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sabato 1 agosto 2015

Tsipras batte i ribelli e difende Varoufakis “Piano B legittimo”

«Si allontana il voto anticipato. Via ai negoziati con la Troika. La Borsa di Atene prova a riaprire lunedì». Syriza continua a combattere, per la Grecia e per l'Europa, per tutti noi. La Repubblica, 1 agosto 2015


Alexis Tsipras vince per ko la prima sfida con i ribelli di Syriza, allontana il rischio di elezioni anticipate e scende in trincea per difendere il controverso “Piano B” di Yanis Varoufakis per la creazione di un sistema bancario parallelo in Grecia. «Si trattava di un progetto di emergenza cui io avevo dato il benestare e non del percorso per portare il paese fuori dall’euro — ha detto il premier in Parlamento — . I nostri partner del resto hanno messo a punto le loro strategie in caso di Grexit ed era nostro diritto essere pronti a tutto». «Varufakis, come tutti noi, ha fatto degli errori negli ultimi mesi — ha detto rivolgendosi all’ex ministro delle finanze, arrivato in aula con un’originale camicia psichedelica — . Potete criticarlo per le sue esternazioni, per il suo gusto in tema di camicie, ma certo non accusarlo di aver rubato o di aver lavorato contro gli interessi della Grecia”. Parole che riavvicinano un po’ i due, apparsi negli ultimi giorni ai ferri corti.

Tsipras è sembrato ieri mattina molto più rilassato dopo il Comitato centrale fiume in cui è riuscito ad arginare la contestazione dell’ala più radicale di Syriza. Il massimo organo del partito ha votato infatti a maggioranza la proposta del premier per un congresso straordinario a settembre dopo aver raggiunto il compromesso con i creditori.

La Piattaforma di sinistra chiedeva un vertice immediato in cui votare l’addio al tavolo delle trattative e (in sostanza) dare il via al piano per uscire dall’euro. Al momento del voto è stata però sconfitta. Il premier prende così due piccioni con una fava: da una parte può concentrarsi sui negoziati con Ue, Bce e Fmi per sbloccare i nuovi aiuti per 83 miliardi entro (se possibile) il 20 agosto, quando scade un nuovo prestito da 3,5 miliardi della Banca centrale. Dall’altra, grazie ai regolamenti del partito, può ora ridisegnare con nuovi delegati il Comitato centrale in vista del redde rationem di settembre quando lo scontro ideologico con l’opposizione interna («viviamo nella giunta dell’euro», ha attaccato ieri il suo leader Panagiotis Lafazanis) potrebbe portare a una scissione. In quel caso il governo rimarrebbe senza maggioranza e — a meno di sorprese — sarebbero inevitabili le elezioni anticipate.

Ad Atene intanto sono iniziati ieri i negoziati ad alto livello con l’ex Troika cui si è unito ora in un inedito quartetto pure l’Esm. Il ministro delle finanze Euclid Tsakalotos e quello dell’economia George Stathakis hanno incontrato ieri i massimi rappresentanti dei creditori: «Abbiamo parlato di ricapitalizzazione delle banche, di privatizzazioni e di obiettivi fiscali — ha spiegato Tsakalotos — . Su alcune cose siamo molto vicini, su altre un po’ meno». Facile immaginare che la vendita di asset pubblici sia uno dei capitoli più delicati, mentre a tenere con il fiato sospeso i creditori è il modo in cui verranno puntellate le banche. Il timore in Grecia è che ai correntisti con i depositi più ricchi — come è successo a Cipro — sia chiesto un contributo per impedire il fallimento degli istituti.

Atene proverà intanto lunedì a muovere un altro passo verso la normalità con la riapertura della Borsa dopo più di un mese di chiusura. Le autorità imporranno dei limiti agli scambi. Ma alla luce dell’andamento dei titoli ellenici quotati a New York nessuno si fa troppe illusioni e secondo tutte le previsioni la ripaertura dovrebbe essere segnata da una pesantissima flessione.
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