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sabato 14 novembre 2015

Il Ponte? No Salini vuole le penali

«Tutti i governi hanno fatto il gioco di Impregilo. Così è nata la causa civile che oggi consente a Salini di prevedere la vincita di 1 miliardo secco senza muovere un mattone e senza che il progetto abbia superato la Valutazione di impatto ambientale Via e sia stato approvato dal Cipe». Il Fatto Quotidiano", 14 novembre 2015


Chiama e rispondi. Matteo Renzi rilancia l’idea del ponte sullo Stretto. Poche ore dopo visita a Riyad, un cantiere di Salini-Impregilo, azienda in causa con lo Stato per il ponte. Infine Pietro Salini (nella foto), rincuorato dai colloqui arabici con il premier, dice al Corriere della Sera che muore dalla voglia di fare il ponte.

Niente paura. Il grande sperpero di denaro pubblico non ci sarà. Ci sarà quello piccolo (si fa per dire). La grancassa della propaganda suona per quel miliardo di penali che da dieci anni è l’unico vero obiettivo del maggior gruppo italiano delle costruzioni. Salini, che ha scalato l’Impregilo tre anni fa, si è appropriato di un armamentario propagandistico vecchio di trent’anni. Ha detto per esempio che stanno aumentando i traffici marittimi davanti alla Sicilia, “ma le merci via mare devono arrivare fino a Rotterdam per tornare poi magari in Sicilia, mentre potremmo farle partire da Palermo e distribuirle da lì in Europa”.

Il curriculum di Salini dimostra che stupido non è, quindi ci fa. Dovremmo spendere una decina di miliardi per collegare con l’Europa un futuribile porto di Palermo. E come mai allora le navi oggi vanno a Rotterdam anziché scaricare a Gioia Tauro? Gli fa schifo la Calabria?

Non è possibile che Salini creda a ciò che dice: «Il Ponte si può fare tutto finanziato dai privati», come se non sapesse che Impregilo nel 2005 ha vinto una banale gara per un appalto pagato dallo Stato fino all’ultimo euro. Dice di disporre di una “stima interna” (?) secondo cui lo Stato, costruendo il Ponte, non solo non spenderà nulla ma incasserà 10 miliardi tra “maggiori tasse, imposte dirette, mancati contributi alla disoccupazione”.

Lasciamo perdere le amenità e veniamo alla sostanza. Da quando il consorzio Eurolink (di cui Salini-Impregilo ha il 45 per cento) ha vinto nel 2005 la gara per il Ponte con un ribasso stratosferico, un’opaca successione di contratti scritti e riscritti ha creato le condizioni perché Eurolink potesse pretendere le penali per la mancata costruzione, anche in mancanza di un progetto definitivo approvato. Per ragioni oscure tutti i governi succedutisi da allora, nessuno escluso, hanno fatto il gioco di Impregilo. Così è nata la causa civile che oggi consente a Salini di prevedere la vincita di 1 miliardo secco senza muovere un mattone e senza che il progetto abbia superato la Valutazione di impatto ambientale Via e sia stato approvato dal Cipe.

Gli avvocati di Eurolink hanno bisogno che Salini ripeta ossessivamente di essere non solo pronto, ma desideroso di costruire il Ponte. E Renzi, dicendo che il Ponte farebbe il bene del Paese, fa - di sicuro inconsapevolmente - un regalo prezioso agli avvocati dell’amico Salini. Tutto il resto, come dire che le ragioni di chi è contro il Ponte sarebbero del tipo che “la sua ombra farebbe venire il mal di testa ai pesci pelagici”, sono chiacchiere. Triviali e interessate. Ma chiacchiere.
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