responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
(visualizza le copertine)

scritta dai media

DAI MEDIA

lunedì 28 settembre 2015

Centraline diesel truccate, lo sapeva anche la Ue

«Il primo report alle autorità è del 2013. L’incapacità delle auto­rità rego­la­to­rie in tutta la Ue di denun­ciare que­sti truc­chi porta alla luce il potere delle lobby dell’industria auto­mo­bi­li­stica euro­pea che ha scom­messo molto sui die­sel». Il manifesto, 27 settembre 2015 (m.p.r.)


Le auto­rità Ue sape­vano degli stru­menti per truc­care le misu­ra­zioni delle emis­sioni auto fin dal 2013: lo afferma il quo­ti­diano bri­tan­nico Finan­cial Times, in una rico­stru­zione pub­bli­cata ieri. Tesi, peral­tro, già anti­ci­pata due giorni fa da un arti­colo di Gior­gio Fer­rari su il mani­fe­sto.

Il gior­nale inglese spiega che un rap­porto del Joint Research Cen­ter dell’Ue era stato messo a dispo­si­zione dei ver­tici comu­ni­tari già due anni fa (ma i primi dati risal­gono al 2011), e con­te­neva il sug­ge­ri­mento di effet­tuare i test sui gas inqui­nanti su strada e non “in labo­ra­to­rio”: le offi­cine attrez­zate, cioè, dove si simula l’andatura delle auto. Indi­ca­zione che arriva anche, da almeno un anno, dall’Inter­na­tio­nal Coun­cil on Clean Trans­por­ta­tion (Icct), ente finan­ziato dalle fon­da­zioni create da Bill Hew­lett e David Pac­kard (noti magnati dell’elettronica): è l’Icct, isti­tuto ame­ri­cano, ad aver sve­lato i truc­chi di Volk­swa­gen sul Nox, e ad aver spie­gato che le emis­sioni omo­lo­gate sono supe­rate da quelle su strada addi­rit­tura nell’ordine del 40%.

Il soft­ware, come è noto, era instal­lato nei motori die­sel, e atti­vava una sorta di blocco — o meglio, di forte limi­ta­zione - delle emis­sioni nocive solo quando la mac­china era sot­to­po­sta a dei test: rico­no­sci­bili per­ché la mac­china ha un’andatura più rego­lare e soprat­tutto non effet­tua curve, muo­ven­dosi sem­pre in una sorta di ret­ti­li­neo vir­tuale (la vet­tura è in realtà ferma, si muove su dei rulli, come un tapis rou­lant). Una volta in strada, l’emissione veniva di nuovo “libe­ra­liz­zata”: e via a un inqui­na­mento che, come detto, poteva supe­rare anche del 40% quello misu­rato sul per­corso del test.

Il Finan­cial Times punta il dito sulla lobby dei costrut­tori auto­mo­bi­li­stici, col­pe­vole a suo parere di aver truc­cato il sistema di rile­va­mento dei dati: «L’incapacità delle auto­rità rego­la­to­rie in tutta la Ue di denun­ciare que­sti truc­chi porta alla luce il potere delle lobby dell’industria auto­mo­bi­li­stica euro­pea che ha scom­messo molto sui die­sel - scrive l’Ft - Circa il 53% delle nuove auto ven­dute nella Ue sono die­sel, rispetto al circa 10% dei primi anni ’90».

Quindi, insomma, il die­sel è un grande affare, e così si com­pren­dono gli inte­ressi - e oggi i “drammi” indu­striali e finan­ziari - che gli girano intorno. E il potere delle lobby, a Bru­xel­les, è for­tis­simo, si sa: Green­peace indi­vi­dua una vera e pro­pria “lobby del die­sel”, che avrebbe inve­stito solo nel 2014 ben 18 milioni e mezzo di euro per soste­nere la pro­pria azione e difen­dere il pro­prio “credo”.

La Com­mis­sione Ue, dal canto suo, risponde a que­ste accuse tra­mite un por­ta­voce: spetta ai sin­goli stati, dicono a Bru­xel­les, sco­vare even­tuali truc­chi come quelli messi in piedi da Volk­swa­gen (e in effetti è vero che la rego­la­zione su que­sto ter­reno è lasciata molto agli Stati mem­bri, in par­ti­co­lare ai governi e ai mini­stri dell’Ambiente). Dall’altro lato, le stesse auto­rità della Ue spie­gano di aver voluto intro­durre i test su strada fin dal pros­simo anno: come dire, noi, il nostro, lo abbiamo fatto.

Dal fronte ita­liano ieri ha par­lato il mini­stro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Temo - ha detto - con­se­guenze che mi auguro siano limi­tate. A catena ci potreb­bero essere effetti sull’industria ita­liana che non ha colpa». Il pro­blema, ha sot­to­li­neato Padoan, «non è solo tede­sco ma anche euro­peo, oltre che ame­ri­cano. In que­sto momento l’Europa sta facendo molta fatica a uscire dalle con­se­guenze della reces­sione e se la fidu­cia viene intac­cata, la pro­pen­sione all’investimento si inde­bo­li­sce», men­tre «l’azione di poli­tica eco­no­mica di que­sto governo è volta a con­so­li­dare la fiducia».

Ma inie­zioni “ren­ziane” di fidu­cia o meno, sono comun­que circa 1 milione le auto con la cen­tra­lina truc­cata in Ita­lia, a fronte dei 2,8 milioni di vet­ture tede­sche. In tutto, Volk­swa­gen si pre­para a effet­tuare un maxi-richiamo, scri­vendo per­so­nal­mente a tutti i clienti, che poi potranno effet­tuare una revi­sione, ovvia­mente gratuita.

«Sono in corso i con­trolli per veri­fi­care il danno pro­vo­cato anche in Ita­lia da Volk­swa­gen — ha spie­gato ieri il vice­mi­ni­stro ai Tra­sporti, Ric­cardo Nen­cini — La pre­vi­sione è di chiu­dere que­sta inda­gine entro pochi mesi. C’è una stima di mas­sima che parla di circa 1 milione di vei­coli coinvolti»
Show Comments: OR

copy 2