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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 14 agosto 2015

Per ricostruire la sinistra serve un popolo delle carriole

«La mutazione antropologica. Bisognerebbe raccogliere i cocci dello sviluppo e con quelle macerie iniziare a costruire nuove architetture come si faceva con le cattedrali gotiche». Il manifesto, 13 agosto 2015

Che ci sia (o meglio, che ci potrebbe essere) “vita a sini­stra” è quasi “natu­rale” con­si­de­rato come va il mondo, ovvero verso una rotta di col­li­sione ine­vi­ta­bile con l’ambiente, la povertà dif­fusa, l’esodo ine­vi­ta­bile di masse enormi di popo­la­zione dai ter­ri­tori deva­stati da guerre, care­stie, sic­cità. Ma rima­nendo alle disgra­ziate sorti ita­li­che, se poco poco si ascol­tano i rap­pre­sen­tanti delle gio­vani gene­ra­zioni, si ha la sen­sa­zione che nes­suno creda più a una qual­che pos­si­bi­lità col­let­tiva di riscatto, di alternativa.

Cir­co­lano per­fino mito­lo­gie antro­po­lo­gi­che sulla dan­na­zione della spe­cie umana, come a dire: l’uomo è fatto così, le guerre sono ine­vi­ta­bili, la povertà di molti è neces­sa­ria al fun­zio­na­mento dell’economia. Basta osser­vare, per con­vin­cersi della dif­fu­sione di que­sto virus, l’atteggiamento di tante (troppe) per­sone qua­lun­que nei riguardi degli esodi di massa dai paesi che si affac­ciano sull’altra sponda del Medi­ter­ra­neo: non pos­siamo acco­glierli tutti — si dice nel migliore dei casi -, fini­remmo col diven­tare come loro, ci rubano il lavoro (che non c’è). E poi ancora, a me sgo­menta il fatto che il Papa venga oscu­rato; i suoi mes­saggi com­pa­iono come tra­fi­letti nei media nazio­nale; quelli inter­na­zio­nali nep­pure lo citano: non era mai suc­cesso in pas­sato. C’è di che ras­se­gnarsi a una estin­zione di massa per asfis­sia cul­tu­rale, per impo­tenza poli­tica, per dispe­ra­zione. “Spe­riamo che io me la cavo” sem­bra essere il motto delle nuove gene­ra­zioni. Non può certo stu­pire il suc­cesso di Renzi: è pur sem­pre meglio cre­dere alla befana che ras­se­gnarsi alla cruda realtà che costei non esista.

E a vedere i tele­gior­nali il qua­dro si incu­pi­sce ancora di più: beghe con­do­mi­niali, litigi per­so­nali, lea­de­ri­smo occu­pano l’intero spa­zio poli­tico, quello dal quale dovrebbe nascere il pro­getto di futuro. Ha ragione Bevi­lac­qua a dire (il mani­fe­sto dell’8 ago­sto) che la sini­stra è oggi una testa senza gambe. Le gambe, quando ci sono, cam­mi­nano da sole senza testa, e la testa ancora non si accorge di non avere le gambe, o forse più cini­ca­mente pensa di non averne più biso­gno come in quei romanzi di fan­ta­scienza dove si parla di imma­gi­na­rie menti senza l’ingombro del corpo che par­to­ri­scono pen­sieri e comandi. Que­sto il punto cru­ciale all’ordine del giorno della politica.

Così come ha ragione Michele Pro­spero (il mani­fe­sto del 4 ago­sto) a dire che la mino­ranza Pd, piac­cia o no, è molto utile al gioco del par­tito della nazione for­nendo la sua mal­de­stra stam­pella all’esercito dei vin­centi. Chi mai, tra i gio­vani (e anche tra i non gio­vani) può cre­dere ad essa? Se vogliamo con­ti­nuare con i ten­ta­tivi di sui­ci­dio, fac­ciamo pure un nuovo par­tito, inven­tia­moci un nuovo lea­der per avere l’illusione di esi­stere ancora. Tutto ciò che resta dell’attuale sini­stra non è più cre­di­bile agli occhi di nes­suno, quando essa non viene addi­rit­tura rite­nuta la respon­sa­bile degli attuali guai nostrani per averci illuso – e ingan­nato — che esi­steva un altro mondo diverso da questo.

Per espe­rienza per­so­nale posso citare la que­stione dram­ma­tica dell’università. Tra i vec­chi docenti impe­gnati, molti hanno fatto domanda di pen­sio­na­mento anti­ci­pato, altri, pur restando, vivono in soli­tu­dine senza impe­gno a curare i pro­pri (legit­timi) inte­ressi di ricerca. Un’intera classe diri­gente ha dato for­fait: chi può scappa, chi rimane tace dif­fi­dando dell’impegno poli­tico, men­tre l’ideologia libe­ri­sta meri­to­cra­tica si dif­fonde alla velo­cità della luce attra­verso il disbrigo quo­ti­diano di schede da riem­pire e valu­ta­zioni da fare per dimo­strare di essere i “migliori” e acce­dere alle gra­dua­to­rie nazio­nali e inter­na­zio­nali. Se vuoi avere suc­cesso parla pure in ita­liano (ancora è con­sen­tito) ma scrivi in inglese e su rivi­ste che sono accre­di­tate da impro­po­ni­bili agen­zie di valu­ta­zione pagate a peso d’oro dalle isti­tu­zioni. Un intero sistema for­ma­tivo essen­ziale per lo svi­luppo del paese è stato sman­tel­lato nel giro di pochi anni e ancor di più minac­cia di esserlo prossimamente.

Ser­vi­rebbe, come è suc­cesso a L’Aquila, un popolo delle car­riole che cominci a rac­co­gliere i cocci dello svi­luppo e con quelle mace­rie ini­ziare a costruire nuove archi­tet­ture come si faceva con le cat­te­drali goti­che, quando ancora la figura dell’Architetto non era nata. C’erano però i Mastri che con la loro sapienza gui­da­vano i lavori, inven­tando di volta in volta e col­let­ti­va­mente le forme e le solu­zioni tec­ni­che quando com­pa­ri­vano pro­blemi. Biso­gne­rebbe che poi le car­riole, con il loro cor­redo di rovine, con­fluis­sero verso una stessa dire­zione anzi­ché andar­sene a spasso ognuna per suo conto.



In un altro mondo, quello che noi vor­remmo, a quello sco­no­sciuto migrante che ha attra­ver­sato a piedi il tun­nel sotto La Manica sfi­dando cavi ad alta ten­sione e treni ad alta velo­cità, avremmo attri­buito una meda­glia d’oro: è lui il vero mara­to­neta delle Olim­piadi gre­che. La rispo­sta di Fran­cia e Inghil­terra è stata: ma dov’è la falla nei nostri sistemi di sicurezza?
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