responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.).

scritta dai media

DAI MEDIA

scritta Altri post

giovedì 3 settembre 2015

Referendum, maneggiare con cura

Attenti a come si maneggiano gli strumenti della democrazia. Un loro uso sbagliato è controproducente. Lavorare male, sbadatamente, senza riflettere e studiare quando si vuole contrastare qualcosa significa far vincere l'avversario. Il manifesto, 3 settembre 2015

E dun­que il voto popo­lare può essere l’unico stru­mento utile a mani­fe­stare un dis­senso che — pur di massa — non rie­sce diver­sa­mente a farsi ascol­tare. Ma è uno stru­mento non facile da uti­liz­zare.


Come va for­mu­lato un que­sito? Biso­gna anzi­tutto con­si­de­rare che il refe­ren­dum can­cella una legge o parti di essa, non la scrive. E la can­cel­la­zione non fa rivi­vere la legge prima vigente. Que­sto punto è ormai con­so­li­data giu­ri­spru­denza della Corte costi­tu­zio­nale (da ultimo con la sen­tenza 12/2014). Quindi, l’abrogazione lascia un vuoto nell’ordinamento giu­ri­dico. Per la Corte, taluni vuoti sono tol­le­ra­bili, altri no e deter­mi­nano l’inammissibilità del que­sito. Que­sto accade quando la legge è essen­ziale per il fun­zio­na­mento di organi costi­tu­zio­nali o l’attuazione di diritti costi­tu­zio­nal­mente pro­tetti, ed è dun­que «costi­tu­zio­nal­mente necessaria».

I prin­cipi richia­mati sono stati ela­bo­rati a par­tire dalle leggi elet­to­rali, e poi estesi ad altre fat­ti­spe­cie, come la fecon­da­zione assi­stita, e la rior­ga­niz­za­zione degli uffici giu­di­ziari, per cui la Corte ha dichia­rato inam­mis­si­bili i que­siti in tutto o in parte abro­ga­tivi (sen­tenze 45/2005; 5/2015). Uguale sorte potrebbe toc­care a un que­sito total­mente abro­ga­tivo della legge 107/2015. Il vuoto nor­ma­tivo con­se­guente pro­ba­bil­mente lasce­rebbe il ser­vi­zio sco­la­stico — certo essen­ziale non meno di quello per la giu­sti­zia — privo del fon­da­mento orga­niz­za­tivo indi­spen­sa­bile. E ne ver­rebbe leso il diritto costi­tu­zio­nal­mente pro­tetto all’istruzione.

Quindi, solo que­siti abro­ga­tivi par­ziali e mirati. Ma anche il sin­golo que­sito va guar­dato con atten­zione. Pen­siamo al preside-sceriffo. Se viene ridotto nei poteri con un que­sito accor­ta­mente indi­riz­zato - ad esem­pio, alla discre­zio­na­lità nelle chia­mate - non c’è pro­blema. Ma se il que­sito, ancor­ché par­ziale rispetto alla legge, fosse tale da can­cel­lare la figura del diri­gente sco­la­stico o da ren­derla simu­la­cro del tutto vuoto, l’esito potrebbe essere l’inammissibilità. Un diri­gente in grado di gestire effet­ti­va­mente l’istituto sco­la­stico è pur sem­pre indi­spen­sa­bile per il ser­vi­zio. Anche il que­sito par­ziale potrebbe cadere sotto la man­naia della «legge costi­tu­zio­nal­mente neces­sa­ria». Que­sta è la tec­nica com­ples­si­va­mente osser­vata dal que­sito di "Pos­si­bile" sul diri­gente, quale che sia poi l’opinione sui tempi e i modi dell’iniziativa.

Que­siti par­ziali e mirati, dun­que, che siano - come la Corte costi­tu­zio­nale richiede - chiari, omo­ge­nei, uni­voci. Con que­sto si intende che su tutte le dispo­si­zioni oggetto di cia­scun que­sito chi vota possa deter­mi­narsi uni­vo­ca­mente per il sì o per il no. Ogni que­sito deve avere un punto focale. Nelle parole della Corte, una «matrice razio­nal­mente uni­ta­ria».

