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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 9 ottobre 2015

Il sindaco giubilato

«Basta rive­dere lo “spet­ta­colo” offerto da Roma negli ultimi anni: da una parte i poteri eco­no­mici e poli­tici (ammesso che una tale distin­zione abbia ancora senso), dall’altro un per­so­nag­gio un po’ nar­ciso, mal­de­stro». Il manifesto, 9 ottobre 2015

A Roma i mar­ziani durano poco. E que­sta volta non serve la fan­ta­sia di Fla­iano per capire cosa acca­drà. Alla fine, come nel cele­bre rac­conto, l’extraterrestre dovrà tor­nare a casa,e magari a pen­sare alla salute. Il sin­daco mar­ziano, diver­sa­mente dal per­so­nag­gio let­te­ra­rio accolto con curio­sità e sim­pa­tia, è rima­sto subito sullo sto­maco a larga parte del Pd. Non a caso è stato il suo stesso par­tito a dimis­sio­narlo, con la “mozione di sfi­du­cia” dei tre asses­sori indi­cati dal pre­si­dente del con­si­glio, Renzi. La pres­sione è stata for­tis­sima, e Marino ieri si è dovuto arren­dere, lasciando la guida del Cam­pi­do­glio. Chissà se gli è venuta in mente la famosa bat­tuta reci­tata da Vit­to­rio Gass­man: «M’hanno rima­sto solo…».

Si pos­sono met­tere in fila le con­ti­nue gaf­fes e le bucce di banana — ultima la più fasti­diosa: gli scon­trini — che hanno offerto l’ex sin­daco come una cilie­gina sulla torta al vasto schie­ra­mento che aveva ini­ziato a cuci­narlo a fuoco lento da tempo.

Basta rive­dere lo “spet­ta­colo” offerto da Roma negli ultimi anni: da una parte i poteri eco­no­mici e poli­tici (ammesso che una tale distin­zione abbia ancora senso), dall’altro un per­so­nag­gio un po’ nar­ciso, mal­de­stro. Per­ché è indub­bio che il sin­daco Marino ci abbia messo del suo fin dall’inizio, quando 28 mesi fa osò sfi­dare l’apparato del Pd romano, quello di mafia capi­tale. Per­ciò dovreb­bero ver­go­gnarsi un po’ le per­sone e le forze poli­ti­che che met­tono Marino nel cal­de­rone del più grande scan­dalo avve­nuto a Roma negli ultimi anni. E dovreb­bero riflet­tere anche tutti quelli che ieri sera festeg­gia­vano l’annuncio delle dimissioni.

Va ricor­dato che alle pri­ma­rie vinse con­tro i can­di­dati uffi­ciali del par­tito, Paolo Gen­ti­loni e Davide Sas­soli, annun­ciando il pro­gramma («Ora dob­biamo libe­rare il Cam­pi­do­glio da una poli­tica oscura»). Ere­di­tava infatti una città affo­gata nei debiti e ridotta a suc­cur­sale di mafie, malaf­fare, corruzione.

E così ini­ziava la sua bat­ta­glia col­pendo per­so­naggi e lobby che i suoi pre­de­ces­sori nep­pure osa­vano nomi­nare. Chiude la disca­rica di Mala­grotta met­tendo i fari addosso al busi­ness dei rifiuti; mette mano allo snodo urba­ni­stico dei Fori Impe­riali scon­tran­dosi con la potente lobby dei com­mer­cianti; sba­racca il gotha dell’Acea, l’azienda di gestione delle risorse idri­che e dell’energia, pestando i piedi a impren­di­tori e finan­zieri; rimette in discus­sione tutta la gestione dell’Atac. Solo per ricor­dare le più impor­tanti que­stioni, senza citare quelle meno appa­ri­scenti come togliere il mono­po­lio alla potente fami­glia di Tre­di­cine, mono­po­li­sti degli ambu­lanti in tutto il cen­tro sto­rico, con­tra­stare l’abusivismo commerciale…

Tutto prima che scop­piasse il bub­bone di mafia-Capitale, e sic­come nes­suno è pro­feta in patria il sin­daco ci gua­da­gnò una dura cam­pa­gna media­tica dei grandi gruppi edi­to­riali della città.

La verità è che Marino era stato dimesso a mezzo stampa già da tempo, molto prima delle vicende degli scon­trini (più che spese pazze, spese con­fuse), usati per far­gli pagare il conto non del risto­rante ma dei grandi affari in cui ha messo il naso.

Oltre­tutto l’ex sin­daco non solo si è mosso con la deli­ca­tezza di un ele­fante nei palazzi romani, per­ché non ha avuto riguardi nem­meno per i sacri por­toni vati­cani. Lo ave­vano appena inco­ro­nato che già si pro­nun­ciava a favore della fecon­da­zione assi­stita (ete­ro­loga per giunta), che già alle­stiva ceri­mo­nie uffi­ciali e in pompa magna per le cop­pie gay, met­ten­dosi in prima fila al gay-Pride.

Un vero mar­ziano nella città Santa.

Non stu­pi­sce la vita dif­fi­cile della sua giunta, rim­pa­stata più volte e sem­pre sull’orlo di una crisi di governo. Con il par­tito di rife­ri­mento spia­nato dalle inchie­ste giu­di­zia­rie, con una destra pronta a sven­to­lare le ban­diere nere sul Cam­pi­do­glio, con un’opposizione a 5Stelle pre­sente nelle periferie.

L’anomala avventura portava dentro di sé il virus di una fine prematura.

Adesso la città viene con­se­gnata a pre­fetti e com­mis­sari per la pros­sima manna del Giu­bi­leo. I tec­nici pren­de­ranno il governo della capi­tale, distri­bui­ranno pani e pesci, cer­che­ranno di riav­vi­ci­nare le due sponde del Tevere per pre­pa­rare il ter­reno alle ele­zioni di pri­ma­vera. Magari per il can­di­dato del par­tito della nazione. Un esito, tut­ta­via, assai improbabile.

Per­ché que­sto non è solo il caso Marino: è la crisi di un par­tito romano pro­fon­da­mente inqui­nato e logorato.
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