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lunedì 5 ottobre 2015

Le 12 lampadine (private) che illuminano Lucera

«L’Associazione “This is art” a forza di collette, concorsi e solidarietà, ha realizzato un monumento, un mosaico e un video tridimensionale». Il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2015 (m.p.r.)

Il ponte del Castello di Lucera è illuminato. Il castello invece no. Bisogna partire da queste 12 lampade sospese sul fossato per trovare la ricetta del risveglio del sud. Le piccole luci accese sono state pagate dai privati mentre le grandi luci spente che dovrebbero illuminare le mura, sono state pagate dall’Enel. I vandali le hanno rotte molti anni fa e nessuno le ha riparate. I faretti del ponte sono merito invece di un trentenne di Lucera. Si chiama Giuseppe Toziano e ha chiesto ai candidati alle ultime elezioni comunali di mettere mano al portafoglio per pagare un faretto a testa. La storia di Toziano dimostra che il sud deve smettere di aspettare l’Enel, lo Stato o Renzi: se vuole la luce deve provare a riaccendersi da solo. In due anni questo trentenne con il diploma da geometra, lo sguardo furbo e il ciuffo alla Cassano è riuscito a dare la sveglia alla cittadina pugliese di trentamila abitanti. I suoi coetanei sono in fuga verso il nord e lui invece è tornato per guadagnarsi sul campo il soprannome di “rompiballe”.

Così lo chiamano i concittadini che inventano percorsi tortuosi per evitare i suoi banchetti e le sue continue richieste di denaro a fin di bene. La sua associazione “This is art”, a forza di collette, concorsi e gare di solidarietà, ha realizzato un monumento, una serie di murales, un mosaico, un video tridimensionale e ha in programma tante iniziative da riempire un libro. Con l’appoggio della società civile di Lucera e con i consigli del decano dei giornalisti locali, Silvio di Pasqua, Toziano è riuscito nelle sue imprese senza chiedere un euro di finanziamento pubblico. 

Come i suoi familiari vive di agricoltura ma vorrebbe diventare una guida turistica. Da anni attende un concorso e intanto i monumenti lui non li spiega ma li crea. La sua ex fidanzata austriaca, nipote di un’importante esperta d’arte, lo ha introdotto al mondo delle mostre poi è andato a Londra a fare il cameriere da Cipriani e nel tempo libero vagava tra mostre e musei gratuiti. «Un giorno ho visto una mostra dedicata alla Vespa e ho pensato che Lucera è piena di Vespe e di molte altre cose –spiega Toziano – il problema è che non conosciamo il nostro potenziale e non sappiamo spiegare e vendere le nostre bellezze». 

Il castello di Lucera è stato la sua prima palestra. Il maniero è tra i più grandi del sud Italia eppure i visitatori paganti faticavano a comprenderne la storia nascosta tra le mura cadenti. Spesso andavano via delusi, magari inseguiti dai cani randagi che incrociano nella zona. Finché un giorno Toziano ne parla al bar con un giovane “cervello in fuga” della sua città: Luca Malvizzi, un esperto di grafica 3d che guadagna bene a Vancouver realizzando video per gli studi di architettura canadesi. Malvizzi ha appena realizzato il video in 3d che ricostruisce la storia del castello svevo di Sannicandro, in provincia di Bari e si fa scappare: «per Lucera lo farei gratis». 

Toziano raccoglie la sfida e sollecita il campanilismo dei suoi concittadini. Il titolare di una società di elettronica, Pasquale Minafra, dona uno schermo 40 pollici; il fabbro Antonio Carbone realizza la cornice in ferro battuto adatta per la torre. Malvizzi, con l’aiuto della madre, Felicetta Iorio, esperta di storia, realizza il video. Resta il passaggio più duro: il permesso della Sovrintendenza per piazzare una tv nella torre sveva. «Gli ho detto che se non firmavano - racconta ridendo Toziano - sarei rimasto a Bari a dormire a casa loro». Il visto è arrivato subito e ora i turisti finiscono tutti a naso all’insù nella torre a guardare il video in 3d. La ricostruzione si apre con la situazione attuale: il fossato e la cinta che chiude un pianoro brullo cosparso di muri sbrecciati e fondamenta. 

Nel video ogni pietra si alza e ruota acquistando senso grazie alla ricostruzione tridimensionale. Ecco il fortino ideato da Federico II. Ecco i cambiamenti degli angioini. Ecco cosa era quel rettangolo a sinistra: la fabbrica d’armi e quell’altro a destra: la chiesa con il campanile. E poi le caserme dei militari angioini con tanto di cannoni e palle. I più giovani, stremati dalla ricostruzione barbosa delle audioguide del castello di Trani, si risvegliano e finalmente capiscono di essere finiti al centro di una storia che non ha nulla da invidiare all’ultima saga medievale vista al cinema. 

Inutile cercare il video sul web. Malvizzi lo ha donato a Lucera non a Youtube. Chi vuole vederlo deve entrare nella torre del suo castello. L’associazione di Toziano, This is art, ha trasformato anche la strada che porta al castello. Al posto delle scritte offensive ora ci sono decine di murales che restituiscono la storia passata e recente di Lucera. Grazie a un concorso di opere giunto alla seconda edizione, la strada è diventata una sorta di luogo dell’immaginario collettivo lucerino. Il più bello è il ritratto di Massimo Troisi eseguito da Raffo Art - un writer venuto da Napoli per ritrarre il suo regista preferito nel luogo in cui girò nel 1986 Le vie del signore sono finite. Gli fa compagnia Bud Spencer, ritratto nei panni del Soldato di ventura, girato quaranta anni fa nel castello. Il disegnatore è Manuele La Cava di Lucera, campione di areografie su automobili che ora disegna sulle Lamborghini per gli sceicchi. Un altro murales ritrae la scultura l’Uomo della pace di un artista lucerino, Franco Scepi, amata da Gorbaciov. 

Toziano ha chiesto a Scepi di realizzare una copia della sua opera per la sua città. Insieme sono andati in tv a lanciare l’ennesima sottoscrizione per pagare il bronzo e le spese di fusione. Grazie anche all’appoggio della Diocesi sono stati raccolti 5 mila euro e il monumento alla pace e alla testardaggine del “rompiballe” troneggia davanti alla villa comunale. L’ultima sfida è la realizzazione di 12 mosaici. «Lucera vanta una dozzina tra santi e beati», spiega Toziano. «Le reliquie sono state trafugate dalle città rivali dopo le guerre ma la mia idea è quella di convincere i turisti che vanno a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo per Padre Pio a deviare su Lucera per vedere i nostri santi». 

Scartata l’idea di una nuova guerra con Termoli per riportare San Basso “in ossa” nella sua Puglia, Toziano ha ripiegato sull’effige. Il primo mosaico dedicato a San Basso è stato inaugurato dal vescovo di Lucera l’8 agosto. Sempre senza un euro di spesa pubblica. Grazie a Giusy Valente, un’artista locale che lo ha realizzato gratis. «Le ho promesso che le avrei commissionato altre opere quando arriveranno gli sponsor». Ma arriveranno? «Certo, giura Toziano, Basta che la gente veda che si realizza davvero e i soldi poi arrivano». Tra i murales sulla strada per il castello di Lucera ce n’è uno con due scritte. “Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia luce dei miei occhi si sarebbe fermato a vivere qui”. È attribuita a Federico II. Sotto c’è un secondo pensiero dedicato a Lucera: “Se ami davvero la tua città cerca di cambiarla in meglio con tutte le tue forze”. La firma non c’è. Non serve.
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