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L’anno scorso in protesta all’inquinamento, gli artisti di Chengdu hanno messo maschere di cotone filtranti smog sulle statue (e sono stati arrestati). Le emissione di anidride carbonica salgono, Trump esce dall’accordo di Parigi e la pianificazione non si pone il problema. Non ci restano che le maschere? (i.b.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 11 settembre 2015

Parte domani a Parigi il piano B per l’Europa

«Sinistre. Fuori dall'euro: lo propone un manifesto firmato Varoufakis, Lafontaine, Mélenchon e Stefano Fassina. Lanciano una conferenza internazionale. Propongono di dire basta ai trattati-capestro». Positivo allargare lo sguardo e il conflitto dalla Grecia all'Europa, ma negativo sarebbe praticare un Grexit da sinistra. Il manifesto, 11 settembre 2015

«Un piano B per la Gre­cia» era quello di Yanis Varou­fa­kis, quello della famosa «moneta paral­lela», quando da mini­stro dell’economia, nel corso delle trat­ta­tive tra il suo paese e la Ue, cer­cava di con­vin­cere il primo mini­stro Ale­xis Tsi­pras a non cedere al ricatto delle isti­tu­zioni euro­pee e cer­care strade alter­na­tive a quella che lui con­si­de­rava una resa. «Un plan B» è lo slo­gan usato in que­ste set­ti­mane da Jean-Luc Mélen­chon, lea­der del Parti de Gau­che fran­cese, nel Front de Gau­che, per indi­care una strada alter­na­tiva a quella dell’obbedienza, anche obtorto collo, ai trat­tati euro­pei. «Un piano B in Europa» è il titolo di un dibat­tito sboc­ciato ieri a sor­presa nel pro­gramma della Fête de l’Humanité, sto­rico appun­ta­mento della sini­stra fran­cese in corso in que­sti giorni alla Cor­neuve, alle porte di Parigi. Si terrà domani alle 16 e 30. E sarà un evento per le sini­stre di tutta Europa. I pro­ta­go­ni­sti sono un poker d’assi dei cul­tori del genere. Nes­suno di pro­ve­nienza ’estre­mi­sta’, anzi: sono tutti ex socia­li­sti o social­de­mo­cra­tici. Ma sono tutti usciti dai rispet­tivi par­titi con­tro la loro irre­si­sti­bile e inar­re­sta­bile «deriva a destra».


Natu­ral­mente il padrone di casa sarà Mélen­chon, depu­tato fran­cese e già lea­der del Front de Gau­che; con lui Varou­fa­kis, oggi ancora den­tro Syriza ma in rotta di col­li­sione con le poli­ti­che del suo governo; Oskar Lafon­taine, ex mini­stro delle finanze tede­sco, fon­da­tore della Linke; e infine per l’Italia ci sarà Ste­fano Fas­sina, ex respon­sa­bile eco­no­mico del Pd, ex vice­mi­ni­stro dell’economia del governo Letta, oggi fuori dal par­tito di Renzi e tra i lea­der della “sini­stra radi­cale”. Tutti e quat­tro ex tifosi di Ale­xis Tsi­pras, che però dopo la firma del memo­ran­dum non seguono più. Ma soprat­tutto tutti e quat­tro ormai con­vinti dell’impossibilità di met­tere con­cre­ta­mente in atto poli­ti­che di redi­stri­bu­zione della ric­chezza, di crea­zione di lavoro, di tran­si­zione eco­lo­gica e rico­stru­zione della par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica senza «rom­pere con que­sta Europa» ovvero «den­tro i vin­coli di que­sta Ue». Dopo le vicende gre­che e alla vigi­lia di un nuovo voto ad Atene, il tema dell’accettazione delle regole agita la discus­sione di tutte le sini­stre radi­cali euro­pee, inclusa quella nostrana. E a sini­stra le discus­sioni si inta­vo­lano su un piano incli­nato che porta alle scissioni.

L’intento natu­ral­mente è oppo­sto. I quat­tro hanno scritto nero su bianco un mani­fe­sto che verrà reso pub­blico forse già oggi, alla vigi­lia del dibat­tito. Di fatto è il lan­cio, se non l’atto di nascita, di una nuova orga­niz­za­zione della sini­stra euro­pea. O di un nuovo movi­mento. Deli­nea un pro­gramma di mas­sima per «levarsi di dosso la cami­cia di forza del neo­li­be­ri­smo» che passa per l’abolizione del fiscal com­pact e l’opposizione al Ttip, il Trat­tato tran­sa­tlan­tico sul com­mer­cio e gli investimenti.

Fino a qui sem­bre­reb­bero i soliti i fon­da­men­tali delle sini­stre già rac­colte all’europarlamento nel Gue e nella Sini­stra euro­pea. Ma sta­volta c’è una netta scelta di campo: basta con i trat­tati, è il senso del discorso, mai più firme dei governi alle con­di­zioni cape­stro pro­po­ste dalle isti­tu­zioni euro­pee, basta capi­to­la­zioni sotto la minac­cia del «rullo com­pres­sore» di «una parte» della Bce.

L’invito, cioè il Piano A, è a una cam­pa­gna di disob­be­dienza civile euro­pea con­tro le scelte e le «regole» fino all’ottenimento della rine­go­zia­zione. I governi che rap­pre­sen­tano le oli­gar­chie — è que­sto il ragio­na­mento — hanno un loro piano A, ovvero pie­gare la resi­stenza dei paesi in crisi, e un piano B, ovvero espel­lerli dall’eurozona nelle peg­giori con­di­zioni distrug­gen­done il sistema ban­ca­rio e l’economia, come hanno minac­ciato di fare con la Gre­cia. Per que­sto le sini­stre deb­bono attrez­zarsi. Dotan­dosi di un piano A, appunto il ten­ta­tivo di nego­ziare il cam­bia­mento dei trat­tati, ma anche e soprat­tutto di un piano B: se l’euro non può essere demo­cra­tiz­zato serve un modo per non dover cedere al ricatto, per assi­cu­rare che gli euro­pei abbiano un sistema mone­ta­rio che operi a loro van­tag­gio. Il docu­mento evita i det­ta­gli ’tec­nici’, ma non si sot­trae agli esempi: valute paral­lele, digi­ta­liz­za­zione delle tran­sa­zioni, fino all’uscita dall’euro e la sua tra­sfor­ma­zione da moneta unica a valuta comune.

In ogni caso tutto que­sto sarebbe impos­si­bile, ragio­nano i quat­tro autori, senza un’azione euro­pea coor­di­nata e «inter­na­zio­na­li­sta». Per que­sto domani a Parigi lan­ce­ranno la pro­po­sta di una con­fe­renza aperta a tutti, cit­ta­dini, par­titi e orga­niz­za­zioni, da tenersi in tempi brevi, già a novembre.

Visto da Atene, è un dito nell’occhio di Ale­xis Tsi­pras, alla vigi­lia delle ele­zioni in cui si gioca l’osso del collo, e un inco­rag­gia­mento ai fuo­riu­sciti di Unione popo­lare. Ma il mani­fe­sto non può essere letto solo in tra­du­zione greca e suona assai più ambi­zioso. L’autorevolezza dei quat­tro autori è incon­te­sta­bile. E anche il colpo di scena per tutte le sini­stre euro­pee, tor­men­tate dalla discus­sione sull’uscita dall’euro, fin qui ban­diera quasi esclu­siva delle destre radi­cali e di pochi gruppi a sinistra.
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