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domenica 8 novembre 2015

Dai beni comuni al fare in comune: l’antidoto al renzismo dominante

«Movimenti per l’acqua pubblica e No Triv: alla ricerca di una strategia comune per "connettere le lotte". Privatizzazioni dell'acqua pubblica, poteri di emergenza per Expo e Giubileo, trivellazioni a go go dello Sblocca Italia. La necessità di un "potere istituente"». Il manifesto, 8 novembre 2015

Alla ricerca della «con­nes­sione tra le lotte» nei ter­ri­tori col­piti dalla stra­te­gia di «deva­sta­zione e sac­cheg­gio» impo­sta dallo Sblocca Ita­lia di Renzi, dal tra­di­mento siste­ma­tico del refe­ren­dum dell’acqua pub­blica del 2011, dalla pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi e dei beni comuni. L’assise del forum dei movi­menti per l’Acqua a Roma (con­ti­nua oggi al cowork Mil­le­piani nel quar­tiere della Gar­ba­tella con inter­venti, tra gli altri, di Gae­tano Azza­riti, Marina Boscaino e Mau­ri­zio Lan­dini) ieri è diven­tata l’occasione per una rifles­sione su una stra­te­gia di resi­stenza, di disob­be­dienza civile e contro-insorgenza demo­cra­tica con­tro la gestione com­mis­sa­riale del paese ini­ziata con le grandi opere, pro­se­guita con l’Expo e oggi appli­cata nella Capi­tale con il Giubileo.

Lo spa­zio poli­tico per una simile stra­te­gia è for­nito, in nega­tivo, dalle poli­ti­che del governo Renzi in mate­ria di gestione dei ser­vizi essen­ziali (come l’acqua), dell’energia (gas e petro­lio), dello svi­luppo infra­strut­tu­rale del paese basato su ener­gie fos­sili, alta velo­cità, cemento, tri­vel­la­zioni, ren­dita finan­zia­ria e immo­bi­liare, gestione pri­va­ti­stica del pub­blico e dei beni comuni. Sono al momento due gli appun­ta­menti per rico­min­ciare un per­corso di riag­gre­ga­zione con­tro il «con­sumo distrut­tivo del ter­ri­to­rio, dell’energia e dell’acqua»: il primo è la con­fe­renza sui cam­bia­menti cli­ma­tici che si terrà a Parigi dal 30 novem­bre all’11 dicem­bre. Dome­nica 29 novem­bre è pre­vi­sta una mani­fe­sta­zione della Coa­li­zione per il clima tra piazza Far­nese e i Fori Impe­riali a Roma in con­tem­po­ra­nea con ini­zia­tive simili in altre città orga­niz­zate dalla Glo­bal Cli­mate March. L’altro fronte è l’opposizione alle tri­velle: le regioni Abruzzo, Cala­bria, Cam­pa­nia, Lom­bar­dia, Mar­che, Puglia e Veneto hanno impu­gnato lo Sblocca Ita­lia davanti alla Corte Costi­tu­zio­nale che deci­derà sui ricorsi entro la pri­ma­vera 2016. Oggi a Roma al parco delle Ener­gie i movi­menti No Triv, pro­ta­go­ni­sti della pro­te­sta, ter­ranno un’assemblea.

Quella vista ieri a Roma è una società inquieta e ferita, alla ricerca di una via di fuga, con­sa­pe­vole del pos­sente con­trat­tacco che ha ridotto lo Stato di diritto costi­tu­zio­nale allo «Stato bor­ghese ori­gi­na­rio che difende gli inte­ressi dei ceti domi­nanti» ha detto Severo Lutra­rio, uno dei pro­ta­go­ni­sti del movi­mento per l’acqua pub­blica. In que­sta tra­sfor­ma­zione non è secon­da­ria la gestione del potere che ha esau­to­rato la poli­tica rap­pre­sen­ta­tiva, come i cosid­detti «corpi inter­medi», per non par­lare dei movi­menti e dell’associazionismo dif­fuso sog­getti a una stra­te­gia pre­ven­tiva del con­trollo e della repres­sione sem­pre più invasiva.

Più di altri il sim­bolo di que­sta offen­siva poli­tica, legi­sla­tiva e giu­di­zia­ria è stata con­si­de­rata una sen­tenza del Tar del Lazio che ha dato torto ai pochi sin­daci che si sono oppo­sti ai distac­chi «arbi­trari e ille­gali impo­sti dall’Acea. A un’autorità pub­blica come quella del sin­daco — ha aggiunto Lutra­rio — oggi viene negata la pos­si­bi­lità di inter­ve­nire nella gestione di un bene pub­blico come l’acqua ridotto a gestione com­mer­ciale. Que­sto è il paese in cui viviamo. Pren­dia­mone atto».

Alla base di que­sta tra­sfor­ma­zione c’è «la Stra­te­gia ener­ge­tica nazio­nale (Sen) voluta da Monti e acce­le­rata da Renzi con lo Sblocca Ita­lia” ha ricor­dato Vin­cenzo Miliucci (Cobas). Il cre­scente mal­con­tento per que­sta misura emerge tra gli enti locali e le comu­nità alle quali è stata sot­tratta l’auto-determinazione sulla rea­liz­za­zione di gasdotti come il Tap in Salento, sui ter­mi­nali di rigas­si­fi­ca­zione del gas natu­rale lique­fatto o per le atti­vità di pro­spe­zione e ricerca di gas e greg­gio, nella ter­ra­ferma e nel mare. A que­sto pro­po­sito si parla di una «mili­ta­riz­za­zione ener­ge­tica» di cui si denun­cia da tempo l’incostituzionalità.

Emer­gono così i tratti di un dispo­si­tivo di governo basato sullo stato di emergenza.«Le gestione dell’emergenza è emersa negli ultimi tempi con le migra­zioni negli anni Novanta, è pro­se­guita con la pro­te­zione civile e oggi con­ti­nua con il com­mis­sa­ria­mento dei grandi eventi come Expo o il Giu­bi­leo– ha detto Alberto Di Monte (labo­ra­to­rio Off Topic Milano). Que­sta logica è stata intro­iet­tata dallo Sblocca Ita­lia che non col­pi­sce solo il Centro-Sud. A Milano sta creando 15 casi. In una chiave post-moderna, que­sta idea del governo tra­sforma l’eccezione in norma. Il pro­getto è unico, ma potrebbe essere l’occasione per unire le lotte. Per farlo biso­gna pas­sare dai beni comuni al fare in comune».

«Oggi sono le città a subire l’attacco più pesante della pri­va­tiz­za­zione» ha aggiunto Fran­ce­sco Bran­cac­cio, Rete per il diritto alla città di Roma, che ha rac­con­tato anche l’esperienza degli spor­telli anti-distacco dell’acqua. «Que­sto assetto del potere pro­spera sul con­cetto ambi­guo e peri­co­loso di “lega­lità” che chiede l’intervento del potere com­mis­sa­riale invece di spe­ri­men­tare nuovi per­corsi di legit­ti­mità poli­tica — ha aggiunto — Oggi la lotta per i beni comuni si può rilan­ciare matu­rando una capa­cità isti­tu­zio­nale al di là delle isti­tu­zioni esi­stenti». I con­cetti chiave sono: «muni­ci­pa­li­smo, auto-governo e ege­mo­nia». Le idee sono chiare, il per­corso poli­tico è ancora lungo.
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