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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

mercoledì 16 settembre 2015

Il leader dei Labour più a sinistra della storia

 «La svolta Labour. “Bisognerà avere pazienza, ma i morti viventi sono stati sconfitti. La politica inglese è tornata finalmente a vivere”». Il manifesto, 15 settembre 2015 (m.p.r.)


Le iro­nie della sto­ria non man­cano mai di sor­pren­dere. Con qual­siasi cri­te­rio lo si misuri, Jeremy Cor­byn è il lea­der più di sini­stra nella sto­ria del Labour party. Capi­sce che chi fa male fuori non potrà fare molto meglio a casa.

Tra i mem­bri del par­la­mento è l’antimperialista più con­vinto. La prova è il para­gone con gli ante­nati poli­tici. Il socia­li­smo di Keir Har­die anna­spava nei campi di bat­ta­glia della prima guerra mon­diale. Cle­ment Attlee è stato un grande rifor­ma­tore sul piano interno, ma su quello esterno il suo governo approvò il bom­bar­da­mento nucleare di Hiro­shima e Naga­saki. Harold Wil­son redi­stri­buì la ric­chezza ma appog­giò gli Stati uniti in Viet­nam. Come lea­der dell’opposizione, Michael Foot fu un acca­nito sup­por­ter della guerra mossa da Mar­ga­ret That­cher per recu­pe­rare le Malvinas/Falkland.

I gemelli that­che­riani Blair-Brown si accor­da­rono per divi­dersi il potere creando due cor­renti affa­mate di potere con nes­suna dif­fe­renza poli­tica tranne che la fame di Tony Blair era diretta sia al potere che ai soldi. Blair ci ha dato le guerre nell’ex Jugo­sla­via e in Iraq, men­tre Gor­don Brown era ignaro della vul­ne­ra­bi­lità del capi­ta­li­smo finan­zia­rio e spese miliardi di ster­line del con­tri­buente sal­vando ban­che che, una volta pagati i depo­siti, sarebbe stato molto meglio lasciar schiattare.

Entrambi hanno buro­cra­tiz­zato il Labour party neu­tra­liz­zan­done i con­gressi, ridu­cen­dolo a una copia appic­ci­cosa dei Demo­cra­tici ame­ri­cani: tutto show, nes­suna sostanza. Hanno tolto alle sezioni labu­ri­ste locali il diritto a sce­gliere i pro­pri can­di­dati per il par­la­mento, il solo modo per tra­sfor­mare un grande pezzo del Par­lia­men­tary Labour Party (Plp) in una col­le­zione di ragazzi e ragazze d’ufficio super-pubblicizzati insieme a camio­nate di carrieristi.

Tre di loro si sono esi­biti rego­lar­mente nella cam­pa­gna per la suc­ces­sione di un altro della loro cer­chia, Ed Mili­band. La cosa iro­nica è che la riforma del sistema elet­to­rale di par­tito voluta da Mili­band era dise­gnata per pla­care i Blai­riti e i loro com­pa­gni nei media attra­verso l’eliminazione dal par­tito del resi­duo potere del sin­da­cato e l’apertura agli outsi­der, nella mal­de­stra spe­ranza che un elet­to­rato più con­ge­niale avrebbe assi­cu­rato agli estre­mi­sti di cen­tro il domi­nio delle pro­prie politiche.

Erano così fidu­ciosi che un pugno di Blai­riti ha dato a Cor­byn i voti par­la­men­tari neces­sari per eleg­gerlo e rap­pre­sen­tare la sini­stra pur­ché sim­bo­lica, testi­mo­niando così la gene­ro­sità del par­tito e il suo rispetto per la diver­sità. Chi avrebbe mai pen­sato a un ritorno di fiamma così sen­sa­zio­nale? Cer­ta­mente non Cor­byn. E nes­sun altro. Il Guar­dian si è schie­rato per Yvette Coo­per, men­tre i suoi edi­to­ria­li­sti blai­riti denun­cia­vano il dino­sauro di Isling­ton – scor­dando che i più gio­vani amano i dino­sauri e sen­tono la man­canza della spe­cie. Il Daily Mir­ror si è schie­rato per Andy Burnham.

