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sabato 7 novembre 2015

E parte con l'acqua la vertenza per i beni comuni

Mentre una parte della vecchia sinistra si accorge che il PD è di destra e vuole costruire una formazione alternativa, altri seguono la strada di Syriza e di Podemos e mobilitano il disagio sociale, a<articoli di Angelo Mastrandrea e Corrado Oddi. Il manifesto, 7 novembre 2015



UN'AGORA PER L'ACQUA PUBBLICA
di Angelo Mastrandrea

Movimenti. Due giorni di dibattito a Roma tra comitati, militanti ed esperti, anche internazionali Per delineare le alternative di gestione dei beni comuni e opporsi alle privatizzazioni
<Appena tre giorni fa, il Tar del Lazio ha dato torto al sin­daco di Cas­sino che aveva ordi­nato di rial­lac­ciare l’acqua a un cit­ta­dino moroso, acco­gliendo un ricorso dell’Acea. I giu­dici ammi­ni­stra­tivi hanno sta­bi­lito che «il sin­daco non può inter­ve­nire con un’ordinanza» per­ché «in que­sto caso si rea­lizza uno svia­mento di potere, che vede il Comune estra­neo al rap­porto con­trat­tuale gestore-utente» e quindi non può impe­dire «al mede­simo gestore di azio­nare i rimedi di legge tesi a inter­rom­pere la som­mi­ni­stra­zione di acqua nei con­fronti di utenti non in regola con il paga­mento della tariffa, e ciò a pre­scin­dere dall’imputabilità di sif­fatto ina­dem­pi­mento a ragioni di ordine sociale». Si tratta di un pre­ce­dente signi­fi­ca­tivo, che testi­mo­nia quanto sia impor­tante non lasciare nelle mani degli ammi­ni­stra­tori (e dun­que dei giu­dici ammi­ni­stra­tivi) la patata bol­lente delle sof­fe­renze sociali, e l’importanza di avere leggi chiare al pro­po­sito. Una di que­ste (ne abbiamo par­lato a più riprese sul mani­fe­sto) è quella appro­vata dalla Regione Sici­lia, che pre­vede il minimo garan­tito di 50 litri gior­na­lieri a testa, che per l’Oms sono «il quan­ti­ta­tivo minimo per vivere una vita digni­tosa». Baste­rebbe, se appli­cata sull’intero ter­ri­to­rio nazio­nale, a evi­tare che le per­sone in dif­fi­coltà pos­sano tro­varsi da un giorno all’altro con i rubi­netti a secco.

Quello di Cas­sino è solo uno degli effetti col­la­te­rali, non diretti, della man­cata appli­ca­zione del refe­ren­dum che ha detto no alla pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi idrici nel nostro Paese. Fosse stato real­mente appli­cato, anche il costo del ser­vi­zio e la gestione dei distac­chi sarebbe stata diversa. In realtà, in que­sto caso sarebbe bastato che l’Ato5 (cui fa rife­ri­mento Cas­sino) avesse isti­tuito il Fondo per le per­sone indi­genti pre­vi­sto dalla legge Galli e finan­ziato con i pro­venti delle bol­lette, cosa che non è mai acca­duta. Di Cas­sino e delle vicende mes­si­nesi (e pure Gela, in que­sti giorni pure rima­sta a secco), delle man­cate ripub­bli­ciz­za­zioni e di come difen­dere i diritti e i ser­vizi essen­ziali in que­sta sta­gione di «pri­vato è bello», ma pure di come imma­gi­nare delle alter­na­tive rea­liz­za­bili alle forme di governo dei beni comuni si par­lerà, oggi e domani a Roma, nell’Agorà orga­niz­zata dal Forum ita­liano dei movi­menti per l’acqua al cowor­king Mil­le­piani a Gar­ba­tella. Il movi­mento per i beni comuni si con­fron­terà con ospiti inter­na­zio­nali come l’europarlamentare irlan­dese Lynn Boy­lan e l’ex pre­si­dente della società Eau de Paris (tor­nata in mani inte­ra­mente pub­bli­che) Anne Le Strat, con giu­ri­sti, ricer­ca­tori, sin­daci e atti­vi­sti (tra i par­te­ci­panti, padre Alex Zano­telli e il segre­ta­rio della Fiom Mau­ri­zio Landini).

