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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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giovedì 24 settembre 2015

Trivelle selvagge, cinque Regioni dicono sì al referendum

Basilicata, Marche, Puglia e Molise. E ieri anche la Sardegna:  è stato  raggiunto il numero necessario per presentare la richiesta del referendum». Il Fatto Quotidiano, 24 settembre 2015 (m.p.r.)

Basilicata, Marche, Puglia e Molise. E ieri anche la Sardegna: il consiglio regionale ha votato in favore del referendum contro le trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo e in mare, previste nel decreto Sblocca Italia. Con la Sardegna è stato quindi raggiunto il numero necessario per presentare la richiesta del referendum: «Il 30 settembre sarà depositata in Cassazione – spiega al Fatto Quotidiano Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Teramo e cofondatore del movimento No Triv - Ci sarà il controllo formale della richiesta e tra il 20 gennaio e il 10 febbraio si dovrebbe decidere sulla sua ammissibilità. Se ammissibile, cinque giorni dopo ci sarà il decreto del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri che indirà il referendum. Insomma, seguendo tutto l’iter, il voto dovrebbe esserci tra il 15 aprile e il 15 giugno».

Lo Sblocca Italia, di fatto, esautora le regioni dalle decisioni in materia di energia, rende la ricerca e le trivellazioni operazioni strategiche e non tiene conto dell'opinione delle Regioni. Proprio come per gli inceneritori. Oggi, però, dovrebbero esprimersi in favore del referendum anche altri consigli regionali: Abruzzo, Veneto, Liguria. Solo la Sicilia, ieri, ha votato contro, inaspettatamente, per otto voti. Secondo i movimenti No Triv, il consiglio si era detto inizialmente d’accordo. Poi è arrivato il no del Pd e dello stesso governatore Rosario Crocetta. «È importante che il referendum si faccia quanto prima – spiega ancora Di Salvatore – perché le trivelle sono ritenute strutture strategiche e allo Sblocca Italia fa riferimento gran parte delle richieste di esplorazione. Che potrebbero essere approvate anche nel giro di un anno”
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