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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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DAI MEDIA

sabato 12 settembre 2015

L’invasione del tappeto rosso

«Venezia. Alla Mostra la Marcia delle donne e degli uomini scalzi. Tanti i migranti: "Quali clandestini, siamo cittadini"». Il manifesto, 12 settembre 2015


Come da copione, la Mar­cia delle donne e degli uomini scalzi di Vene­zia si con­clude sul tap­peto rosso della Mostra del cinema: per una volta a cal­carlo non sono le star del jet set ma Kaled, Samir, Niham e ideal­mente, con loro, i tanti rifu­giati che chie­dono acco­glienza in tutta Europa.

Qual­che migliaio di mani­fe­stanti, rigo­ro­sa­mente a piedi nudi, hanno attra­ver­sato il Lido: tante donne, ragazzi e ragazze, tra loro decine di migranti. Soprat­tutto dall’Africa: Nige­ria, Gam­bia, Sene­gal. Si vedono anche ban­diere del sin­da­cato: spic­cano quelle verdi della Cisl, ma ci sono pure iscritti della Uil, e una nutrita rap­pre­sen­tanza della Cgil, con in testa la segre­ta­ria Susanna Camusso.

Folto anche il drap­pello di poli­tici, ma se si eccet­tua il vignet­ti­sta Staino dell’Unità, della galas­sia ren­ziana non si vede nes­suno. In qual­che modo, si tratta di “ex”: l’ex segre­ta­rio di Sel Nichi Ven­dola, la ex mini­stra Livia Turco, gli ex pid­dini Ste­fano Fas­sina e Pippo Civati. Avvi­stato anche l’ex sin­daco di Padova ed ex mini­stro Fla­vio Zano­nato. A rias­su­mere la piat­ta­forma della mani­fe­sta­zione è Giu­lio Mar­con, di Sel, che con il regi­sta Andrea Segre, altri attori e arti­sti, un vasto arco di asso­cia­zioni, ha orga­niz­zato in pochi giorni le marce in tutta Ita­lia: «La prima urgenza — spiega — è quella di alle­stire cor­ri­doi uma­ni­tari sicuri e pro­tetti, a livello euro­peo. Si dovrebbe poter fare già nei paesi di ori­gine, o a pochi chi­lo­me­tri dalle coste, inter­cet­tando i bar­coni per sal­vare chi fugge. E acco­gliere tutti, innan­zi­tutto, cali­brando poi l’intervento a seconda che si tratti di rifu­giati o di migranti economici”.

Il tema main­stream, quello che nella ver­sione Mer­kel, o in quella di Sal­vini, impone una netta distin­zione tra chi acco­gliere e chi riman­dare a casa, qui non sem­bra porre dubbi: tutti con­cor­dano sulla neces­sità di non discri­mi­nare. Lo spie­gano Rita e Filo­mena, due gio­vani sorelle della Con­gre­ga­zione Char­les de Fou­cauld di Fermo, casa di acco­glienza per migranti: «Gli uomini sono tutti uguali, e non puoi sele­zio­nare. Poi anche chi fugge dalla fame, chi tenta di soprav­vi­vere con i pro­pri figli, è come se venisse da una guerra. Noi cer­chiamo di far inte­grare le per­sone che stanno da noi: adesso alcuni di loro stanno creando una coo­pe­ra­tiva con diversi mestieri».

«Da Vene­zia a Kobane, da Buda­pest a Bru­xel­les: #apie­di­scalzi #refu­gee­swel­come». «Io non sono un peri­colo, io sono in peri­colo». «Abbiamo biso­gno di docu­menti». Tanti gli slo­gan por­tati sui car­telli dai migranti, men­tre i cen­tri sociali del Nor­dest — tra loro Luca Casa­rini — scan­di­scono «La nostra Europa non ha con­fini, siamo tutti clan­de­stini», con la dop­pia ver­sione finale: «siamo tutti cit­ta­dini». A metà strada ven­gono messe a dispo­si­zione diverse baci­nelle di tem­pere colo­rate: chi vuole può bagnarsi i piedi e lasciare le pro­prie orme sul via­lone che porta al Casinò.

San­kung, un ragazzo del Gam­bia, spiega di essere ospite con altri 50 immi­grati in un albergo di Chiog­gia: le pro­ce­dure per vagliare le loro richie­ste di asilo sono len­tis­sime, così c’è chi è da oltre un anno in attesa. E visto che non hanno docu­menti, per il momento non pos­sono nean­che cer­carsi un lavoro rego­lare. Il gruppo è accom­pa­gnato da Elena Fava­retto, dell’associazione di volon­ta­riato Migran­tes: spiega che la com­mis­sione di Padova, che ha in carico le loro richie­ste, con­cede gli asili con il con­ta­gocce. Gian­luca Schia­von, del Prc, spiega che il suo par­tito sta spe­ri­men­tando l’accoglienza nelle sedi locali in diverse città.

Tra i bon­ghi e i canti dei migranti e le musi­che dif­fuse dal camion­cino dell’organizzazione, risuo­nano le parole dell’appello letto dall’attrice Otta­via Pic­colo: «Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha biso­gno di met­tere il pro­prio corpo in peri­colo per poter spe­rare di vivere o di soprav­vi­vere. E’ dif­fi­cile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migra­zione asso­luta richiede esat­ta­mente que­sto: spo­gliarsi com­ple­ta­mente della pro­pria iden­tità per poter spe­rare di tro­varne un’altra. Abban­do­nare tutto, met­tere il pro­prio corpo e quello dei tuoi figli den­tro ad una barca, ad un tir, ad un tun­nel e spe­rare che arrivi inte­gro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai biso­gno». In attesa del ver­tice Ue di lunedì, gli ita­liani e i migranti che hanno mar­ciato oggi in tutto il Paese spe­rano che si apra uno spi­ra­glio per una poli­tica comune dell’asilo e l’istituzione imme­diata di cor­ri­doi umanitari.
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