«Imma­gi­niamo que­sto incon­tro come un pas­sag­gio utile a foca­liz­zare le tema­ti­che e la defi­ni­zione del diritto all’acqua e la difesa dei beni comuni mediante una loro gestione diretta e par­te­ci­pa­tiva; a capire dove i beni comuni, natu­rali ed imma­te­riali, costrui­scono una con­nes­sione con un nuovo wel­fare; ad affer­mare la neces­sa­ria fuo­riu­scita dalla finan­zia­riz­za­zione dell’economia e della società; ad inten­dere un sistema natu­rale in maniera oli­stica, di cui siamo parte e che va tute­lato, tro­van­doci di fronte ad una crisi ambien­tale senza pre­ce­denti», scri­vono gli organizzatori.

Più dif­fi­cile a farsi che a dirsi, se è vero che a quat­tro anni dal refe­ren­dum le ripub­bli­ciz­za­zioni si con­tano sulla punta delle dita. Dov’è acca­duto, come in Sici­lia, la bat­ta­glia è appena comin­ciata e gli esiti non sono scon­tati, come dimo­stra la vicenda di Mes­sina. Il sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­denza del Con­si­glio Clau­dio De Vin­cenzi ne ha infatti appro­fit­tato per soste­nere la neces­sità di «cam­biare musica sulla gestione del ser­vi­zio idrico» e il Forum gli ha ricor­dato che è stata pro­prio la gestione di Sici­lia­que (spa al 75 per cento nelle mani dei fran­cesi di Veo­lia) a pro­vo­care que­sta situa­zione e a dimo­strare il fal­li­mento delle privatizzazioni.

Che il vento spiri in tutt’altra dire­zione rispetto a quella auspi­cata dai movi­menti lo dimo­stra pure il caso Cam­pa­nia di que­sti giorni: è cam­biata la mag­gio­ranza poli­tica (dal cen­tro­de­stra al cen­tro­si­ni­stra), ma la legge sul rior­dino del ser­vi­zio idrico in discus­sione in con­si­glio regio­nale è con­te­stata dai comi­tati. Motivo: pre­vede la costi­tu­zione di un Ambito ter­ri­to­riale unico per i 550 comuni della regione, «dele­gando le scelte fon­da­men­tali in mate­ria di acqua, quali la defi­ni­zione della tariffa, il piano d’ambito e la forma di gestione a un comi­tato ese­cu­tivo com­po­sto da soli venti mem­bri». In buona sostanza, esclu­dendo le comu­nità locali.

LA GALASSIA DEI BENI COMUNI
di Corrado Oddi

Si riparte dal basso. Le nostre battaglie nel progetto di nuove connessioni con tutti i soggetti che lavorano per i diritti sociali

A più di 4 anni di distanza dalla straor­di­na­ria vit­to­ria refe­ren­da­ria del giu­gno 2011 e dalla sua suc­ces­siva mano­mis­sione, il movi­mento per l’acqua riprende il cam­mino e rilan­cia la sua ini­zia­tiva sul bene comune pri­ma­rio per la vita del pia­neta e dell’umanità.
E stretta è la rela­zione tra pre­ser­va­zione dell’acqua e cam­bia­mento cli­ma­tico. Non solo per­ché quest’ultimo accre­sce for­te­mente lo stress idrico in vaste aree del mondo, ma, ancor più, per­ché rende l’acqua risorsa sem­pre più scarsa, e dun­que sem­pre più appe­ti­bile dalle logi­che del mer­cato e del pro­fitto cau­sando con­flitti e guerre. Per que­sto il tema della costi­tu­zio­na­liz­za­zione del diritto all’acqua e dei diritti della natura supera un’idea pura­mente aggiun­tiva dell’elencazione dei diritti per diven­tare fon­da­tiva di una let­tura con­tem­po­ra­nea e ricca dell’attività umana nella vita nel nostro pianeta.
Dall’altra parte, diventa ancora più rav­vi­ci­nato il rap­porto tra la rispo­sta neo­li­be­ri­sta alla crisi eco­no­mica e sociale e le logi­che di pri­va­tiz­za­zione e finan­zia­riz­za­zione che inve­stono il ser­vi­zio idrico e tutti i ser­vizi pub­blici, sna­tu­ran­done le radici di fondo ( basta guar­dare, per stare all’attualità, la vicenda delle Poste).

