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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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giovedì 19 novembre 2015

Ex scali ferroviari: ora c’è la cabina di regia per mantenerli vivi anche dopo Expo

Se i processi di trasformazione e riuso dello spazio urbano non seguono i medesimi ritmi dell'evoluzione sociale e delle aspettative della città, qualcosa si dovrà pur fare, a titolo provvisorio, ma forse non solo. La Repubblica Milano, 19 novembre 2015, postilla (f.b.)

Sarebbe dovuto durare soltanto per i sei mesi di Expo. Poi, è arrivata una proroga che comprendesse le feste natalizie e arrivasse al 31 gennaio. Adesso, il modello del Mercato metropolitano è destinato a un terzo tempo più stabile. Perché l’obiettivo è quello: continuare a far vivere almeno sino alla fine del 2017 parte degli scali ferroviari di Porta Genova, ma anche di Porta Romana e Farini. E, in attesa dei cantieri che trasformeranno i fasci di binari dismessi o in via di abbandono in nuovi quartieri, continuare a tenerli aperti alla città con street food, attività culturali e di intrattenimento per tutti.

C’è il disegno complessivo e l’accordo di programma urbanistico siglato ieri da Comune, Regione e Ferrovie dello Stato per riqualificare sette scali e una superficie complessiva di un milione e 250mila metri quadrati. Ma adesso c’è anche un protocollo d’intesa e una cabina di regia creata da Palazzo Marino e Fs per definire i particolari “dell’operazione ponte” sui tre indirizzi più centrali e strategici, così come le iniziative che saranno organizzate e i tempi dell’utilizzo temporaneo. Si parte dalle esperienze iniziate durante Expo e giudicate positive. Perché adesso che le porte di quelle aree si sono aperte e che i milanesi — e non solo — hanno iniziato a frequentare quei pezzi di città prima inaccessibili, è stato deciso di non tornare indietro. Un’opportunità e un presidio in più.

«In questo modo le aree degli scali resteranno vive e fruibili in attesa delle destinazioni definitive — dicono l’assessore all’Urbanistica Alessandro Balducci e quello al Commercio Franco D’Alfonso — Si tratta di importanti porzioni di città a ridosso del centro storico che non torneranno a essere intercluse e insicure, ma continueranno a offrire nuove opportunità per il tempo libero e la cultura». Nel caso di Porta Genova, poi, dove la linea sarà dismessa dal 2019, Ferrovie si occuperà anche di migliorare l’accessibilità e il collegamento con via Tortona.

Porta Genova, Porta Romana e soprattutto Farini — da solo con oltre 500mila metri quadrati vale quasi la metà di tutti e sette gli scali — sono anche i gioielli più preziosi del patrimonio di Fs che cambierà volto. Dopo la firma a tre dell’accordo, il documento sbarcherà entro 30 giorni in Consiglio comunale per la ratifica finale. Poi, dopo i tempi e le procedure di legge, all’inizio del 2016 l’operazione urbanistica potrà davvero partire. «Ora ci aspetta la fase di ricerca di operatori che potranno tradurre le pianificazioni previste in progetti, opere e servizi a livello di città top in Europa come Milano è considerata», spiega l’ad di Fs Sistemi urbani, Carlo De Vito. La società, infatti, potrà fare bandi per vendere direttamente le aree o, come nel caso di Farini, si potrà pensare a strumenti più complessi come un fondo. In altri casi si tratterà di perfezionare un accordo con Cassa depositi e prestiti per le zone di housing sociale.

postilla
A costo di attirarsi qualche piccolo sarcasmo da parte di chi considera queste azioni (e i relativi commenti) del tutto marginali rispetto alle decisioni «vere» sulle destinazioni finali delle superfici dismesse, forse è il caso di soffermarsi un istante su quella che appare molto più di una moda o ideologia, ovvero quello del «pop-up-shop». Vuoi con le dimensioni contenute della vera e propria bottega, magari al pianterreno di un edificio ad altra destinazione, in un quartiere residenziale, vuoi con quelle dilatate di aree o contenitori industriali dismessi, l'uso commerciale provvisorio e le relative politiche urbane collaterali si stanno diffondendo in tutto il mondo, e accumulano un vero e proprio know-how operativo e finanche strategico. Che forse potrebbe addirittura finire, in tanti casi, per influenzare quelle scelte finali senza ritorno, escludendo dall'equazione il tradizionale fattore di urgenza, o di sicurezza, o di allargamento del degrado e crollo di valori immobiliari, che di solito fa accogliere qualsivoglia proposta di riuso per pura disperazione. Anche se certo una spianata di bancarelle o di giostre per la festa patronale non è il massimo a cui possa aspirare una città: forse, nel merito e nel metodo, si può pensare di meglio (f.b.)

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