responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
(visualizza le copertine)

scritta dai media

DAI MEDIA

domenica 23 agosto 2015

«Syriza resta di sinistra. E contro l’austerità»

Jorgos Stathakis, ministro uscente dell’economia: «L’alleggerimento del debito insieme alle risorse per investimenti e welfare potranno consentirci di sostenere i cittadini più deboli. Il popolo greco ci darà un mandato chiaro». Il manifesto, 23agosto 2015


«Syriza è e rimane una forza di sini­stra», dice con forza al mani­fe­sto Jor­gos Sta­tha­kis, mini­stro dell’economia uscente del governo Tsi­pras, tra i prin­ci­pali rap­pre­sen­tanti della Gre­cia alle trat­ta­tive con i cre­di­tori. Chiede un nuovo man­dato popo­lare per poter ridurre, il più pos­si­bile, gli effetti nega­tivi del memo­ran­dum, le con­se­guenze di un accordo che «crea pro­blemi, ma ha sal­vato il paese dal pre­ci­pi­zio». Quanto ad Ale­xis Tsi­pras, ritiene che la sua popo­la­rità, anche ora, sia dovuta alla sin­ce­rità dell’agire poli­tico e pro­mette che Syriza con­ti­nuerà a lot­tare per­ché si arrivi alla rot­tura defi­ni­tiva con le poli­ti­che di auste­rità impo­ste all’Europa.

Crede che Syriza possa porsi come obiet­tivo la mag­gio­ranza asso­luta, come dicono molti suoi com­pa­gni di par­tito? E su cosa basate il vostro ottimismo?

«Il periodo dif­fi­cile delle trat­ta­tive si è con­cluso con il nuovo accordo e con la riscos­sione della prima tran­che del nuovo pre­stito. A con­clu­sione di que­sto periodo si sono esau­riti anche i ter­mini del man­dato popo­lare che abbiamo rice­vuto il 25 gen­naio. Poi­ché cre­diamo fer­ma­mente nelle pro­ce­dure demo­cra­ti­che e abbiamo piena fidu­cia nel giu­di­zio del popolo, fac­ciamo di nuovo ricorso ad esso, per­ché possa dire se abbiamo rap­pre­sen­tato cor­ret­ta­mente il nostro paese, se abbiamo dato la giu­sta riso­nanza alla dimen­sione euro­pea e mon­diale della que­stione, se l’accordo rag­giunto offre le pre­con­di­zioni affin­ché si pos­sano supe­rare le vie senza uscita in cui ci si trova oggi, e — infine — chi e in che modo può gui­dare il paese nel futuro.

«Abbiamo la coscienza a posto e siamo fieri della bat­ta­glia che abbiamo con­dotto, e sono otti­mi­sta, pre­vedo che i cit­ta­dini sce­glie­ranno nuo­va­mente Syriza. L’insistenza, la sin­ce­rità e la deter­mi­na­zione con la quale abbiamo trat­tato, come anche le prove date con le nostre ini­zia­tive poli­ti­che, riguardo a molte que­stioni su cui abbiamo legi­fe­rato sul piano interno, ver­ranno giu­di­cate, io credo, posi­ti­va­mente. È quello che mostrano, poi, anche le più recenti inda­gini demo­sco­pi­che. Non stiamo più vivendo, inol­tre, nel clima di allar­mi­smo sul quale si era basata la pole­mica creata con­tro di noi, alle ele­zioni di gen­naio. I cit­ta­dini non hanno motivo di essere titu­banti nel dare nuo­va­mente a Syriza il man­dato chiaro, neces­sa­rio a gover­nare. Sanno che gestirà nel miglior modo pos­si­bile il pro­gramma con­cor­dato con i cre­di­tori, che è indub­bia­mente dif­fi­cile, e al tempo stesso garan­tirà impor­tanti cam­bia­menti e un vero rin­no­va­mento, basati, prin­ci­pal­mente, sulla giu­sti­zia e i diritti sociali».

Le forze di oppo­si­zione met­te­ranno sicu­ra­mente l’accento sul fatto che a gen­naio vi era­vate schie­rati con­tro i memo­ran­dum, men­tre la set­ti­mana scorsa avete fir­mato un nuovo com­pro­messo, un nuovo memo­ran­dum. Cosa rispondete?

«Abbiamo esau­rito tutto lo spa­zio di una trat­ta­tiva dura e dolo­rosa, arri­vando anche a delle situa­zioni –limite. Davanti al ricatto e al peri­colo imme­diato di una cata­strofe senza pre­ce­denti, per il paese e prima di tutto per le classi più deboli, abbiamo scelto il miglior com­pro­messo che pote­vamo otte­nere. Ora chie­diamo nuo­va­mente la legit­ti­ma­zione popo­lare per poter gestire que­sto accordo, per ridurre al minimo le con­se­guenze nega­tive di que­sto accordo e usare al meglio le frat­ture che abbiamo creato nel campo dell’«armata dell’austerità» in Europa».

