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domenica 6 settembre 2015

La nuova strategia tedesca e la perdente chiusura ideologica sui rifugiati

«Qualcosa si muove (ma ci voleva la morte di Aylan) anche nelle mentalità: manifestazioni in Francia a favore dell'accoglienza. Una chance per la sinistra, che può rompere l'egemonia culturale dell'estrema destra. Una conseguenza rischiosa: la Francia potrebbe decidere di intervenire con i Mirage in Siria». Il manifesto, 6 settembre 2015


C’è fretta di pren­dere deci­sioni e dalla Ger­ma­nia il vice-cancelliere, Sig­mar Gabriel, approva la pro­po­sta del primo mini­stro austriaco, Wer­ner Fay­mann, che vuole tagliare i fondi ai paesi recal­ci­tranti della Ue che rifiu­tano le quote: «Penso che il can­cel­liere austriaco abbia asso­lu­ta­mente ragione quando dice che i soldi devono ces­sare di cir­co­lare se non arri­viamo a una poli­tica comune sui rifu­giati». I paesi del gruppo di Vise­grad (Polo­nia, Unghe­ria, Slo­vac­chia, Repub­blica Ceca), che hanno il chiaro appog­gio dei Bal­tici, sono ormai sotto pressione.

L’Europa soc­chiude la porta, per­mette solo ai rifu­giati da zone di guerre di met­tersi in coda e riba­di­sce che respin­gerà con deter­mi­na­zione tutti coloro che pre­ten­dono di entrare pro­ve­nendo da «paesi sicuri». Ma qual­cosa si sta muo­vendo, dopo mesi di blocco.

I cit­ta­dini euro­pei comin­ciano a muo­versi, come se il muro ideo­lo­gico die­tro il quale in cui si erano volon­ta­ria­mente chiusi, stesse anch’esso aprendo delle brecce.

Ieri, in Fran­cia – dove un son­dag­gio (fatto però prima della foto di Aylan che ha scosso le coscienze) dice che il 52% non vuole pro­fu­ghi – ci sono state varie mani­fe­sta­zioni a favore dell’accoglienza. A Parigi (con la ban­diera siriana sulle sta­tue a place de la Répu­bli­que), Tolosa, Bor­deaux, Mont­pel­lier, Nan­tes, Stra­sburgo dei cit­ta­dini sono scesi in piazza per chie­dere un cam­bia­mento di poli­tica, «wel­come», «aprite le frontiere».

Migliaia di per­sone hanno rispo­sto agli appelli delle orga­niz­za­zioni uma­ni­ta­rie, pronti ad acco­gliere dei pro­fu­ghi a casa, per qual­che giorno o set­ti­mana. Jean-Claude Mas, segre­ta­rio gene­rale della Cimade, spera: «forse ci sono le con­di­zioni emo­tive e poli­ti­che per un elettrochoc».

In altri ter­mini, una brec­cia sem­bra essersi aperta nell’egemonia ideo­lo­gica dell’estrema destra, che sem­brava aver preso i soprav­vento. I Repub­bli­cani, il par­tito di Sar­kozy, si arrocca sulla linea dura, accusa Hol­lande di «vol­ta­fac­cia» per aver accet­tato il «mec­ca­ni­smo di redi­stri­bu­zione», cioè le quote, mostra un volto tri­ste ma già alcuni (per­sino Fra­nçois Fil­lon) comin­ciano a pren­dere le distanze da una posi­zione che non fa che rical­care quella del Fronte nazio­nale, nel frat­tempo riu­nito per la sua Uni­ver­sità d’estate, impan­ta­nato nella que­relle fami­gliare dei Le Pen. Il primo mini­stro, Manuel Valls, riprende qual­che colore respin­gendo tutta la destra in un «blocco reazionario».

La sini­stra sem­bra respi­rare di nuovo un po’. Il Ps orga­nizza mar­tedì un «grande mee­ting» a Parigi «in soste­gno della città soli­dali con i rifu­giati», che offrono ospi­ta­lità. Mar­tedì ci sarà un’altra mani­fe­sta­zione della sini­stra per il diritto d’asilo.

Sono dei primi segnali. La legi­sla­zione della Ue per­mette la pro­te­zione tem­po­ra­nea in caso di afflusso mas­sic­cio di per­sone che chie­dono asilo. Il governo fran­cese potrebbe tro­vare qui la pos­si­bi­lità di recu­pe­rare nel pro­prio elet­to­rato, più che deluso dalle scelte di poli­tica eco­no­mica, non distin­gui­bili da quelle della destra. In Austria e in Ger­ma­nia dei cit­ta­dini hanno mostrato soli­da­rietà, come mai nel recente passato.

A Lus­sem­burgo, i mini­stri degli esteri, in una riu­nione che Mrs.Pesc Fede­rica Moghe­rini ha defi­nito «dif­fi­cile», hanno cer­cato di tro­vare una solu­zione per la redi­stri­bu­zione dei rifu­giati. Il clima è stato «pesante», rias­sume un diplo­ma­tico. La spac­ca­tura tra est e ovest dell’Europa resta, il gruppo di Vise­grad, in un lungo comu­ni­cato, la vigi­lia ha rifiu­tato quote e solidarietà.

La crisi dei rifu­giati potrebbe però por­tare anche a deci­sioni estre­ma­mente rischiose. Se ne saprà di più domani, alla con­fe­renza stampa di Fra­nçois Hol­lande, ma secondo Le Monde la Fran­cia si pre­para a inter­ve­nire in Siria. Finora, l’aviazione fran­cese era solo pre­sente nei cieli dell’Iraq e in Siria for­niva un mode­sto soste­gno ai demo­cra­tici, con­tro Isis e con­tro Assad. Ma, da otto­bre, i Mirage 2000 potreb­bero par­te­ci­pare a mis­sioni in Siria, a fianco degli Usa, Gran Bre­ta­gna e Canada,
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