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mercoledì 5 agosto 2015

Una Pubblica Amministrazione al servizio dei partiti

«Il Senato approva una riforma ultra-verticistica e disciplinare. Nelle 15 deleghe rafforzati i poteri della presidenza del Consiglio. Le critiche dei sindacati». Saranno solo i sindacati e qualche gufo a protestare contro la sostituzione di un regime democratico con un regime feudale?  Ma in cima non c'è Carlo Magno, c'è Attila. Il manifesto, 5 agosto 2015

La riforma della pub­blica ammi­ni­stra­zione è stata appro­vata ieri in maniera defi­ni­tiva dal Senato gra­zie alle oppo­si­zioni. Il governo Renzi è stato gra­ziato da Forza Ita­lia che ha votato con­tro il prov­ve­di­mento, garan­tendo il numero legale. Se i voti a favore sono stati 145, 97 sono stati quelli con­trari, senza aste­nuti. Se qual­cuno avesse voluto fare male a Renzi – che ieri dal Giap­pone ha esul­tato a modo suo «abbrac­ciando i gufi» via twit­ter – sarebbe bastato votare con­tro e l’esecutivo si sarebbe schian­tato con­tro il muro del numero legale: 150 i voti neces­sari. Così non è stato e il par­la­mento ha dato carta bianca al governo di fare quello che gli pare con le 15 dele­ghe con­te­nute in una legge com­po­sta da 23 articoli.

Den­tro c’è di tutto: al governo è stata dele­gata la riscrit­tura del testo unico sul pub­blico impiego che inter­verrà sulla «respon­sa­bi­lità» dei dipen­denti pub­blici, cioè dovrà ren­dere con­creta la pos­si­bi­lità di con­durre a ter­mine le azioni disci­pli­nari; modi­fi­cherà il ruolo dei diri­genti vin­co­lan­doli ancora più stret­ta­mente alla poli­tica, reste­ranno in carica quat­tro anni, più due di pro­roga, e dovranno accet­tare il deman­sio­na­mento a fun­zio­nari, all’occorrenza. In caso con­tra­rio saranno licen­ziati. La legge raf­forza oltre modo i poteri di inter­vento della pre­si­denza del con­si­glio nell’ambito delle con­tese tra le ammi­ni­stra­zioni cen­trali che riguar­dano la tutela pae­sag­gi­stica e la salute. Sarà il pre­si­dente del con­si­glio a deci­dere, sen­tito il parere for­male del con­si­glio dei mini­stri. Poteri raf­for­zati anche sulla rior­ga­niz­za­zione degli uffici dei mini­steri sui quali Renzi, o chi per lui, potrà intervenire.

Nei decreti dele­gati, che saranno pre­sen­tati da set­tem­bre, il governo potrà inter­ve­nire su una voce impor­tante della ex-spending review voluta dall’ex com­mis­sa­rio Carlo Cot­ta­relli: la ridu­zione delle par­te­ci­pate. La deci­sione di ridurle da «8 mila a mille» verrà presa nelle segrete stanze di palazzo Chigi. Se sarà presa. Le pre­fet­ture saranno rior­ga­niz­zate, e non ce ne sarà più una per pro­vin­cia. Nascerà l’ufficio ter­ri­to­riale unico dello Stato. Con­ti­nua nel frat­tempo l’opera di ridu­zione delle camere di com­mer­cio vagheg­giata sin dai tempi di Monti: saranno tagliate da 105 a 60. Con­fer­mata la can­cel­la­zione del Corpo fore­stale che sarà assor­bito in un’altra poli­zia, si ritiene dai Cara­bi­nieri. Tra i molti dettagli-spot di una legge-lenzuolo c’è il wi-fi obbli­ga­to­rio per gli uffici pub­blici, scuole e biblio­te­che. Dopo la chiu­sura, diven­te­ranno hot-spot per la cit­ta­di­nanza; la pos­si­bi­lità di pagare via app multe fino a 50 euro; stop a 113, 118 e 115, pre­vi­sto un unico numero per le emer­genze, il 112. Intro­dotto la pro­fi­la­zione per ogni cit­ta­dino che avrà una carta digitale.

Se dal lato Pd si festeg­gia la «moder­niz­za­zione» pra­ti­cata dalla riforma (Piero Fas­sino, sin­daco di Torino e pre­si­dente Anci), a dir poco cri­tici sono i sin­da­cati del pub­blico impiego. Il fuoco della loro cri­tica resta l’assenza di ogni rife­ri­mento al con­tratto di lavoro nazio­nale, e quindi alla qua­lità e alla retri­bu­zione dei dipen­denti. In una nota con­giunta Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil Fpl e Uil-Pa, la «riforma anti-gufi» di Renzi viene defi­nita «illu­so­ria». Non è con nuove norme che si cam­bierà la P.A. In com­penso la cosid­detta «riforma Madia» (dal nome della mini­stra depu­tata) «riduce gli spazi di nego­zia­zione e ina­spri­sce i con­trolli di merito e com­pa­ti­bi­lità economico-finanziaria dei con­tratti» Non inve­ste sulle pro­fes­sio­na­lità, ma le disci­plina e pensa, even­tual­mente, a punirle. «Il governo man­tiene una Pa auto­re­fe­ren­ziale — scri­vono i segre­tari di cate­go­ria Det­tori, Fave­rin, Tor­luc­cio e Turco — volu­ta­mente disor­ga­niz­zata. Vogliamo il rin­novo del con­tratto subito».

Dal fronte poli­tico delle oppo­si­zioni, Lore­dana De Petris (Sel) appro­fon­di­sce la cri­tica alla con­fe­renza dei ser­vizi e al «silenzio-assenso»: «Que­sta riforma sacri­fica la ter­zietà della P.A., la tra­sforma in una pira­mide la sacri­fica al potere poli­tico. è l’esatto oppo­sto di quello che biso­gnava fare».
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