Il nuovo ciclo di privatizzazione/finanziarizzazione del ser­vi­zio idrico si con­nota sia sul ver­sante dell’inserimento a pieno titolo nell’ “eco­no­mia del debito”, sia nell’incrementare la water poverty, cioè l’incidenza della spesa per l’accesso all’acqua sul red­dito delle per­sone. C’è una chiara rela­zione tra il rias­setto in corso nel set­tore, affi­dan­dolo alle 4 “grandi sorelle” quo­tate in Borsa (le mul­tiu­ti­li­ties Iren, A2A, Hera e Acea) la cui fina­liz­za­zione è sem­pre più orien­tata alla distri­bu­zione dei divi­dendi ai soci sem­pre più pri­vati (basta pen­sare al fatto che, negli ultimi 5 anni hanno ero­gato divi­dendi addi­rit­tura supe­riori agli utili che hanno rea­liz­zato!) con un inde­bi­ta­mento pro­gres­sivo, e il fatto che, come testi­mo­niato da una recente ricerca della Con­far­ti­gia­nato, le tariffe dell’acqua nel nostro Paese dal 2004 al 2014 sono aumen­tate media­mente del 95,8%, il tri­plo del rin­caro medio dei prezzi nei Paesi dell’Eurozona, che si aggira, per lo stesso periodo, attorno al 35%.
Con­ti­nue­remo a con­tra­stare que­ste scelte, come abbiamo fatto in tutti i que­sti anni: con la mobi­li­ta­zione, avan­zando pro­po­ste alter­na­tive. La rifles­sione di que­ste due gior­nate potrà arric­chire e raf­for­zare la pro­spet­tiva della tutela e della pre­ser­va­zione dell’acqua e quella della ripub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico.

Vogliamo farlo sapendo che non sarà pos­si­bile se non si acqui­si­sce la con­sa­pe­vo­lezza che quello in corso è un ten­ta­tivo gene­rale, sia pure illu­so­rio, di “moder­niz­za­zione”, di cui il governo Renzi è il più fedele inter­prete. Ovvero l’importazione coe­rente del modello neo­li­be­ri­sta di stampo anglo­sas­sone nel nostro Paese. La com­pres­sione dei diritti del lavoro, che toglie la tutela dai licen­zia­menti. I colpi al con­tratto nazio­nale di lavoro, attac­cando scuola e sanità, con l’intenzione non solo di ridi­men­sio­nare l’intervento pub­blico ma ancor più di pro­porre un modello azien­da­li­sta. La deva­sta­zione ambien­tale dei ter­ri­tori, di cui il rilan­cio delle tri­vel­la­zioni petro­li­fere costi­tui­sce l’elemento più ecla­tante, accom­pa­gnata non casual­mente dal rilan­cio della pri­va­tiz­za­zione dei beni comuni natu­rali, a par­tire dall’acqua e dal ser­vi­zio idrico. Tutti tas­selli di un dise­gno che mira a riaf­fer­mare la cen­tra­lità del mer­cato come unico rego­la­tore sociale.

Siamo per­ciò chia­mati a rima­nere fedeli alle nostre bat­ta­glie ma soprat­tutto a rea­liz­zare nuove con­nes­sioni tra i sog­getti e i movi­menti, a par­tire da quelli sociali, per supe­rare sepa­ra­tezze e indi­vi­duare per­corsi e obiet­tivi con­ver­genti. Non a caso abbiamo pen­sato di con­clu­dere le nostre due gior­nate di lavoro chia­mando a con­fron­tarsi con noi il movi­mento per la scuola pub­blica, quello con­tro lo Sblocca Ita­lia, la Fiom, la coa­li­zione che si riu­ni­sce attorno allo scio­pero sociale. Non sem­pli­ce­mente per un rico­no­sci­mento reci­proco del ruolo e della fun­zione che ogni realtà eser­cita, ma pro­vando ad espli­ci­tare i ter­reni su cui, nella pros­sima fase, può essere pos­si­bile met­tere in campo ini­zia­tive che coin­vol­gano l’insieme di que­sti e altri soggetti.

Cer­ta­mente, l’opposizione alla legge di sta­bi­lità del governo lo è, visto il carat­tere clas­si­sta e regres­sivo che la ispira e che inve­ste l’insieme della con­di­zione sociale e della cit­ta­di­nanza. Ma non si potrà sfug­gire dalla neces­sità di can­cel­lare, con gli stru­menti oppor­tuni, anche di carat­tere refe­ren­da­rio, e in modo coor­di­nato, la legi­sla­zione che in quest’ultimi anni – dallo Sblocca Ita­lia al Jobs Act, dalla “buona scuola” all’incentivo alle pri­va­tiz­za­zioni– sta facendo venire meno diritti fon­da­men­tali e, ancor più, prova a met­tere da parte qua­lun­que idea di pro­get­tare un modello sociale più soli­dale ed inclusivo.

* Forum Ita­liano Movi­menti per l’Acqua
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