. Il lusso della frammentazione non è più permesso, bisogna provare a unificare le lotte.

I diritti dei migranti, la pace e la giustizia sociale sono facce della stessa medaglia, visto che l’insicurezza sociale e l’ingiustizia globale alimentano l’ostilità verso lo straniero.

Il testo dell’appello per la proposta di giornata di mobilitazione in tutta Europa è molto breve.

«Attivisti greci, turchi, dei Balcani occidentali e di tutta Europa impegnati sulle rotte dei migranti si sono incontrati a Salonicco. E propongono a tutte le persone, i movimenti, le organizzazioni sociali, i sindacati che non vogliono vivere in un’Europa e in un mondo oscuro, ingiusto e antidemocratico di mobilitarsi e agire il 18 dicembre. “No ai muri. apriamo le porte”. Pace, democrazia, giustizia sociale, dignità per tutti e tutte».

L’appello arriva da Salonicco, dove si è appena concluso un incontro organizzato per mettere in comunicazione i volontari della rotta balcanica, il movimento dei convogli da Austria e Germania con attivisti su altre rotte, organizzazioni di diversi paesi e numerose reti europee.

Doveva essere un momento di interscambio sui temi della accoglienza, fra movimenti nuovi e organizzazioni attive da tanti anni. Si è svolto nei giorni in cui a Idomeni la Macedonia ha iniziato a bloccare migliaia di persone, mentre agli abitanti di Bruxelles era vietato uscire di casa.

Quando per Madrid venne il tempo del terrore, in una sola notte un grande movimento rese chiaro che sulle risposte al terrorismo non ci sono larghe intese securitarie ma due campi opposti, quello della pace e quello della guerra. Anche oggi c’è bisogno di una risposta forte e popolare, visibile abbastanza da strappare le persone dalle lusinghe della destra e di dare coraggio agli europei buoni.

In questi giorni le manifestazioni previste per la giustizia climatica, aggiornate ai drammi di oggi, possono fare la differenza. Poi, insieme, confidiamo di riuscire a fare un 18 dicembre all’altezza della sfida. Le porte sono aperte.
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