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venerdì 25 settembre 2015

Dopo il reportage di Paolo Rumiz un progetto di Franceschini per mettere in salvo l’Appia Antica

«Tre quarti dell’Appia Antica sono scomparsi, e pensare che nelle carte degli anni Cinquanta il percorso era praticamente integro. Eppure dietro a ogni scempio c’è una meraviglia da scoprire». La Repubblica, 24 settembre 2015 (m.p.r.)


Il ministro per i Beni culturali ha annunciato ieri un piano per tutelare il tracciato della strada e per percorrere i cinquecento chilometri che da Roma portano a Brindisi

Il viaggio di andata di Paolo Rumiz lungo le antiche basole dell’Appia Antica è servito a riscoprire la diagonale che attraversa l’Italia del Sud e il paesaggio dimenticato di questa strada che dal 312 a.C. unisce Roma a Brindisi. Ma è stato nel viaggio di ritorno che il giornalista ha potuto «raccogliere ciò che avevo seminato con gli articoli su Repubblica: un mandato da parte del popolo dell’Appia perché le venga restituita la dignità del titolo di Regina Viarum». La camminata di Rumiz e dei suoi quattro compagni ha avuto un primo, buon esito. Ieri il ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini - «rumiziano da sempre», ha confessato - ha annunciato il progetto per un “Cammino dell’Appia Antica”. E lo ha fatto nella sede dell’Archivio Antonio Cederna, il centro di Capo di Bove della Soprintendenza archeologica di Roma che raccoglie l’opera del giornalista e archeologo che nel 1953 iniziò a denunciare lo scempio edilizio dei Gangster dell’Appia Antica.

I tecnici del ministero hanno messo a punto un piano che prevede la pulizia dei tratti di strada supertistiti, il ripristino dei segmenti sepolti, la creazione di un logo e di una app perché sia riconoscibile il tracciato per i “pellegrini laici” disposti a riscoprire quei 533 chilometri di storia maltrattati dal sacco cementizio. «Metteremo a disposizione i beni demaniali che si trovano lungo l’Appia», ha spiegato Franceschini: «Stazioni abbandonate, case cantoniere in disuso, i fari non più operativi potranno diventare ostelli, ristoranti, officine per bici e moto».

Rumiz ha intrapreso un «viaggio d’andata monstre di 30 giorni, di quelli che i giornalisti non fanno più, armato di umiltà e di quello spirito indispensabile che chiede di andare, guardare e raccontare», ha sottolineato il direttore di Repubblica, Ezio Mauro. Il reportage ha messo in luce, anche attraverso il documentario in tre puntate realizzato con Alessandro Scillitani, lo stato di abbandono dell’Appia Antica: mausolei trasformati in pollai, cisterne cementificate, basole trasportate nelle ville, interi tratti interrati, abusi edilizi addosso ai resti, palazzi che sbarrano la strada. Ma anche «interi tratti di mura medievali del Castrum Caetani che, pur essendo dello Stato, si trovano in terreni privati, quindi invisibili come altri antichi sepolcri», ha detto l’archeologa Rita Paris, responsabile dell’area.

La competenza del cartografo Riccardo Carnovalini ha permesso a Rumiz di rintracciare la “retta via” smarrita. «Tre quarti dell’Appia Antica sono scomparsi, e pensare che nelle carte degli anni Cinquanta il percorso era praticamente integro. Eppure - aggiunge Rumiz - dietro a ogni scempio c’è una meraviglia da scoprire. «Oltre il mostro dell’Ilva, che a Taranto ha sommerso l’Appia, c’è il mare stupendo e uno dei musei archeologici più belli d’Europa».

Franceschini, che il 14 ottobre vedrà i presidenti delle quattro Regioni attraversate dall’Appia, punta sull’Art Bonus e «sui “Fondi di sviluppo e coesione” per il restauro dei beni archeologici e la riqualificazione delle strutture per l’accoglienza dei turisti». Uno degli interventi annunciati dal segretario generale del Mibact, Antonia Pasqua Recchia, oltre «all’anfiteatro di Capua, la città di Spartaco», è il molo del porto di Brindisi. Una delle due colonne nel punto in cui l’Appia si getta in Adriatico è sparita.

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