Quali que­siti? La scelta è poli­tica, ed è la prima da fare. Una volta assunta, si può guar­dare alla for­mu­la­zione tec­nica. Per la scuola, pos­siamo ad esem­pio pen­sare al preside-sceriffo, all’alternanza scuola-lavoro, al bonus sco­la­stico (da for­mu­lare con par­ti­co­lare cau­tela, soprat­tutto per la pos­si­bile inter­fe­renza con la finanza pub­blica), o altri che l’assemblea del 5–6 set­tem­bre voglia sce­gliere. Sag­gezza vuole che si guardi a que­siti che non siano divi­sivi nel movi­mento pro­mo­tore, e par­lino anche al di fuori. Il sapore del cor­po­ra­ti­vi­smo può ucci­dere un refe­ren­dum già nella rac­colta delle firme. Men­tre va favo­rito l’incontro con movi­menti volti a obiet­tivi diversi, ma poten­zial­mente siner­gici in una comune stra­te­gia refe­ren­da­ria (legge elet­to­rale, Jobs Act, ambiente). Al tempo stesso, l’iniziativa refe­ren­da­ria non pre­clude la diversa e auto­noma via della que­stione di costi­tu­zio­na­lità sol­le­vata in sede di impu­gna­tiva di prov­ve­di­menti ammi­ni­stra­tivi adot­tati in appli­ca­zione della riforma.

La scelta di quali que­siti e quando deve con­si­de­rare sia la rac­colta di 500.000 firme (per sicu­rezza, 600.000) secondo la legge 352/1970, sia la neces­sità di por­tare al voto oltre 25 milioni di ita­liani. Pas­saggi non impos­si­bili, ma certo non facili. Soprat­tutto con­si­de­rando che Renzi tra­durrà ogni refe­ren­dum in un ple­bi­scito su se stesso e sul cam­bia­mento. Biso­gnerà tro­vare parole d’ordine chiare, sem­plici, vicine all’animo di chi firma per i refe­ren­dum, e di chi vota.

Il refe­ren­dum ex arti­colo 75 era per i costi­tuenti un cor­ret­tivo mar­gi­nale in un sistema cen­trato sulle assem­blee elet­tive e sulla rap­pre­sen­tanza poli­tica. La ridu­zione degli spazi di demo­cra­zia alla quale oggi assi­stiamo spinge a una nuova sta­gione, che può tro­vare nel refe­ren­dum un punto essen­ziale del com­ples­sivo sistema di checks and balan­ces. La via è già oggi dif­fi­cile. E capiamo anche meglio quanto sia peri­co­loso il dise­gno della riforma costi­tu­zio­nale in discus­sione in senato, che rende il per­corso refe­ren­da­rio - a mio avviso - ancora più imper­vio. Al popu­li­smo lea­de­ri­stico e auto­cra­tico dob­biamo con­trap­pore la demo­cra­zia dei gufi.
Show Comments: OR

copy 2

COPYRIGHT
I materiali pubblicati in questa colonna sono ripresi da altri strumenti d’informazione precisamente indicati in apertura di ogni articolo.

La redazione non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite eventuali collegamenti, forniti come semplice servizio a coloro che visitano eddyburg.it. Lo stesso dicasi per i siti che eventualmente forniscano dei link alle risorse qui contenute. Il semplice fatto che eddyburg.it fornisca eventuali collegamenti, non implica una tacita approvazione dei contenuti dei siti stessi, sulla cui qualità, affidabilità e grafica è declinata ogni responsabilità.

I documenti e le immagini pubblicate in questa colonna del sito sono quasi tutti tratti da Internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; inoltre sono pubblicati senza alcun fine di lucro. In ogni caso, qualora qualcuno di detti documenti o immagini violasse specifici diritti di autore, si prega di comunicarcelo per la relativa rimozione.