responsive_m

Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

mercoledì 30 settembre 2015

Il potere del pensare e del fare

«Sentirsi ingraiani ha significato intensità di spirito critico, tensione continua a lottare pensando possibile una nuova società». Il manifesto, 29 settembre 2015


Ingrao ha imper­so­nato i nostri ideali. Tutti. Li ha ana­liz­zati, appro­fon­diti, discussi. Ne ha misu­rato la con­cre­tezza, l’attualità, l’assunzione da parte delle masse, la resi­stenza alle offese che l’ideologia del capi­tale andava muo­vendo per distor­cerne il senso e per sra­di­carli dalle coscienze. Non si è mai arreso ai dubbi che muo­veva a se stesso ed apren­dosi agli altri e mai atte­nuando o pre­clu­dendo il suo pen­sare ed il suo fare di militante,di diri­gente, di comunista.

Ha voluto sem­pre sen­tire, capire, scru­tare, cri­ti­ca­mente anche quanto a pre­sup­po­sti, tra­di­zioni, metodi, prima di indi­care, inse­gnare, con­durre sin­goli e masse. E capire era per lui pene­trare nella realtà dei rap­porti umani, comin­ciando da quelli di pro­du­zione e coglien­done ogni pro­se­cu­zione, ogni effetto imme­diato e pro­tratto a qua­lun­que altezza e in quale dimen­sione si col­lo­casse, qual­siasi suo pro­filo potesse rile­vare sulla con­di­zione umana nell’età del capitalismo

Del più alto valore è stata la con­ce­zione della demo­cra­zia che Ingrao ha defi­nito e per cui ha com­bat­tuto. Soste­nendo che «il voto non basta». E «non basta» infatti nei regimi che ne iso­lano la rile­vanza e ne limi­tano il potere reale di inci­dere diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente sui rap­porti di potere eco­no­mico, oltre che di quello sociale e di quello politico.

Tanto meno nei regimi che ne distor­cono gli effetti devian­doli da quelli auten­ti­ca­mente rap­pre­sen­ta­tivi. Né basta se non col­le­gato ad altri isti­tuti di par­te­ci­pa­zione diretta alla dina­mica poli­tica. Soste­nendo poi la coor­di­na­zione di tutte le assem­blee elet­tive come con­di­zione e stru­mento di una demo­cra­zia che per­vada l’intera com­ples­sità isti­tu­zio­nale della aggre­ga­zione umana a forma stato. Soste­nendo, infine, con grande luci­dità ed eguale fer­mezza la neces­sità di opporsi alla deca­denza di civiltà poli­tica, cul­tu­rale e morale che andava matu­rando in Ita­lia con la cri­mi­nosa pro­spet­tiva di un uomo solo al comando.

In modo diverso, sen­tirsi ingra­iani ha signi­fi­cato inten­sità di spi­rito cri­tico, ten­sione con­ti­nua a lot­tare pen­sando pos­si­bile una società in cui il « libero svi­luppo di cia­scuno sia con­di­zione del libero svi­luppo di tutti».
Show Comments: OR