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mercoledì 18 novembre 2015

Mibact, una riforma chiamata caos

Organizzato dall'Associazione Bianchi Bandinelli si è svolto a Roma, il 16 novembre scorso  un incontro sul  tema"Tutela, conoscenza, musei, valorizzazione. Quale amministrazione per i beni culturali?",  Pubblichiamo la premessa (e il link al testo integrale) dell'ampia relazione introduttiva di Vittorio Emiliani

Mibact, una riforma chiamata caos

Premessa


Con le “riforme” Franceschini-Madia doveva entrare nella vasta materia dei Beni culturali e paesaggistici il Nuovo. Purtroppo a tutt’oggi è entrato il Caos. Dopo la netta separazione fra Musei “da valorizzare” e Soprintendenze addetta ad una sempre più problematica tutela territoriale, non si capisce più quale sia la linea di comando del settore. Il governo non ha avuto il coraggio (o forse non l’ha nemmeno pensato) di tornare ad una sorta di neo-centralismo ragionevole e competente, ma ha puntato tutto sui beni “suscettibili di produrre reddito” o di costituire un “brand” turistico commerciale. Premessa

Le Regioni che anni fa rivendicavano con forza la tutela, hanno capito che era una “rogna” e se ne sono disinteressate (come si disinteressano dei Piani paesaggistici). Quando lo Stato ha scippato loro la competenza sui beni librari, non hanno nemmeno aperto bocca. Del resto soltanto l’Emilia-Romagna si era attrezzata anche per gli archivi digitali tant’è che lo Stato, non attrezzato, travasa i propri dati nella struttura digitale emiliano-romagnola.

Renzi detesta e insolentisce pubblicamente i Soprintendenti fin da quando era sindaco di Firenze giudicandoli una burocrazia tanto potente quanto inutile. Difatti col decreto Sblocca Italia ha cominciato a togliere loro competenze sui grandi lavori. Con disegno di legge Madia è andato ancor più avanti imponendo una sorta di silenzio/assenso generalizzato col chiedere agli sparuti drappelli di architetti delle Soprintendenze oberati di lavoro (4-5 pratiche al giorno a testa, se va bene) risposte in pochi giorni. Altrimenti si va avanti, si approva o addirittura si sana anche l’insanabile. Cosa sono queste lungaggini perditempo in un Paese dove il consumo di suolo è pari soltanto a 8 mq al secondo e risulta triplo rispetto alle medie europee, 6,8 % l’anno contro 2,4 ? Dove tutto è integro, ben tenuto, verdeggiante, senza abusi né illegalità?

Per questo possono pensarci i Prefetti ai quali la stessa illuminata “riforma” Madia sottomette le Soprintendenze come altre strutture dello Stato erogatrici di servizi (così anche per gli scioperi ci tanno tutti più attenti). Anzi, a riforma approvata, le chiameranno Sottoprefetture alla maniera sabauda compiendo un salto politico-culturale all’indietro di un secolo e mezzo. Tutte cose che sembrano paradossali, surreali, lunari e che invece si stanno realizzando, in pieno caos. 

E i nostri giornali? Zitti. E i telegiornali? Non parliamone. O magari se la prendono con le solite lungaggini burocratiche, oppure suonano le trombe o i tromboni appena il ministro Franceschini promette per il 2016 la cifra di 150 milioni in più (vedremo alla fine dell’iter della legge di stabilità). Che non ci schiodano certo dal vergognoso 22° posto europeo nella spesa per la cultura in rapporto al Pil e al bilancio davanti alle sole Grecia e Romania e dietro a Bulgaria, Cipro, Malta e tutti gli altri.


Alla relazione introduttiva hanno fatto seguito  gli interventi di Maria Vittoria Marini Clarelli Le soprintendenze e i musei, Claudio Leombroni, Le biblioteche, Mariella Guercio, Gli archivi, Francesca Gallo  La formazione universitaria
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