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lunedì 24 agosto 2015

Quei predicatori di odio contro i nostri valori di tolleranza

Predicatori complici di ingiustificabili assassini, ma i giovani che cascano nella loro rete  «vedono immagini – per lo più autentiche – di uomini, donne e bambini orribilmente straziati o uccisi da droni o bombardamenti, oppure umiliati a Guantanamo o Abu Ghraib». La Repubblica, 23 agosto 2015

ORMAI tutti i più importanti stati europei sono multietnici: alcuni più, altri meno; alcuni di buon grado, altri malvolentieri. Dalla piccola Irlanda a Occidente, che ha acconsentito ad aumentare la propria quota di migranti all’altrettanto piccola Estonia a Est, che ne ha accolti pochi ma è sotto pressione per accoglierne di più; dalla Germania nel centro d’Europa che ha aperto le porte e continua a farlo per decine di migliaia di migranti, alla Grecia e all’Italia nel Meridione, che hanno afflussi enormi di disperati in arrivo e in transito nelle loro città. E sempre più spesso, i nuovi europei sono musulmani in arrivo da Medio Oriente, Africa, Pakistan e India.

La minaccia jihadista, germogliata in casa, proviene per lo più dall’interno di queste comunità musulmane, la stragrande maggioranza delle quali è pacifica. Un numero significativo di immigrati musulmani è ben integrato nella cultura del paese che ha scelto; una piccola élite occupa posti influenti e di potere nel mondo degli affari, della cultura, della politica.

Ma un gruppetto di donne e uomini, per lo più giovani, è diventato jihadista: a centinaia si sono uniti allo Stato Islamico, e già in cinquecento hanno lasciato il Regno Unito per combattere a fianco dell’Is in Siria. Alcuni, come il britannico Jihadi John – il cui vero nome è Mohammed Emwazi – sono diventati famigerati assassini. Emwazi – tra molti quello che gode della peggior fama – ha decapitato almeno otto ostaggi occidentali l’anno scorso: in un filmato con audio ottenuto dal Mail on Sunday , si vanta del fatto che tornerà nel Regno Unito per uccidere ancora.

Le gesta di Jihadi John e dei suoi compagni sono concepite per seminare il terrore, ma anche la diffidenza. Per coloro che hanno abbracciato il terrorismo e lo impugnano come un’arma contro tutti gli infedeli – e spesso i musulmani che credono in “modo sbagliato” sono le loro prime vittime – le pacifiche società multietniche e multireligiose sono un abominio. Nel migliore dei casi, nella visione del mondo dei jihadisti le altre religioni quali il Cristianesimo, l’Induismo, l’Ebraismo e il Buddismo devono essere sottomesse alla legge musulmana. Nel peggiore, devono essere costrette a convertirsi all’Islam con la forza. Non devono convivere in armonia, perché l’armonia non è tollerata.

Per quale motivo giovani donne e giovani uomini che vivono in società confortevoli come quelle dell’Europa occidentale – dove le loro famiglie hanno trovato casa e lavoro, dove possono praticare liberamente la loro fede, dove sono in vigore leggi che vietano di discriminarli – si interessano a un gruppo violento ed estremista come l’Is e in qualche caso arrivano a scagliarsi contro i loro stessi concittadini nei paesi d’adozione? Ciascun individuo è unico: ma alcuni hanno caratteristiche comuni.

L’Is, come Al Qaeda e altri gruppi terroristici, ha imparato bene come sfruttare la Rete, e i contenuti che trasmette riescono a essere persuasivi. Più di ogni altra cosa, il messaggio lanciato sottolinea sempre una medesima cosa: che il vero Islam è sotto attacco da parte dei crudeli infedeli – americani, britannici, francesi, altri ancora – che aspirano a massacrare i musulmani e a distruggere l’Islam.

Coloro che si collegano a questi siti vedono immagini – per lo più autentiche – di uomini, donne e bambini orribilmente straziati o uccisi da droni o bombardamenti, oppure umiliati a Guantanamo o Abu Ghraib. Le immagini e il commento sonoro sono ingegnosamente concepiti per risvegliare l’odio nelle menti dei giovani che potrebbero sentirsi estraniati dalle società che li ospitano e anche dai loro genitori, e che considerano i militanti dell’Is una legione di soldati puri e coraggiosi, dediti alla creazione di uno stato divino. Ecco perchè alcuni giovani musulmani si abbandonano all’odio e in alcuni casi si lanciano nella violenza attiva. E così, le comunità in senso più ampio iniziano a temere il nemico che hanno dentro di sé. E così, un numero crescente di cittadini chiede che si ponga fine all’immigrazione, che potrebbe far arrivare altri jihadisti. Il virus dell’odio inter-etnico in questo modo attecchisce e cresce, e le società iniziano a disintegrarsi. L’Is così potrebbe vincere, a meno di essere fermato.

(Traduzione di Anna Bissanti)
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