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L’anno scorso in protesta all’inquinamento, gli artisti di Chengdu hanno messo maschere di cotone filtranti smog sulle statue (e sono stati arrestati). Le emissione di anidride carbonica salgono, Trump esce dall’accordo di Parigi e la pianificazione non si pone il problema. Non ci restano che le maschere? (i.b.)

scritta dai media

DAI MEDIA

giovedì 10 settembre 2015

La miseria morale della dirigenza neoliberista

Europa e migranti. Finalmente una visione consapevole del dramma che stiamo vivendo: non è solo la Siria, non sono solo le guerre guerreggiate, è la guerra ostinata degli stati capitalisti del Nord e del Sud, dell'Est e dell'Ovest che ha generato per decenni miseria e oppressione, e prosegue ancora oggi. Il manifesto, 10 settembre 2015


Quando la glo­ba­liz­za­zione cessa di pre­sen­tarsi sotto forma di merci e di capi­tali, e assume l’aspetto di umani indi­vi­dui, addi­rit­tura di popoli in fuga, allora il pen­siero unico neo­li­be­rale pre­ci­pita in con­fu­sione. La libertà della sua assor­dante reto­rica riguarda i soldi e le cose, non gli uomini. Per le per­sone, la libertà di tran­sito non può essere uguale a quella delle merci. È fac­cenda più com­pli­cata. E dun­que la coe­renza teo­rica viene abban­do­nata e si passa all’uso delle mani.

Di fronte al feno­meno migra­to­rio il ceto poli­tico euro­peo, salvo rare ecce­zioni, è caduto negli ultimi mesi assai al di sotto dell’intelligenza nor­male delle cose, della capa­cità di cogliere non tanto la sovra­stante e incon­tra­sta­bile potenza di un pro­cesso sto­rico. In que­sto la mise­ria morale del suo atteg­gia­mento, che ha assunto la fac­cia truce dell’intransigenza con­tro i dere­litti del mondo, col tempo resterà incan­cel­la­bile più per il lato ridi­colo che per la fero­cia. Lea­der e uomini di governo ci sono apparsi nell’atto di voler svuo­tare l’oceano con il cuc­chiaino. Ma segno ancor più rile­vante di una medio­crità poli­tica senza pre­ce­denti è l’incapacità di rap­pre­sen­tare gli inte­ressi di lungo periodo dei rispet­tivi capi­ta­li­smi nazio­nali, di cui sono i solerti ser­vi­tori. Osses­sio­nati dalla con­ser­va­zione del loro potere, con l’occhio sem­pre fisso ai dati del con­senso per­so­nale, gover­nanti e poli­tici di varia taglia hanno di mira il solo scopo di vin­cere la com­pe­ti­zione elet­to­rale in cui sono peren­ne­mente impe­gnati con­tro avver­sari e sodali. E per­ciò sono spa­ven­tati dalle dif­fi­coltà dei pro­blemi orga­niz­za­tivi che l’arrivo dei migranti pon­gono nell’immediato.

La loro cam­pa­gna elet­to­rale può rice­verne solo danno. Se negli ultimi giorni le bar­riere sono cadute è per­ché – come è apparso chiaro – la vastità di massa e l’irruenza incon­te­ni­bile del movi­mento di popolo poteva, da un momento all’altro, pre­ci­pi­tare in un mas­sa­cro. Rischiava di rap­pre­sen­tare agli occhi del mondo, ancora in Europa, una nuova forma di olo­cau­sto nel glo­rioso terzo mil­len­nio. E la Ger­ma­nia, soprat­tutto la Ger­ma­nia, con il suo pas­sato, non poteva permetterselo.

Ma chi ha la testa sol­le­vata al di sopra della palude della nano­po­li­tica sa che il feno­meno migra­to­rio è di lunga data, è solo esploso a causa delle guerre recenti in Oriente e in Africa. L’Human Deve­lo­p­ment Report 2009, dedi­cato dalle Nazioni Unite a Human mobi­lity and deve­lo­p­ment, ricor­dava che «« Ogni anno, più di 5 milioni di per­sone attra­ver­sano i con­fini inter­na­zio­nali per andare a vivere in un paese svi­lup­pato.»» E i mag­giori e quasi esclu­sivi cen­tri di attra­zione erano e sono gli Usa e l’Europa.Una migra­zione immane che dalla metà del secolo scorso ha spo­stato circa 1 miliardo di per­sone fuori dai luo­ghi in cui erano nate. Come potrebbe essere diver­sa­mente? Il capi­ta­li­smo usa due potenti leve per sra­di­care i popoli dalle pro­prie terre.

