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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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martedì 15 settembre 2015

Europa: il ritorno delle frontiere

Consiglio dei ministri degli Interni a Bruxelles. Le quote sfumano, i reticenti alzano la voce. Molti paesi seguono la Germania e ripristinano le frontiere. Aut aut a Italia e Grecia: hotspot e controlli nel paese di primo arrivo, poi (forse) la redistribuzione. Intanto c'è il via alla fase 2 della missione navale  che permette attacchi agli scafisti. Il manifesto, 15 settembre 2015

La libera cir­co­la­zione rischia di venire tra­volta dal panico in cui sta cadendo la Ue in que­ste ore. I mini­stri degli Interni dei 28 paesi Ue met­tono la sor­dina sulle “quote obbli­ga­to­rie”, men­tre la Ger­ma­nia, dome­nica, seguita ieri da Austria, Slo­vac­chia, Repub­blica ceca e nel tardo pome­rig­gio anche dall’Olanda, ha sospeso Schen­gen rista­bi­lendo i con­trolli alle fron­tiere. Polo­nia e Bel­gio potreb­bero fare la stessa scelta nelle pros­sime ore. Il mini­stro degli Interni fran­cese, Ber­nard Caze­neuve, si piega alle richie­ste delle destre e afferma da Bru­xel­les che “sono già state dispo­si­zioni” per ripri­sti­nare i con­trolli alla fron­tiera con l’Italia “se si ripe­terà una situa­zione simile a quella di alcune set­ti­mane fa” (a Ven­ti­mi­glia), ma giu­dica “stu­pido” fare la stessa cosa al con­fine con la Ger­ma­nia. L’Ungheria da oggi impone lo stato d’emergenza, con l’arresto per chi entra ille­gal­mente, l’utilizzazione di con­tai­ners per ospi­tare i tri­bu­nali alla fron­tiera con la Ser­bia che giu­di­cano senza la pre­senza di inter­preti i pro­fu­ghi trat­tati come cri­mi­nali, richiusi in campi di detenzione.

La deci­sione più con­creta di ieri, presa in mat­ti­nata prima dell’incontro dei mini­stri degli Interni (e della Giu­sti­zia) a Bru­xel­les, è stato il varo della fase 2 della mis­sione navale EuNa­v­For­Med, che per­mette l’uso della forza con­tro gli sca­fi­sti. Le ope­ra­zioni dovreb­bero par­tire da ini­zio otto­bre. Per la redi­stri­bu­zione dei pro­fu­ghi, invece, i mini­stri degli Interni si riu­ni­scono di nuovo l’8–9 otto­bre, ma già si parla di “fles­si­bi­lità” nell’applicazione del ricol­lo­ca­mento dei 120mila del piano Junc­ker. Se i bloc­chi con­ti­nuano, dovrà venire con­vo­cato un ver­tice dei capi di stato e di governo, che rischia di san­cire la frat­tura che ormai mina la Ue.

Fran­cia e Ger­ma­nia, che cer­cano di man­te­nere una par­venza di unione anche se la deci­sione di Ber­lino di sospen­dere Schen­gen è stata accolta come una sberla da Parigi, chie­dono “imme­dia­ta­mente” l’apertura di hotspots in Ita­lia e Gre­cia (e Unghe­ria, ma Orban si autoe­sclude), e affer­mano che faranno un forte “pres­sing” sui part­ner. Per Fra­nçois Hol­lande, “far rispet­tare le fron­tiere esterne è la con­di­zione per poter acco­gliere degna­mente i rifu­giati”. Il mini­stro degli Interni della Baviera, Joa­chim Herr­mann, che non rispar­mia cri­ti­che a Mer­kel per aver inci­tato i pro­fu­ghi a venire in Ger­ma­nia, punta il dito con­tro Ita­lia e Gre­cia, paesi di primo arrivo, secondo lui respon­sa­bili del “caos”.

In pra­tica, riprende alla grande nella Ue lo sca­ri­ca­ba­rile dei pro­fu­ghi. Ange­lino Alfano chiede che “i rim­pa­tri” ven­gano orga­niz­zati da Fron­tex “con i soldi Ue”. Bru­xel­les pro­mette che “gli stati invie­ranno subito fun­zio­nari di col­le­ga­mento” per aiu­tare i paesi di primo arrivo a fare la distin­zione tra chi ha diritto all’asilo e chi deve venire espulso. Caze­neuve parla di “uma­nità e respon­sa­bi­lità”, spe­rando di con­vin­cere i reti­centi alla distri­bu­zione. Per il momento, c’è il pro­gramma pre­sen­tato a giu­gno, per la ricol­lo­ca­zione di 40mila per­sone (con offerte solo “volon­ta­rie” per ricol­lo­care 24mila per­sone già pre­senti in Ita­lia e 16mila che sono in Gre­cia), men­tre è sem­pre in alto mare il mec­ca­ni­smo di ripar­ti­zione per “quote” di altri 120mila. Nei fatti, gli arrivi delle ultime set­ti­mane ren­dono ormai cadu­che que­ste cifre, infe­riori di molto alla realtà. La Com­mis­sione ha messo nel cas­setto la minac­cia di multe per chi non par­te­cipa alla redistribuzione.



Le richie­ste dell’Onu, ancora riba­dite ieri, per “quote obbli­ga­to­rie” e gli appelli della Com­mis­sione a favore di una solu­zione “comune” rischiano di cadere nel vuoto, cosi’ come l’allarme del gruppo S&D: “la poli­tica comune di immi­gra­zione e asilo è l’unica strada per sal­vare l’Europa dalla disin­te­gra­zione”. La posi­zione tede­sca si è di fatto inde­bo­lita, con il vol­ta­fac­cia di Angela Mer­kel di dome­nica, anche se sem­bra fosse desti­nato a far pres­sione sull’est reti­cente. Il por­ta­voce di Mer­kel, Stef­fen Stei­bert, assi­cura che rimet­tere i con­trolli alle fron­tiere “era neces­sa­rio, ma nulla cam­bia” nella poli­tica di acco­glienza di Ber­lino. Per il mini­stro degli Interni, Tho­mas de Mai­zière, deve essere pero’ chiaro che “i richie­denti asilo devono accet­tare il fatto che non pos­sono sce­gliere il paese euro­peo a cui chie­dere pro­te­zione”. Per il mini­stro degli Esteri polacco, Rafal Trza­sko­w­ski, “l’Europa rischia una crisi isti­tu­zio­nale se impone quote obbli­ga­to­rie”, impe­gno ormai sfu­mato nei docu­menti di Bru­xel­les. Il fronte del “no” al piano Junc­ker sulla ridi­stri­bu­zione dei 120mila pro­fu­ghi si è ricom­pat­tato, Unghe­ria ormai fuori dalle regole Ue, con Repub­blica ceca, Slo­vac­chia, Polo­nia, Roma­nia (c’è anche la Dani­marca, ma il paese ha l’opt out su que­sti temi, come Gran Bre­ta­gna e Irlanda). In Fran­cia, l’ex pre­si­dente Nico­las Sar­kozy chiede uno sta­tuto spe­ciale per i rifu­giati di guerra, che dovreb­bero rien­trare in patria una volta tor­nata la pace (que­sta clau­sola in effetti esi­ste, ma è la Com­mis­sione a doverla attivare).
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