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mercoledì 25 novembre 2015

L’allarme Unesco “Cemento e degrado il centro di Firenze sorvegliato speciale”

Un servizio di Ernesto Ferrara e un commento di Tomaso Montanari sull'incredibile gaffe di Nardella, Anche Firenze ha il suo Brugnaro. La Repubblica, 25 novembre 2015

L’assalto del turismo ai monumenti. I tunnel della Tav e della nuova tramvia che passerebbero non lontani da capolavori come il Duomo, Santa Croce e la Fortezza da Basso. E poi lo shopping immobiliare, decine di grandi palazzi che passano in mani private per diventare alberghi o residenze di lusso, e in certi casi si tratta di opere storiche come la Rotonda del Brunelleschi, gioiello quattrocentesco che l’associazione invalidi di guerra sta valutando di vendere. L’Unesco lancia l’allarme su Firenze. Tramite l’Icomos, il consiglio internazionale per la tutela dei siti che è il principale consigliere del World Heritage Council, trasmette già nel maggio scorso un avvertimento con richiesta di spiegazioni al Comune.

Per 5 mesi la missiva resta top secret finché non è proprio l’erede di Matteo Renzi a Palazzo Vecchio, il sindaco Dario Nardella, a rivelarne in parte i contenuti lo scorso 16 ottobre: «Ci è arrivata una comunicazione formale dall’Unesco in base alla quale Firenze è sotto osservazione. Questo perché non abbiamo ancora applicato il piano di gestione della tutela in maniera completa», confessa Nardella presentando un pacchetto di misure contro degrado e minimarket che, dice, va proprio nella direzione chiesta dall’Unesco. Ma il “warning” dell’ente internazionale in realtà pone pure altri problemi. Che emergono dal testo integrale della missiva, trasmesso dal Comune ai consiglieri di opposizione che ne avevano fatto richiesta e oggi diffuso dalla rete dei comitati cittadini e da alcuni firmatari di un esposto proprio all’Unesco: impatto delle grandi opere, palazzi in vendita, gestione dei flussi turistici. «L’Icomos ritiene che l’Italia potrebbe accogliere nel centro storico di Firenze una missione di consulenza», si legge addirittura nella lettera che il 27 maggio l’ex direttore del centro mondiale Unesco Kishore Rao trasmette all’ambasciatrice permanente Vincenza Lomonaco e poi a Palazzo Vecchio. E ora in città scoppia la polemica: «Altro che degrado, c’è ben altro».

Non che Firenze sia la prima città italiana a finire sotto la lente dell’Unesco. Venezia per le grandi navi, Pompei per i crolli, Tivoli con la sua Villa Adriana sono solo i casi più recenti. Se Pompei ha seriamente rischiato di finire nella “black list”, Firenze è ben lontana da questo punto. Ma un segnale è arrivato. Da una parte l’invito a varare un piano di gestione che affronti il tema dell’arrembaggio del turismo con strategie migliori. Dall’altra, l’allarme sulle opere e sul rischio di snaturare con cessioni e piani urbanistici un centro storico ritenuto dall’Unesco «unica realizzazione artistica». Nardella minimizza: «Quello dell’Unesco non è un allarme e non è un richiamo. È una richiesta di spiegazioni cui stiamo rispondendo. Sul turismo abbiamo un piano contro il “mordi e fuggi”, sulla tramvia interrata ancora non c’è nemmeno lo studio di fattibilità ». Anche il presidente della commissione italiana Unesco, Francesco Puglisi, frena: «È una lettera di routine». Ma la polemica infuria.

Idea di Renzi sindaco, il progetto di un “mini metrò” sotto il centro con fermate sotto piazza Repubblica e Santa Croce è ancora una teoria. Eppure Icomos già nota «che il centro storico è a rischio inondazione e la situazione idrogeologica di vaste parti della città è a classificata a rischio molto alto», e chiede chiarimenti sull’ipotesi. «Il progetto non c’è ancora, appena avremo più informazioni le daremo all’Unesco in uno spirito di piena collaborazione », garantisce Nardella. E c’è anche il tunnel Tav ad allarmare: 7 chilometri con tracciato sotto la medicea Fortezza da Basso. «Icomos nota che l’arresto imposto dalle inchieste giudiziarie e dai problemi tecnici potrebbe essere un’opportunità per un’analisi più approfondita sull’impatto prima che ricomincino i lavori». E poi i palazzi del centro storico in vendita con possibili cambi di destinazione d’uso, 13 grandi edifici storici sul mercato e trasformazioni in vista su 200mila metri quadrati. Icomos, in particolare, chiede chiarimenti sulla Rotonda del Brunelleschi che l’Associazione nazionale mutilati di guerra, proprietaria, valuta se vendere. I comitati temono ci possa nascere un albergo. «Noi stiamo dando slancio ai nuovi investimenti con attenzione alla residenza, il nostro problema sono gli edifici dismessi», obietta Nardella.

