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Dalle miniere del Nord Kivu (Congo) alle discariche di Accra (Ghana) i danni ambientali e la lesione dei diritti umani che la catena commerciale del coltan (il minerale usato per cellulari e computer) provoca. Dalla mostra fotografica “Le vittime delle nostra ricchezza” di Stefano Stranges. (i.b.)

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martedì 17 novembre 2015

Europa: tre cosine da fare subito

I peggiori, alla cui squadra si è iscritto François Hollande, gettano benzina sul fuoco da loro stessi acceso. Se c’è nei dintorni qualcuno che voglia invece che i focolai si spengano, allora lavorino in Europa e altrove per ottenere tre cose:  (1) che cessi lo sfruttamento internazionale delle risorse dei popoli del Medio Oriente, a partire dal petrolio; (2) che si ponga fine alla produzione e al commercio di armamenti a chi li adopera per attizzare i fuochi, (3) che si aiutino quei popoli a ricostruire le comunità nazionali e le istituzioni statuali che Europa e Usa ha distrutto.
Utopie? Forse, ma  qualche gufo del secolo scorso affermava che «posto a un livello più basso dell’utopia, il problema non ha soluzione»



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