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lunedì 28 settembre 2015

Lyon Confluence: un quartiere nato due volte.

La Confluence è il più importante intervento di trasformazione urbana in corso a Lione. Ne raccontiamo brevemente la storia, così come l'abbiamo conosciuta in occasione di un viaggio della "scuola di eddyburg". In calce, alcuni documenti per chi vuole approfondire (m.b.)


Poco a valle del centro storico di Lione, la Saone e il Rodano si uniscono tra loro. Alla fine del settecento, Antoine Perrache, ingegnere e imprenditore, avvia un imponente opera di rettifica e regimazione del Rodano. Il punto di confluenza viene spostato di qualche chilometro a valle, ricavando una striscia di terreno di circa 200 ettari, destinata a depositi e attività industriali. 
L’area prende ufficialmente il nome del suo ideatore, quartiere Perrache, ma i Lionesi la chiamano "Derrière le voûtes" (oltre i sottopassi): per raggiungerla occorre infatti superare la barriera formata dalla ferrovia e - dopo il 1970 - dall'autostrada. Isolata dal resto della città, l'area ospita, nel novecento, industrie e depositi, due prigioni, il mercato all'ingrosso e un quartiere operaio.
In seguito al progressivo declino dell'industria pesante si comincia a pensare a una possibile riconversione. Il sindaco Raymond Barre - nel 1996 - indice un concorso internazionale per la redazione di un masterplan. Alla base del progetto c'è un obiettivo ambizioso: riconquistare a usi urbani un'area che, anche nell'immaginario delle persone, è considerata un luogo degradato e poco piacevole per vivere. Per costruire il consenso si apre una fase di consultazione pubblica. 24.000 lionesi visitano l'esposizione del progetto vincitore e inviano 1000 osservazioni scritte alla municipalità. Il dibattito è serrato, ma la scelta di fondo non è messa in discussione. Comune e Grand Lyon (l'associazione intercomunale, corrispondente alla città metropolitana) siglano un accordo per la trasformazione dell'area. Viene istituita una società di scopo (l'equivalente di una società di trasformazione urbana), con il compito di definire tutte le operazioni preliminari nei successivi quattro anni: piano esecutivo, acquisizione dei suoli, avvio dei lavori preparatori e dell'attribuzione dei primi lotti agli operatori privati.

Il progetto vincitore del concorso, redatto da Oriol Bohigas (l'urbanista che, pochi anni prima, aveva trasformato il volto di Barcellona), non viene realizzato, anche a seguito delle critiche ricevute nel dibattito pubblico. La nuova amministrazione di centro sinistra, guidata dal sindaco Gerard Colomb, ne affida la revisione allo studio Grether-Desvigne. Si opta per uno “schema direttore” da attuarsi nel tempo con interventi autonomi. Lo slogan utilizzato è: uno schema-mille progetti e, in effetti, la Confluence è anche un catalogo di architetture griffate, tra cui Coop Himmelbau, Odille Decq, Jakob+MacFarlane, Kengo Kuma, Fuksas, Herzog & de Meuron. Le risorse investite sono imponenti: oltre 1 miliardo di euro per la prima fase, riguardante 40 ettari su 150 complessivi e le principali infrastrutture. Per segnare la discontinuità col passato, al quartiere viene dato un nome nuovo: La Confluence.
Quindici anni dopo, la trasformazione dell'area può dirsi a buon punto. Una nuova linea tranviaria attraversa l'area e la connette alle principali stazioni ferroviarie e della metropolitana. Un nuovo ponte pedonale, un grande museo e un parco sono posizionati all'estremità meridionale, nel punto di unione dei due fiumi. Nel cuore dell'area è realizzata una darsena interna - una sorta di piazza d'acqua - sulla quale affacciano le residenze, gli spazi commerciali e ricreativi e la nuova sede della Regione Rhone-Alpes. A nord, l'insediamento storico è oggetto di una progressiva riqualificazione, tuttora in corso. La municipalità vi trasferisce parte degli archivi comunali, l'università cattolica si insedia nelle vecchie prigioni, il recupero delle quartiere operaio è agevolato con sussidi pubblici. Le rive della Saone sono attrezzate come una lunga "promemade" nella quale si svolgono iniziative culturali ed eventi che invogliano i lionesi a scoprire il nuovo volto del quartiere e aumentano l'attrattività potenziale per gli operatori. A sud è conservata una parte produttiva, ma le nuove attività che si insediano sono legate al terziario, alla cultura e all'informazione (la nuova sede di Euronews è ospitata in un iconico cubo verde), al turismo. Nella nuova parte residenziale, dove vivono circa 8000 nuovi abitanti, un quarto degli alloggi è riservato all'edilizia sociale nelle sue diverse declinazioni. L'edilizia libera e quella sociale sono compresenti in ciascun lotto, a volte anche nello stesso edificio. Infine, l'attenzione al risparmio energetico, alla mobilità lenta, agli spazi collettivi e al verde contribuisce a definire il profilo del quartiere, pienamente allineato a quello dei nuovi ecoquartieri sorti nelle maggiori città nordeuropee.

L'esperimento di rigenerazione sembra pienamente riuscito. A ben vedere, la creazione della penisola alla fine del settecento e la sua radicale trasformazione due secoli dopo sono legate tra loro: entrambe sono state concepite e realizzate da un'amministrazione pubblica ambiziosa, determinata a costruire solide basi per lo sviluppo futuro della città. Occorre constatare che nessuno, nel nostro paese, è in grado di fare altrettanto.

Abbiamo visitato il quartiere della Confluence il 19 settembre 2015, nell'ambito dell'iniziativa Una città un piano organizzata dalla scuola di eddyburg. Ci ha guidato Nicolas Bruno Jacquet, architetto di Lione.

Per saperne di più si possono scaricare il volantino con i dati essenziali e due documenti che illustrano la storia del quartiere e la parte residenziale. Altre informazioni sono disponibili sul sito della società di trasformazione Lyon Confluence.
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