Nes­suno che abbia mai visto o sen­tito Cor­byn può dubi­tare della sua auten­ti­cità. Ho con­di­viso con lui nume­rose piat­ta­forme negli ultimi quarant’anni. Negli argo­menti chiave è sem­pre rima­sto costante. Ciò che è pia­ciuto ai gio­vani, che hanno tra­sfor­mato la sua cam­pa­gna in un movi­mento sociale, è pre­ci­sa­mente ciò che ha sov­ver­tito i tra­di­zio­nali cli­ché poli­tici e media­tici. Cor­byn è stato schietto, discor­sivo, molto di sini­stra, vuole inver­tire le pri­va­tiz­za­zioni delle fer­ro­vie e dei ser­vizi ecce­tera. Molti che si sono regi­strati per votarlo l’hanno fatto per que­sto, e per rom­pere con il blando, poco fan­ta­sioso e privo di visione New Labour.

Cor­byn ha sot­to­sti­mato i cam­bia­menti in Sco­zia, ma que­sto in effetti ha aiu­tato la sua cam­pa­gna. La coorte di par­la­men­tari dello Scot­tish natio­nal party che vuole affos­sare la super­flui e costosi mis­sili Tri­dent, l’elettrizzante discorso d’esordio della ven­tenne Mhairi Black che ha sfi­dato i Tories… Tutto ciò ha aiu­tato la cam­pa­gna di Cor­byn. Se fun­ziona in Sco­zia, per­ché non in Inghilterra?

Dopo che ll Labour ha eletto il loro lea­der più di sini­stra, la stra­grande mag­gio­ranza del gruppo par­la­men­tare labu­ri­sta è nella stretta mor­tale della destra. Chiun­que abbia ascol­tato l’intervento di Sadiq Khan dopo essere stato scelto dal Labour come can­di­dato sin­daco di Lon­dra si è accorto della dif­fe­renza con la cam­pa­gna di Cor­byn. Gli argo­menti di Khan erano tutti pun­tati su quanto iso­lato sarebbe stato Cor­byn nel Plp.

Cor­byn chie­derà al par­tito di unirsi die­tro di lui. Ma non c’è modo di elu­dere il fatto che la mag­gio­ranza del Plp si oppone alle sue poli­ti­che. Credo che cer­che­ranno di for­zarlo a un com­pro­messo dopo l’altro con l’intento di scre­di­tarlo (su modello di Ale­xis Tsi­pras in Gre­cia), ma dubito che pos­sano avere successo.

Cor­byn com­prende gli argo­menti chiave sui quali non è pos­si­bile alcun com­pro­messo. Ci ha fatto cam­pa­gna sopra abba­stanza a lungo. La sua vici­nanza all’agenda dei Verdi non è un segreto, e il solo par­la­men­tare dei Verdi adesso ha nel nuovo lea­der labu­ri­sta un solido soste­ni­tore. Ripren­dersi i tra­sporti pub­blici dagli spe­cu­la­tori è un altro ele­mento. Un’edilizia pub­blica a buon mer­cato per i gio­vani e gli anziani aiuta a rico­struire le comunità.

Un robu­sto regime fiscale che inverta decenni di pri­vi­legi accor­dati ai ric­chi sca­te­nerà la furiosa offen­siva della City, dei suoi media e dei suoi acco­liti poli­tici, ma è con­si­de­rata asso­lu­ta­mente neces­sa­ria. Fin dalla fine degli anni Set­tanta, la redi­stri­bu­zione della ric­chezza a favore dei ric­chi e dei più ric­chi ha con­ti­nuato a cre­scere in Gran Bre­ta­gna, in modo supe­riore a tutti I paese dell’Organizzazione per la coo­pe­ra­zione e lo svi­luppo eco­no­mico (Ocse). Cor­byn non è inte­res­sato al potere per sé o per aumen­tare il suo per­so­nale patrimonio.

Insieme al Par­tito Cor­byn può dav­vero ripor­tare in auge la demo­cra­zia. É l’unico modo per chi sostiene i Labour, di ritro­varsi rap­pre­sen­tati pro­pria­mente in par­la­mento. Ma niente di tutto que­sto sarà facil­mente rea­liz­za­bile, per que­sto è fon­da­men­tale che ci sia un movi­mento potente fuori dal par­la­mento; è l’unico modo per assi­cu­rare che l’agenda di Cor­byn possa essere pie­na­mente onorata.

Niente può acca­dere nel giro di una notte: biso­gna essere pazienti. Alcuni mem­bri labu­ri­sti del par­la­mento diser­te­ranno. Dopo tutto, ave­vano soste­nuto, con­vinti, le misure di auste­rity. Ma ormai sarà impos­si­bile, per­fino per l’auto cen­sura della Bbc, tenere fuori dagli schermi il nuovo lea­der Labour. I morti viventi hanno perso. La poli­tica inglese è tor­nata a vivere.
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