La lettera datata maggio ma resa nota dai comitati cittadini in questi giorni Il sindaco: risponderemo A destare timori anche l’assalto dei turisti e il progetto del mini-metrò non lontano dal Duomo


SALVIAMO LA CITTÀ DALLA SINDROME DI VENEZIA
di Tomaso Montanari

Che la lettera dell’Unesco al governo italiano sullo stato di Firenze abbia una vera rilevanza politica lo prova il fatto che il sindaco Dario Nardella l’abbia chiusa per sei mesi in un cassetto: se oggi tutti possiamo leggerla è grazie alla Rete dei comitati per la difesa del territorio.

L’Unesco entra a piè pari nella politica della città, rilevando l’«insufficient management of tourism», anzi l’«absence of tourist strategy». L’assenza di un qualunque governo del turismo è uno dei problemi principali del Paese: sia da un punto di vista dello sviluppo economico (fino a quando l’Enit sarà bloccato da una paralisi che Dario Franceschini non riesce a sanare?), sia da quello della sostenibilità ambientale e sociale. Firenze va verso Venezia, dice l’Unesco: cioè verso una progressiva espulsione dei residenti, una irreversibile trasformazione in lussuoso parco a tema del passato. Il rimedio non è certo fermare il turismo, ma governarlo: indirizzandolo verso l’enorme parte del Paese che è tagliata fuori, decongestionando i feticci ormai al collasso.
Colpisce poi la critica radicale alla privatizzazione dello spazio pubblico italiano. La lettera nomina esplicitamente il luogo simbolo di piazza Brunelleschi, nel cuore di Firenze. Qua si sta per scavare l’ennesimo, inutile parcheggio: pericoloso per i monumenti (siamo a pochi passi dalla Cupola del Duomo), lesivo della piazza (che sarà ridotta a tetto di un grande silos interrato), dannoso per i residenti. Contestualmente la Rotonda di Brunelleschi, opera importantissima del padre del Rinascimento, rischia di essere venduta, magari trasformata in albergo di lusso: sarebbe l’ennesimo caso. Anche questa è una tendenza nazionale: pericolosissima dopo che lo Sblocca Italia ha estromesso il ministero per i Beni culturali dalla scelta degli immobili da alienare. Il fatto che l’Unesco si preoccupi non solo della conservazione materiale dei monumenti, ma anche della loro funzione sociale e civile dovrebbe aprire gli occhi ai molti che — in Italia — sostengono che valorizzazione significhi mercificazione: dobbiamo invertire la rotta, se non vogliamo ridurci a guardiani di un luna park altrui.
Infine, l’impatto delle Grandi Opere sul tessuto del paesaggio e delle città: l’Unesco guarda con preoccupazione al sottoattraversamento Tav e al folle sventramento del centro storico previsto per la tranvia (cui ora si aggiunge il pessimo progetto del nuovo aeroporto fiorentino). Su questi temi l’Unesco loda l’azione dei comitati (i “comitatini” sbeffeggiati da Matteo Renzi) e critica la mancanza di collaborazione del governo italiano. Se quei cittadini fossero stati ascoltati (ovunque: pensiamo alla Val di Susa, dove il Tribunale Permanente dei Popoli ha appena condannato «l’intero sistema delle grandi opere inutili e imposte»), oggi l’Unesco non dovrebbe denunciare il tramonto di Firenze. La morale è che «è sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato». E questo non è l’Unesco, né i comitati: è l’enciclica di papa Francesco.

Riferimenti
Qui potete leggere la denuncia della Rete dei comitati e il link al documento dell'Unesco e l'ampia relazione critica dell'Icomos. che abbiamo inserito ieri su eddyburg


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