Cosa prova, sul piano poli­tico e per­so­nale, riguardo alla scis­sione di Syriza? Com­prende una parte delle posi­zioni dell’ex Piat­ta­forma di Sini­stra, o i vostri approcci sono, ormai, total­mente differenti?

«Una scis­sione costi­tui­sce sem­pre un pro­cesso dolo­roso. Spero che la nostra espe­rienza comune di eventi trau­ma­tici del pas­sato e il per­corso comune fatto assieme, sino ad ora, aiu­tino ad evi­tare gli aspetti peg­giori che potreb­bero esserci, riguardo ad even­tuali svi­luppi. Devo con­fes­sare, tut­ta­via, che non com­prendo l’approccio degli ex com­pa­gni, visto che l’esperienza della trat­ta­tiva ha mostrato i limiti ogget­tivi dello scon­tro. Ci siamo tro­vati, real­mente, sull’orlo del pre­ci­pi­zio e credo che que­sto avrebbe dovuto aiu­tare, tutti noi, a com­pren­dere l’ambito nel quale dob­biamo por­tare avanti le nostre riven­di­ca­zioni. La solu­zione alter­na­tiva dell’uscita dall’ Europa — dalla moneta comune o anche dalla stessa Unione euro­pea– non è, in nes­sun caso, un pro­getto poli­tico sostenibile».

Ale­xis Tsi­pras con­ti­nua a godere di grande popo­la­rità, anche dopo la firma dell’accordo con i cre­di­tori. Lei che col­la­bora con lui quo­ti­dia­na­mente, a cosa lo attribuisce?

«Indub­bia­mente, il primo mini­stro greco gode di una grande popo­la­rità che supera anche i con­fini del paese. Credo che sia evi­dente anche in Ita­lia e tra i let­tori del vostro gior­nale, dal momento che una grande parte della sini­stra ita­liana ha mostrato di tro­vare ispi­ra­zione nello sforzo di Ale­xis Tsi­pras e di Syriza. Ale­xis Tsi­pras ispira i cit­ta­dini, in Gre­cia e anche all’estero, e credo che que­sto sia dovuto alla sin­ce­rità del suo agire poli­tico, al fatto che metta in risalto i valori della sini­stra, al suo for­tis­simo impe­gno nella lotta con­tro la cor­ru­zione, gli intrecci tra la poli­tica e gli inte­ressi eco­no­mici con­so­li­dati, e alla sua azione con­tro le poli­ti­che che hanno por­tato al vicolo cieco in cui siamo finiti».

È mini­stro dell’economia, uno dei prin­ci­pali cono­sci­tori e respon­sa­bili del set­tore. Quanto nega­ti­va­mente influi­ranno sull’economia reale e la vita delle fami­glie le misure del nuovo memo­ran­dum? Esi­ste una pos­si­bi­lità reale di soste­nere le classi sociali più deboli?

«Non intendo certo rispon­derle che si tratta di un accordo privo di pro­blemi. Offre, tut­ta­via, una base di sta­bi­lità per fare in modo che ci sia la ripresa, dal momento che la dina­mica di svi­luppo dell’economia, in pas­sato, è stata sem­pre fre­nata. Il poter riu­scire a far svi­lup­pare, appunto, que­sta dina­mica, l’alleggerimento del debito (che è già ini­ziato per quel che riguarda le sca­denze imme­diate e con­ti­nuerà per quelle a più lungo ter­mine), assieme alle risorse per gli inve­sti­menti che arri­ve­ranno nel pros­simo periodo (dai fondi comu­ni­tari, dai finan­zia­menti da ban­che di inve­sti­menti e piano Junc­ker) e riforme-base (dal sistema fiscale sino allo stato sociale) pos­sono creare le con­di­zioni per il soste­gno di chi è più in dif­fi­coltà. Chie­diamo il man­dato popo­lare esat­ta­mente per rea­liz­zare que­ste condizioni».

Syriza con­ti­nua ad essere un par­tito della sini­stra o potrebbe tra­sfor­marsi in una forza di cen­tro­si­ni­stra, in un «Pasok 2.0»? Lotta ancora con­tro l’onnipresente finanza e il pre­do­mi­nio tede­sco in Europa?

«Syriza era e rimane un par­tito di sini­stra, che lotta per gli inte­ressi dei più deboli, e defi­ni­sce se stessa con chia­rezza nei con­fronti della social­de­mo­cra­zia. Siamo riu­sciti a creare delle crepe nel fronte euro­peo dell’austerità. Dopo le ele­zioni, con la forza che ci darà il popolo greco, con­ti­nue­remo a lot­tare affin­ché que­ste crepe diven­tino una frat­tura, e in una rot­tura defi­ni­tiva con le poli­ti­che che hanno por­tato alle vie senza uscita in cui si è tro­vata la Gre­cia ma anche tutta l’Europa».





Show Comments: OR

copy 2