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lunedì 21 settembre 2015

Tsipras trionfa in Grecia, già domani il governo con Anel

«Nonostante la grande astensione Syriza resta primo partito e torna al governo con i nazionalisti di Anel. Tsipras festeggia in piazza e si prepara a giurare da primo ministro. Sonora sconfitta della scissione da Syriza di Lafazanis: Unità popolare fuori dal parlamento». Il manifesto, 20 settembre 2015  (m.p.r.)

Ale­xis Tsi­pras vola, supe­rando le più rosee pre­vi­sioni: Syriza, con più della metà dei voti scru­ti­nati, è al 35,5%, per­cen­tuale che le per­mette di eleg­gere 145 depu­tati, men­tre il cen­tro­de­stra di Nuova Demo­cra­zia segue a grande distanza, con il 28,7% e, al momento, 75 depu­tati. La prin­ci­pale con­se­guenza poli­tica del voto è che Syriza, insieme ai Greci Indi­pen­denti di Panos Kam­me­nos, i quali sino ad ora sono al 3,7% con dieci depu­tati, potranno for­mare nuo­va­mente, senza biso­gno di altri par­titi, un nuovo governo.

Il lea­der di Syriza e Kam­me­nos si stanno per incon­trare per san­cire il pro­se­gui­mento della loro “strana” alleanza, basata sulla lotta alla cor­ru­zione e alle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste di auste­rità. Mal­grado il dif­fi­cile com­pro­messo fir­mato ad ago­sto con i cre­di­tori, la chiu­sura delle ban­che dopo la ridu­zione della liqui­dità decisa dalla Bce e la mar­tel­lante cam­pa­gna tele­vi­siva di molti media con­tro la sini­stra radi­cale, Syriza rimane pro­ta­go­ni­sta della scena poli­tica greca, e perde meno dell’1% rispetto alle trion­fali ele­zioni di gennaio.

Si tratta, ovvia­mente, di un suc­cesso per­so­nale di Tsi­pras, che ha pro­messo di con­ti­nuare a lot­tare con­tro le lobby cor­rotte, gli intrecci sot­ter­ra­nei tra eco­no­mia e poli­tica, per supe­rare l’austerità e creare nuovi equi­li­bri in Europa, anche se ci vorrà del tempo e sarà richie­sta molta pazienza e tenacia.

Sino a que­sto momento, Unità Popo­lare, con a capo Pana­gio­tis Lafa­za­nis, for­ma­zione creata poche set­ti­mane fa dai dis­si­denti di Syriza, non rie­sce a entrare in par­la­mento: si ferma al 2,8%, men­tre la soglia di sbar­ra­mento è in Gre­cia al 3%. È chiaro che sono rima­sti schiac­ciati tra la scelta rea­li­sta di chi ha voluto ridare fidu­cia alla Coa­li­zione della Sini­stra Radi­cale elle­nica e chi, nella tra­di­zione della sini­stra comu­ni­sta, è rima­sto fedele al Kke.

Ex mem­bri del governo che ave­vano lavo­rato con abne­ga­zione, come la mini­stra aggiunto delle finanze Nadia Vala­vani, non sono riu­sciti a far arri­vare ai greci, tra­mite Unità Popo­lare, una pro­po­sta for­te­mente iden­ti­ta­ria. La boc­cia­tura dell’Euro e la messa in discus­sione della stessa Unione euro­pea, se neces­sa­rio, non hanno pagato.

È senz’altro da non sot­to­va­lu­tare la forte asten­sione, che potrebbe supe­rare il 45%, ma il grande suc­cesso del qua­ran­tu­nenne lea­der della sini­stra greca sta nell’essere riu­scito a con­vin­cere una gran­dis­sima parte degli inde­cisi: chi otto mesi fa aveva votato per lui e oggi era ten­tato di non andare ai seggi.

Fonti uffi­ciali di Syriza fanno sapere che entro tre giorni il nuovo governo sarà pronto per giu­rare e che domani mat­tina Tsi­pras rice­verà dal pre­si­dente della Repub­blica l’incarico di for­mare l’esecutivo.


Inquie­tante, anche se pur­troppo non impre­ve­di­bile, il terzo posto dei neo­na­zi­sti di Alba Dorata, che sinora sono al 7,1%, con 19 deputati. La reto­rica e la prassi della vio­lenza, mal­grado il pesante pro­cesso a cui è sot­to­po­sto il gruppo diri­gente del par­tito, ha comun­que attratto una parte dei delusi e di chi ha pagato le con­se­guenze della crisi, mal­grado la sfron­tata dichia­ra­zione del capo neo­na­zi­sta, Nikos Micha­lo­lia­kos, che tre giorni prima delle ele­zioni si è assunto la respon­sa­bi­lità poli­tica dell’omicidio del rap­per di sini­stra Pavlos Fys­sas, com­piuto due anni fa da un mem­bro di Alba Dorata.

Il Pasok, che è al 6,41%, e i cen­tri­sti di Potami– il Fiume, i quali non vanno oltre il 3,9%, restano a guar­dare: spe­ra­vano in un ese­cu­tivo di unità nazio­nale, o di essere comun­que neces­sari per la gover­na­bi­lità del paese, ma non è stato così. Una loro par­te­ci­pa­zione al governo avrebbe comun­que posto seri pro­blemi riguardo alla coe­sione sulla poli­tica eco­no­mica e la lotta ai grandi interessi.

La grande sfida ora, per Ale­xis, è gestire e miti­gare le con­se­guenze del memo­ran­dum fir­mato un mese fa, lavo­rando, con­tem­po­ra­nea­mente, ad una nuova poli­tica euro­pea orien­tata alla cre­scita e al reale supe­ra­mento dell’austerità.

La fidu­cia dei greci, que­sta for­tis­sima inie­zione di ener­gia, non potrà che faci­li­tar­gli il compito.

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