responsive_m


Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

mercoledì 5 agosto 2015

Una Pubblica Amministrazione al servizio dei partiti

«Il Senato approva una riforma ultra-verticistica e disciplinare. Nelle 15 deleghe rafforzati i poteri della presidenza del Consiglio. Le critiche dei sindacati». Saranno solo i sindacati e qualche gufo a protestare contro la sostituzione di un regime democratico con un regime feudale?  Ma in cima non c'è Carlo Magno, c'è Attila. Il manifesto, 5 agosto 2015

La riforma della pub­blica ammi­ni­stra­zione è stata appro­vata ieri in maniera defi­ni­tiva dal Senato gra­zie alle oppo­si­zioni. Il governo Renzi è stato gra­ziato da Forza Ita­lia che ha votato con­tro il prov­ve­di­mento, garan­tendo il numero legale. Se i voti a favore sono stati 145, 97 sono stati quelli con­trari, senza aste­nuti. Se qual­cuno avesse voluto fare male a Renzi – che ieri dal Giap­pone ha esul­tato a modo suo «abbrac­ciando i gufi» via twit­ter – sarebbe bastato votare con­tro e l’esecutivo si sarebbe schian­tato con­tro il muro del numero legale: 150 i voti neces­sari. Così non è stato e il par­la­mento ha dato carta bianca al governo di fare quello che gli pare con le 15 dele­ghe con­te­nute in una legge com­po­sta da 23 articoli.

Den­tro c’è di tutto: al governo è stata dele­gata la riscrit­tura del testo unico sul pub­blico impiego che inter­verrà sulla «respon­sa­bi­lità» dei dipen­denti pub­blici, cioè dovrà ren­dere con­creta la pos­si­bi­lità di con­durre a ter­mine le azioni disci­pli­nari; modi­fi­cherà il ruolo dei diri­genti vin­co­lan­doli ancora più stret­ta­mente alla poli­tica, reste­ranno in carica quat­tro anni, più due di pro­roga, e dovranno accet­tare il deman­sio­na­mento a fun­zio­nari, all’occorrenza. In caso con­tra­rio saranno licen­ziati. La legge raf­forza oltre modo i poteri di inter­vento della pre­si­denza del con­si­glio nell’ambito delle con­tese tra le ammi­ni­stra­zioni cen­trali che riguar­dano la tutela pae­sag­gi­stica e la salute. Sarà il pre­si­dente del con­si­glio a deci­dere, sen­tito il parere for­male del con­si­glio dei mini­stri. Poteri raf­for­zati anche sulla rior­ga­niz­za­zione degli uffici dei mini­steri sui quali Renzi, o chi per lui, potrà intervenire.

Nei decreti dele­gati, che saranno pre­sen­tati da set­tem­bre, il governo potrà inter­ve­nire su una voce impor­tante della ex-spending review voluta dall’ex com­mis­sa­rio Carlo Cot­ta­relli: la ridu­zione delle par­te­ci­pate. La deci­sione di ridurle da «8 mila a mille» verrà presa nelle segrete stanze di palazzo Chigi. Se sarà presa. Le pre­fet­ture saranno rior­ga­niz­zate, e non ce ne sarà più una per pro­vin­cia. Nascerà l’ufficio ter­ri­to­riale unico dello Stato. Con­ti­nua nel frat­tempo l’opera di ridu­zione delle camere di com­mer­cio vagheg­giata sin dai tempi di Monti: saranno tagliate da 105 a 60. Con­fer­mata la can­cel­la­zione del Corpo fore­stale che sarà assor­bito in un’altra poli­zia, si ritiene dai Cara­bi­nieri. Tra i molti dettagli-spot di una legge-lenzuolo c’è il wi-fi obbli­ga­to­rio per gli uffici pub­blici, scuole e biblio­te­che. Dopo la chiu­sura, diven­te­ranno hot-spot per la cit­ta­di­nanza; la pos­si­bi­lità di pagare via app multe fino a 50 euro; stop a 113, 118 e 115, pre­vi­sto un unico numero per le emer­genze, il 112. Intro­dotto la pro­fi­la­zione per ogni cit­ta­dino che avrà una carta digitale.

Se dal lato Pd si festeg­gia la «moder­niz­za­zione» pra­ti­cata dalla riforma (Piero Fas­sino, sin­daco di Torino e pre­si­dente Anci), a dir poco cri­tici sono i sin­da­cati del pub­blico impiego. Il fuoco della loro cri­tica resta l’assenza di ogni rife­ri­mento al con­tratto di lavoro nazio­nale, e quindi alla qua­lità e alla retri­bu­zione dei dipen­denti. In una nota con­giunta Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil Fpl e Uil-Pa, la «riforma anti-gufi» di Renzi viene defi­nita «illu­so­ria». Non è con nuove norme che si cam­bierà la P.A. In com­penso la cosid­detta «riforma Madia» (dal nome della mini­stra depu­tata) «riduce gli spazi di nego­zia­zione e ina­spri­sce i con­trolli di merito e com­pa­ti­bi­lità economico-finanziaria dei con­tratti» Non inve­ste sulle pro­fes­sio­na­lità, ma le disci­plina e pensa, even­tual­mente, a punirle. «Il governo man­tiene una Pa auto­re­fe­ren­ziale — scri­vono i segre­tari di cate­go­ria Det­tori, Fave­rin, Tor­luc­cio e Turco — volu­ta­mente disor­ga­niz­zata. Vogliamo il rin­novo del con­tratto subito».

Dal fronte poli­tico delle oppo­si­zioni, Lore­dana De Petris (Sel) appro­fon­di­sce la cri­tica alla con­fe­renza dei ser­vizi e al «silenzio-assenso»: «Que­sta riforma sacri­fica la ter­zietà della P.A., la tra­sforma in una pira­mide la sacri­fica al potere poli­tico. è l’esatto oppo­sto di quello che biso­gnava fare».
Show Comments: OR