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mercoledì 11 novembre 2015

L’isola di Poveglia.

Lettera che l'associazione "Poveglia per tutti" ha inviato al direttore dell'agenzia centrale del Demanio, sollecitando una risposta alla richiesta di concessione dell'isola e una nota del costituzionalista Paolo Maddalena 



LETTERA DELL'ASSOCIAZIONE
"POVEGLIA PER TUTTI

Gentile Dott. Reggi, 

Apprendiamo da fonti di stampa che martedì 20 ottobre lei avrebbe incontrato il Comune di Venezia anche per discutere la questione Poveglia, e che attenderete 'alcune settimane' per capire se detto ente locale abbia o meno qualche interesse per l'isola. 

Pare strano doverlo ricordare, ma una comunità rappresentata da 4.478 persone di tutte le estrazioni sociali e culturali ha ben manifestato la propria disponibilità a prendersi cura di questo bene. Questa comunità attende una risposta non evasiva da 170 giorni. Ci sembra che escludere a priori la sussidiarietà orizzontale prevista dall'art.118 della Costituzione sia un cattivo costume di tempi passati, capace di leggere la nostra carta fondativa solo a righi alterni. Dov'è finita la prospettata 'capacità ricettiva di istanze locali'? Ci sembra invece continui l'eterno rimestare di rimandi, rimpalli, dilazioni, dissanguamento di buone volontà e scialacquio di competenze. Si arrenderebbe dinnanzi a tanta palude anche il più ostinato dei volenterosi. 

Ci permetta di ricordarle che l'ultima funzione sociale dell'isola risale al 1968. In 47 anni, tra tentativi di vendita (1985, prezzo richiesto in valuta corrente 50.000 euro), tentativi di concessione a colossi turistici (1983, 1997), rinuncia del Comune alla prelazione a titolo gratuito (2013) e nuovi tentativi di vendita (2014), quella statale si è rivelata, nel complesso, una gestione fallimentare di questo bene della collettività. L'isola che vi è stata consegnata in ottimo stato è oggi ridotta ad un cumulo di macerie. Certo non gliene facciamo personale carico, lei è direttore generale da 396 giorni, ma 'alcune settimane' per chiarire l'interesse di chi non lo ha manifestato (date le finanze dissestate) ci sembra, francamente, altro tempo perso. 

Sono 170 giorni che offriamo 400 mila euro a fondo perduto (raccolti con una colletta popolare che ha fatto parlare di noi tutto il mondo) al fine di avviare un percorso di investimenti, fosse anche per mezzo d’una concessione sperimentale, per la tutela di questo polmone verde della laguna ed il riscatto di un bene al quale la città è affezionata. Noi contiamo, in questi pochi anni, di dar vita ad un processo virtuoso, che attirerà investimenti e quindi nuovi restauri e concessioni sull’edificato, ovvero contiamo di avviare uno ‘startup sociale’ che dimostri che la comunità può laddove lo Stato non è riuscito. Contiamo di dimostrare che tra abbandono ed alberghi vi sono terze vie praticabili. 

La burocrazia può, se preferisce, scommettere sul fatto che che non ci riusciremo, ovvero che manterremo a nostre spese un bene pubblico per poi restituirlo riqualificato. Ma rinunciare pregiudizialmente ad ogni via nuova col gioco del rimpallo dilatorio è poco innovativo, dura da mezzo secolo. L’asta è fallita un anno e mezzo fa, una bolla di sapone dall’ingente costo erariale, un tentativo di vendere ciò che per i cittadini, palesemente, non andava venduto. 

Lasciate che adesso sia il turno d’una comunità ritrovata. Abbiamo dimostrato trasparenza, metodi partecipativi, capacità di coinvolgere soggetti associativi di tutte le categorie produttive, una città oltre gli steccati. Trascinare ogni naviglio nelle secche del grigiore, deperendo vie nuove, è triste, veramente triste. Avete la possibilità di firmare questa concessione a "Poveglia per Tutti" e vi è offerta, ad esempio, dal terzo comma dell'art.2 del DPR 13 settembre 2005, n. 296. Sappiamo che potete farlo. Lasciate ai veneziani e agli amici di questa città la cura di quello che lo Stato ha abbandonato, il mercato non ha comprato, il Comune non ha richiesto. Persistere su strade sbagliate azzoppa questo paese. 

Con cordialità, l'Associazione Poveglia per tutti. 4.478 soci, una città, 170 giorni dopo.

Le alleghiamo queste belle righe del costituzionalista Paolo Maddalena sulla vicenda Poveglia. 


NOTA DI PAOLO MADDALENA

«Poveglia non è proprietà dello Stato, ma, come da tempo ha affermato l’illustre amministrativista Massimo Severo Giannini, è proprietà del popolo veneziano. Si tratta di “proprietà collettiva demaniale” e il “Demanio” è solo gestore e tutore dell’integrità di questo luogo.

Poiché l’isola risulta abbandonata e priva di cure, i cittadini veneziani, veri proprietari dell’isola, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione, possono svolgere attività dirette a salvare l’isola, secondo il principio di sussidiarietà.

Direi che non occorre una specifica autorizzazione, ma solo una preventiva comunicazione da parte di un gruppo di cittadini, che agiscano come “parte” dell’intera cittadinanza veneziana, nella quale si spieghi cosa si ha intenzione di fare. In caso di mancata risposta entro un congruo termine indicato nella comunicazione, si dovrà ritenere che il Demanio è d’accordo in base al principio, oramai generale per l’ordinamento giuridico italiano, del “silenzio-assenso”. In caso di risposta negativa, occorrerà impugnare il rifiuto davanti al TAR. Ma a questo punto, i funzionari del Demanio si assumerebbero una grave responsabilità per danno alla Collettività veneziana». 

Paolo Maddalena è Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale.

Riferimenti

Sulla vicenda dell'isola si veda su eddyburg Poveglia per tutti: una ricchezza da non perdere
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