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mercoledì 16 settembre 2015

Noi, le città europee dell’accoglienza

Da Barcellona e Madrid a Parigi, da Lesbo a Lampedusa. I sindaci chiedono agli stati di essere messi nelle condizioni di offrire asilo a chi fugge dalla guerra. «Non si tratta di un gesto di carità. Si tratta di garantire un diritto umano». Il manifesto, 15 settembre 2015

L’Europa si gioca la pro­pria cre­di­bi­lità. Non pos­siamo rima­nere impas­si­bili quando la morte incombe quo­ti­dia­na­mente sulle nostre spiagge, men­tre migliaia di fami­glie che fug­gono dalla guerra in Africa, Medio Oriente e Asia Cen­trale si ammas­sano nei porti, nelle sta­zioni, nei treni e nelle strade in attesa di una rispo­sta uma­ni­ta­ria da parte dell’Europa.

Siamo respon­sa­bili di fronte ai nostri cit­ta­dini che esi­gono da noi misure urgenti e pon­gono a nostra dispo­si­zione le risorse e i mezzi per faci­li­tare l’accoglienza. Siamo respon­sa­bili di fronte ai paesi limi­trofi che accol­gono rifu­giati molto oltre le pro­prie pos­si­bi­lità — solo in Libano ci sono 1,1 milioni di rifu­giati, ovvero il 25% della popo­la­zione del paese. Siamo respon­sa­bili di fronte all’idea stessa che ha fatto nascere l’Europa, fon­data sulle ceneri della Seconda Guerra Mon­diale, sulla ver­go­gna dell’olocausto e sulla scon­fitta dei fasci­smi, per assi­cu­rare un futuro di pace, pro­spe­rità e fra­ter­nità per le future gene­ra­zioni. Dob­biamo essere all’altezza della pro­messa fatta di fronte al nostro con­ti­nente in rovina: «Mai più».

La nostra mag­gior respon­sa­bi­lità è di fronte al genere umano. Se con­ti­nuiamo ad alzare muri, chiu­dere fron­tiere, lasciando il lavoro sporco ad altri stati per­ché siano loro a fare da gen­darmi delle nostre fron­tiere, che mes­sag­gio lan­ciamo al mondo? Che volto dell’Europa riflette que­sto Mare Medi­ter­ra­neo coperto da corpi senza vita?

Noi, le città euro­pee, siamo pronte a diven­tare luo­ghi d’accoglienza. Noi, le città euro­pee, vogliamo dare il ben­ve­nuto ai rifu­giati e alle rifu­giate. Sono gli Stati a rico­no­scere lo sta­tuto d’asilo, ma sono le città a dare soste­gno. Sono i muni­cipi lungo le fron­tiere, come le isole di Lam­pe­dusa, Kos e Lesbos, i primi a rice­vere i flussi delle per­sone rifu­giate; e sono i muni­cipi euro­pei che dovranno acco­gliere que­ste per­sone e garan­tir­gli di poter ini­ziare una vita, lon­tano dai peri­coli da cui sono riu­sciti a scappare.

Per ciò dispo­niamo di spa­zio, ser­vizi e, la cosa più impor­tante, della volontà dei cit­ta­dini di farlo. I nostri ser­vizi muni­ci­pali stanno già lavo­rando in piani di acco­glienza per assi­cu­rare pane, tetto e dignità a chi fugge dalla guerra e dalla fame. Manca solo l’aiuto degli Stati.

Come sostiene UNGHR, siamo di fronte alla più grande crisi di rifu­giati fin dalla fine della Seconda Guerra Mon­diale. Da Voi, governi degli Stati e dell’Unione Euro­pea, dipende che que­sta crisi uma­ni­ta­ria non si tra­sformi in una crisi di civiltà, una crisi dei valori fon­da­men­tali delle nostre demo­cra­zie. Durante anni, i governi euro­pei hanno desti­nato la mag­gio­ranza dei fondi per l’asilo e le poli­ti­che migra­to­rie a blin­dare le nostre fron­tiere, con­ver­tendo l’Europa in una fortezza.

Que­sta poli­tica sba­gliata è la causa del fatto che il Medi­ter­ra­neo si sia con­ver­tito in una tomba per migliaia di rifu­giati che pro­vano ad avvi­ci­narsi e con­di­vi­dere la nostra libertà. È venuto il momento di cam­biare le prio­rità: desti­nare i fondi neces­sari per garan­tire l’accoglienza dei rifu­giati in tran­sito, appog­giare con risorse le città che si sono offerte come luo­ghi di rifu­gio. Non è il momento delle parole e dei discorsi vuoti, è il momento di agire.

Ieri si è svolto a Bru­xel­les il sum­mit dei Mini­stri degli Interni e di Giu­sti­zia dei paesi mem­bri della Ue per discu­tere la crisi dei rifu­giati. Abbiamo chie­sto loro di non girare le spalle alle città, di ascol­tare il cla­more che si alza nelle nostre strade. Abbiamo biso­gno dell’appoggio e la coo­pe­ra­zione degli Stati, dell’Unione Euro­pea e delle isti­tu­zioni inter­na­zio­nali per assi­cu­rare l’accoglienza.

È tempo di costruire la sto­ria di un’Europa per la quale essere rico­no­sciuti dal resto dei popoli del mondo e ricor­dati dalle gene­ra­zioni che ver­ranno. Non lascia­teli soli, non lascia­teci sole.

Ada Colau sin­daca di Bar­cel­lona
Anne Hidalgo sin­daca di Parigi
Spy­ros Gali­nos sin­daco di Lesbo

Giusi Nico­lini sin­daca di Lampedusa

Hanno inol­tre ade­rito al mani­fe­sto Manuela Car­mena, sin­daca di Madrid; Xulio Fer­reiro, sin­daco di La Coruña; José María Gon­zá­lez, “Kichi”, sin­daco di Cadice; Mar­tiño Noriega, sin­daco di San­tiago de Com­po­stela, Pedro San­ti­steve, sin­daco di Saragozza.
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