menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

venerdì 14 agosto 2015

Per ricostruire la sinistra serve un popolo delle carriole

«La mutazione antropologica. Bisognerebbe raccogliere i cocci dello sviluppo e con quelle macerie iniziare a costruire nuove architetture come si faceva con le cattedrali gotiche». Il manifesto, 13 agosto 2015

Che ci sia (o meglio, che ci potrebbe essere) “vita a sini­stra” è quasi “natu­rale” con­si­de­rato come va il mondo, ovvero verso una rotta di col­li­sione ine­vi­ta­bile con l’ambiente, la povertà dif­fusa, l’esodo ine­vi­ta­bile di masse enormi di popo­la­zione dai ter­ri­tori deva­stati da guerre, care­stie, sic­cità. Ma rima­nendo alle disgra­ziate sorti ita­li­che, se poco poco si ascol­tano i rap­pre­sen­tanti delle gio­vani gene­ra­zioni, si ha la sen­sa­zione che nes­suno creda più a una qual­che pos­si­bi­lità col­let­tiva di riscatto, di alternativa.

Cir­co­lano per­fino mito­lo­gie antro­po­lo­gi­che sulla dan­na­zione della spe­cie umana, come a dire: l’uomo è fatto così, le guerre sono ine­vi­ta­bili, la povertà di molti è neces­sa­ria al fun­zio­na­mento dell’economia. Basta osser­vare, per con­vin­cersi della dif­fu­sione di que­sto virus, l’atteggiamento di tante (troppe) per­sone qua­lun­que nei riguardi degli esodi di massa dai paesi che si affac­ciano sull’altra sponda del Medi­ter­ra­neo: non pos­siamo acco­glierli tutti — si dice nel migliore dei casi -, fini­remmo col diven­tare come loro, ci rubano il lavoro (che non c’è). E poi ancora, a me sgo­menta il fatto che il Papa venga oscu­rato; i suoi mes­saggi com­pa­iono come tra­fi­letti nei media nazio­nale; quelli inter­na­zio­nali nep­pure lo citano: non era mai suc­cesso in pas­sato. C’è di che ras­se­gnarsi a una estin­zione di massa per asfis­sia cul­tu­rale, per impo­tenza poli­tica, per dispe­ra­zione. “Spe­riamo che io me la cavo” sem­bra essere il motto delle nuove gene­ra­zioni. Non può certo stu­pire il suc­cesso di Renzi: è pur sem­pre meglio cre­dere alla befana che ras­se­gnarsi alla cruda realtà che costei non esista.

E a vedere i tele­gior­nali il qua­dro si incu­pi­sce ancora di più: beghe con­do­mi­niali, litigi per­so­nali, lea­de­ri­smo occu­pano l’intero spa­zio poli­tico, quello dal quale dovrebbe nascere il pro­getto di futuro. Ha ragione Bevi­lac­qua a dire (il mani­fe­sto dell’8 ago­sto) che la sini­stra è oggi una testa senza gambe. Le gambe, quando ci sono, cam­mi­nano da sole senza testa, e la testa ancora non si accorge di non avere le gambe, o forse più cini­ca­mente pensa di non averne più biso­gno come in quei romanzi di fan­ta­scienza dove si parla di imma­gi­na­rie menti senza l’ingombro del corpo che par­to­ri­scono pen­sieri e comandi. Que­sto il punto cru­ciale all’ordine del giorno della politica.

Così come ha ragione Michele Pro­spero (il mani­fe­sto del 4 ago­sto) a dire che la mino­ranza Pd, piac­cia o no, è molto utile al gioco del par­tito della nazione for­nendo la sua mal­de­stra stam­pella all’esercito dei vin­centi. Chi mai, tra i gio­vani (e anche tra i non gio­vani) può cre­dere ad essa? Se vogliamo con­ti­nuare con i ten­ta­tivi di sui­ci­dio, fac­ciamo pure un nuovo par­tito, inven­tia­moci un nuovo lea­der per avere l’illusione di esi­stere ancora. Tutto ciò che resta dell’attuale sini­stra non è più cre­di­bile agli occhi di nes­suno, quando essa non viene addi­rit­tura rite­nuta la respon­sa­bile degli attuali guai nostrani per averci illuso – e ingan­nato — che esi­steva un altro mondo diverso da questo.

Per espe­rienza per­so­nale posso citare la que­stione dram­ma­tica dell’università. Tra i vec­chi docenti impe­gnati, molti hanno fatto domanda di pen­sio­na­mento anti­ci­pato, altri, pur restando, vivono in soli­tu­dine senza impe­gno a curare i pro­pri (legit­timi) inte­ressi di ricerca. Un’intera classe diri­gente ha dato for­fait: chi può scappa, chi rimane tace dif­fi­dando dell’impegno poli­tico, men­tre l’ideologia libe­ri­sta meri­to­cra­tica si dif­fonde alla velo­cità della luce attra­verso il disbrigo quo­ti­diano di schede da riem­pire e valu­ta­zioni da fare per dimo­strare di essere i “migliori” e acce­dere alle gra­dua­to­rie nazio­nali e inter­na­zio­nali. Se vuoi avere suc­cesso parla pure in ita­liano (ancora è con­sen­tito) ma scrivi in inglese e su rivi­ste che sono accre­di­tate da impro­po­ni­bili agen­zie di valu­ta­zione pagate a peso d’oro dalle isti­tu­zioni. Un intero sistema for­ma­tivo essen­ziale per lo svi­luppo del paese è stato sman­tel­lato nel giro di pochi anni e ancor di più minac­cia di esserlo prossimamente.

Ser­vi­rebbe, come è suc­cesso a L’Aquila, un popolo delle car­riole che cominci a rac­co­gliere i cocci dello svi­luppo e con quelle mace­rie ini­ziare a costruire nuove archi­tet­ture come si faceva con le cat­te­drali goti­che, quando ancora la figura dell’Architetto non era nata. C’erano però i Mastri che con la loro sapienza gui­da­vano i lavori, inven­tando di volta in volta e col­let­ti­va­mente le forme e le solu­zioni tec­ni­che quando com­pa­ri­vano pro­blemi. Biso­gne­rebbe che poi le car­riole, con il loro cor­redo di rovine, con­fluis­sero verso una stessa dire­zione anzi­ché andar­sene a spasso ognuna per suo conto.



In un altro mondo, quello che noi vor­remmo, a quello sco­no­sciuto migrante che ha attra­ver­sato a piedi il tun­nel sotto La Manica sfi­dando cavi ad alta ten­sione e treni ad alta velo­cità, avremmo attri­buito una meda­glia d’oro: è lui il vero mara­to­neta delle Olim­piadi gre­che. La rispo­sta di Fran­cia e Inghil­terra è stata: ma dov’è la falla nei nostri sistemi di sicurezza?
Show Comments: OR