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giovedì 8 ottobre 2015

Renzi, 4 Tornado a Obama per un posto al sole in Libia

«“L’Italia capisce bene l’esigenza di investire in personale umano e in capacità che sono richieste per mantenere la nostra difesa comune al fianco degli alleati Nato”. Sul piatto c’è altro. La Siria, dal punto di vista degli Usa. E da quello italiano soprattutto la Libia». Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2015 (m.p.r.)

«Non c’è ancora un orientamento preso dal governo», ma l’Italia ha già deciso «con i nostri alleati di contrastare con forza il Daesh». Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, chiarisce così, durante una conferenza stampa con il capo del Pentagono, Ash Carter, a che punto è la questione bombardamento in Iraq. La decisione formalmente non è presa, e il governo assicura che ci sarà un voto del Parlamento, ma Matteo Renzi un impegno di massima con l’alleato americano l’ha preso a New York, durante l’Assemblea generale dell’Onu. Un’offerta di “sostegno risoluto”, che gli Usa hanno accolto con favore, ma non hanno particolarmente sollecitato.

Perché poi, si parla di armare 4 Tornado, che nell’ambito di un’operazione come quella in Iraq sono abbastanza irrilevanti. E dunque, a Obama interessa fino a un certo punto questo cambio della natura della missione italiana, ma di certo lo gradisce. E a Renzi costa tutto sommato poco, ma può usarlo per accreditarsi con gli Usa. Tanto è vero che Carter, arrivato in Italia l’altro ieri per un viaggio deciso da tempo (ieri è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Mattarella e poi ha avuto due ore di faccia a faccia con la Pinotti) non ha chiesto formalmente il cambio delle regole di ingaggio dei nostri militari. E pubblicamente si è limitato a dire: «L’Italia capisce bene l’esigenza di investire in personale umano e in capacità che sono richieste per mantenere la nostra difesa comune al fianco degli alleati Nato». 

Sul piatto c’è altro. La Siria, dal punto di vista degli Usa. E da quello italiano soprattutto la Libia, dove il premier rivendica da mesi un ruolo centrale. Al Colle, l’Iraq non è proprio entrato nei radar. Ma Carter ha detto che gli Usa sarebbero disponibili a riconoscere all’Italia un ruolo di punta in Libia, per la stabilizzazione del paese. E poi, ha insistito a lungo sulla Siria, criticando la strategia russa: «Continuano a colpire obiettivi che non sono l’Isis». La critica a Mosca ha un particolare significato in Italia, visto che Renzi ci ha tenuto in questi mesi a tenere un rapporto con Putin ed è stato il primo a chiarire che l’Italia non avrebbe attaccato in Siria. 

Alla luce di tutto questo si capiscono meglio le motivazioni della posizione sull’Iraq: con il «sostegno risoluto» offerto da Renzi durante il “summit contro il terrorismo” indetto e presieduto da Obama, il 29 settembre, a New York. Contro l’Isis, c’è in campo «la più grande coalizione mai vista. Offro al presidente Obama tutto il sostegno dell’Italia sul fronte dell’azione antiterrorismo»: sono parole che già contengono in nuce un salto di qualità nella presenza dell’Italia in Iraq. Anche a New York Renzi ha insistito sulla Libia. Prospettando dalla tribuna dell’Onu, una leadership italiana per una missione che non c’è (e prevedibilmente non ci sarà). 

Però, in Libia, una volta arrivati a un governo di unità nazionale si tratterà di fare ancora non ben definite operazioni di stabilizzazione. Dove l’Italia rivendica un ruolo. Da notare che a sostituire Bernardino Leon, come inviato Onu, sarà il tedesco, Martin Kobler. E nell’ultimo vertice trilaterale a Parigi, con cena annessa, tra i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna, l’Italia è stata esclusa. E dunque, si tratta comunque di un posto, caso mai, di coordinamento. La Pinotti ieri ha negato in conferenza stampa che ci siano correlazioni tra Libia e Iraq. Ma tutte le fonti, da Palazzo Chigi in giù, insistono sul fatto che l’ “Italia si muove con la coalizione, all’interno di una strategia politica complessiva”. 

Sui tornado, dunque, Renzi aspetta di vedere come reagisce l’opinione pubblica. Anche perché lo stesso Mattarella è piuttosto freddo. Il punto è che il premier di certo avrebbe voluto “governare” la notizia: invece in realtà l’accelerazione data con lo scoop del Corriere lo ha messo in difficoltà, anche nella prospettiva di far passare un ’operazione militare agli occhi degli italiani. A dare l’impulso sono stati i militari. Che vogliono un ruolo più forte nella missione, ma soprattutto evitare i tagli alle spese annunciati dal ministro dell’Economia, Padoan nella legge di stabilità. Peraltro, per martedì sera era prevista in Commissione una discussione sul Libro Bianco della difesa. Altri tagli di cui non si è discusso, vista l’attualità. Intanto, ieri Carter nel colloquio al Colle ha mostrato grande considerazione nei confronti del Presidente. E ha trattato l’Itali a come un partner decisamente affidabile. Ma Renzi sa che per accreditarsi davvero deve essere pronto a bombardare appena arriva la richiesta formale degli Usa.
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