La prima è quella dello “svi­luppo”, la tra­sfor­ma­zione delle eco­no­mie agri­cole in primo luogo, la distru­zione della pic­cola pro­prietà col­ti­va­trice a favore delle grandi aziende mec­ca­niz­zate, la nascita di poli indu­striali, lo svuo­ta­mento delle cam­pa­gne, la for­ma­zione di mega­lo­poli e di scon­fi­nate bidon­ville. E lo svi­luppo, che in tanti paesi avanza attra­verso vasti dibo­sca­menti e la rot­tura di equi­li­bri natu­rali seco­lari, il sac­cheg­gio neo­co­lo­niale delle risorse, genera anche altre migra­zioni: quella dei pro­fu­ghi ambien­tali, che fug­gono da inon­da­zioni o da pro­lun­gate siccità.

L’altra leva, sem­pre più attiva, è il potere incon­te­ni­bile di attra­zione che le società pro­spere dell’Occidente eser­ci­tano sulle menti delle popo­la­zioni immi­se­rite, depor­tate, segre­gate che si agi­tano nei vari angoli del mondo. Occorre tenerlo bene in mente: ogni giorno, anche nel più remoto vil­lag­gio afri­cano, gra­zie a un’antenna satel­li­tare va in onda lo spet­ta­colo della più fla­grante ingiu­sti­zia che lacera il destino delle genti sul nostro pia­neta. Uno spet­ta­colo gran­dio­sa­mente tra­gico che i dan­nati della Terra non ave­vano mai visto nei secoli e nei decenni pas­sati. I mise­ra­bili, gli affa­mati, gli inva­lidi, i reclusi, le donne segre­gate, pos­sono vedere dall’altra parte del mondo i loro simili, uomini e donne come loro, ric­chi, sazi, sani, liberi. E que­sto spet­ta­colo genera due scelte, ormai ben evi­denti: l’estremismo ter­ro­ri­sta o la fuga di massa.

Ma il ceto poli­tico euro­peo, che vive alla gior­nata – non quello gover­na­tivo ame­ri­cano, che dispone di cen­tri di ana­lisi stra­te­gica e di pro­ie­zioni di lungo periodo – non com­prende, per spe­ci­fica mise­ria intel­let­tuale, nep­pure l’interesse del capi­ta­li­smo che ha scelto di rap­pre­sen­tare. Dimen­tica, ad esem­pio, che l’immigrazione di popo­la­zione “latina” negli Usa è stata una delle grandi leve del boom eco­no­mico degli anni ’90 in quel paese. Ma soprat­tutto non com­prende quali van­taggi una forza lavoro gio­vane e abbon­dante pro­cu­rerà alle imprese euro­pee nei pros­simi anni. E qui è evi­dente che il pro­blema riguarda tutti noi, la sini­stra poli­tica, il sin­da­cato. Siamo stati cer­ta­mente enco­mia­bili nel difen­dere i diritti dei migranti, il valore di civiltà del libero spo­sta­mento delle per­sone oltre le frontiere.



Ma l’arrivo di tanta forza lavoro a buon mer­cato non solo ci impone di vedere le per­sone umane, i tito­lari di diritti intan­gi­bili, oltre le brac­cia da fatica – cosa che in Ita­lia abbiamo ben fatto, anche se solo a parole e senza alcuna mobi­li­ta­zione — ma di cogliere per tempo la sfida che tutto que­sto ci pone. Sfida di orga­niz­za­zione, di pro­po­ste, di solu­zioni, di poli­ti­che. O fac­ciamo un ulte­riore salto di civiltà, tutti insieme, secondo le logi­che della nuova sto­ria del mondo, o regre­diamo tutti insieme. Per strano che possa sem­brare, la sini­stra, in Ita­lia, ha la pos­si­bi­lità, la pos­si­bi­lità teo­rica, di for­nire delle rispo­ste stra­te­gi­che con cui rispon­dere allo sce­na­rio tur­bo­lento e dif­fi­cile che si apre. Ci ritor­nerò pros­si­ma­mente in maniera mirata.
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