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sabato 8 agosto 2015

Papa Francesco: «Respingere i migranti è un atto di guerra»

Commenti sull'ennesimo episodio della guerra condotta dal Primo mondo (l'Europa e gli europei in testa, con qualche nobile eccezione) contro i popoli che fuggono dalle persecuzioni, dalle torture e dalle carestie che il Primo mondo ha contribuito a provocare. La Repubblica, 8 agosto 2015
IL PAPA DOPO LA TRAGEDIA
“RESPINGERE I MIGRANTI È UN ATTO DI GUERRA”
di Paolo Rodari

Francesco: “Questo è uccidere”. Arrestati gli scafisti. Arrivi record in Grecia,Tsipras chiede aiuto all’Ue

Tensioni e conflitti si risolvono «con il dialogo» e «il rispetto delle identità». Respingere i migranti è «guerra, significa uccidere». Così Papa Francesco, ieri, incontrando i ragazzi del Movimento eucaristico giovanile (Meg). Bergoglio, che segue le notizie provenienti dal Mediterraneo, si è poi soffermato sul dramma dei profughi birmani ricordando che respingere chi lascia la propria terra via mare in cerca di una vita dignitosa è un atto criminoso: «Questo si chiama violenza», ha detto. «Speriamo che i naufragi di questi giorni e l’irresponsabilità di istituzioni e politici rimangano una pagina nera di cui fare memoria perché tali tragedie non si ripetano più», ha detto invece padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia.

Fu proprio visitando il Centro Astalli nel 2013 che Francesco chiese ai conventi italiani di aprirsi all’accoglienza dei rifugiati, un appello a cui poi hanno risposto in molti. Negli ultimi tre giorni sono stati tratti in salvo oltre duemila migranti nel Mediterraneo, mentre martedì ventisei sono stati i morti e duecento i dispersi in un naufragio al largo delle coste libiche. I circa 400 sopravvissuti, sbarcati ieri a Palermo dalla nave irlandese Le Niham, hanno raccontato di terribili violenze e sevizie subite a bordo e diversificate a seconda delle etnie. Nella mattinata di oggi è previsto invece l’arrivo nel porto di Reggio Calabria della motonave Siem Pilot con a bordo 800 migranti. 

Nel frattempo altri dati drammatici arrivano dalla Grecia dove nel mese di luglio si è registrato il record di arrivi di migranti: con 49.550 registrati, in un solo mese è stato superato il totale del 2014 (41.700). Da gennaio a luglio 2015, sono così 130.500 gli arrivi in Grecia, cinque volte più dello stesso periodo del 2014. Lo ha comunicato Frontex: «perché, nonostante i flussi verso l’Italia, da alcuni mesi la rotta greca è più battuta». Atene si affianca a Roma nel lanciare un appello all’Ue: «È quella della solidarietà o quella che cerca di proteggere i suoi confini?», ha chiesto Alexis Tsipras. In Italia le parole del Papa hanno provocato reazioni diverse dalla politica. Salvini, segretario leghista, ha attaccato ancora Francesco: «Respingere i clandestini un crimine? No, un dovere», ha detto. Eppure, al di là dei proclami, l’Italia continua a fare la sua parte nel lavoro di accoglienza. Nella prima mattinata di oggi, infatti, è previsto l’arrivo nel porto di Reggio Calabria della motonave Siem Pilot con a bordo 800 migranti, di cui 658 uomini, 94 donne (di cui due in stato di gravidanza) e 48 minori, di varie etnie. Al momento dello sbarco i migranti verranno sottoposti alle prime cure sanitarie da parte del personale medico presente sul posto. I migranti saranno trasferiti in base al piano di riparto predisposto dal Ministero dell’Interno.


I PUNTINI NEL MARE
GLI ANNEGATI E QUEGLI AGUZZINI
di Adriano Sofri

Le autorità, ma anche i comuni cittadini hanno una preziosa distanza da quel Mediterraneo, mezzo pieno o mezzo vuoto, dove gli esseri umani continuano a morire

La prima fotografia è presa da più lontano: il mare blu appena increspato e tanti puntini neri o colorati sparpagliati, forse uccelli marini, forse esseri umani.

Esseri umani? Se ne può dubitare, una volta che si sia saputo che cosa c’è sotto la fotografia. Sotto, invisibili, tanti altri puntini ammassati e andati a fondo, forse duecento, senza vedere un’ultima luce. Dicono alcuni sopravvissuti che gli scafisti li hanno costretti, per impedire ai dannati della stiva di arrampicarsi fino alla luce, a sedersi sulla botola chiusa.

In una foto successiva, più ravvicinata, c’è uno che sembra un ragazzino, ha un salvagente e batte forte i piedi, dallo spruzzo. Più indietro c’è un altro che sembra un bambino, e un adulto che lo sorregge. E altri, alla rinfusa. Stavano su un peschereccio di ferraglia, hanno ondeggiato verso il lato dal quale arrivavano i canotti di soccorso e l’hanno capovolto: è colato a picco in un momento. È il momento peggiore, quello in cui la salvezza arriva a portata di mano. Sono annegati in 26,
tre bambini, oltre alle centinaia della stiva.

Poi ci sono le fotografie di 5 scafisti arrestati, algerini e libici, tra i 21 e i 26 anni. La polizia li ha lasciati fotografare con pieno agio, e ha fatto bene: ma non si legge sulle loro facce la ferocia che i passeggeri hanno raccontato. Con le stesse facce, avrebbero potuto annegare anche loro o cercare un’altra vita. Uno è a torso nudo, uno, barba nera e lunga, gambe nude e maglietta verde che recita: Original Timberline. Crafted for toda ”. Uno ha la canottiera celeste, uno la t-shirt bianca con un marchio italiano famoso. L’ultimo ha i capelli rasta e la maglietta col manifesto di Full Metal Jacket, con la scritta spagnola — La chaqueta metálica — e l’elmetto famoso con il motto Born to kill . Che siano disgustosi, è fin troppo facile. Sono scafisti, cioè l’unica risorsa per chi ha attraversato i deserti e deve ancora attraversare il mare — e poi avrà tante altre traversate ancora da compiere a rischio della vita, fino alla più surreale, sotto il mare della Manica. Che siano anche aguzzini, è un eccesso di zelo, e anche un incerto del mestiere, dato che bisogna tener in equilibrio una mandria umana che sbandando può rovesciare la carretta. C’è poi la questione degli esseri umani, e della vita dichiarata sacra. Le autorità costituite europee e internazionali, anche quando hanno un nome e un cognome, e pure loro una faccia e magari una barba una camicia una cravatta, tengono una distanza accuratamente misurata dall’acqua in cui si annega. La distanza, e tutti i suoi gradi intermedi, impediscono che ci sia qualcuno cui incombe il doveroso compito di fissare il numero di migranti da far annegare nel Canale di Sicilia all’anno o al mese: non troppo pochi, per tentare almeno una dissuasione fra le centinaia di migliaia che premono sulle coste meridionali del Mediterraneo; e non troppi, perché non ne esca sfregiata la figurina di un’Europa civile.

Il numero giusto -tra i 3.279 del 2014 e i 4.000 previsti per quest’anno, che già ne conta già 2.400 -si fissa per così dire da sé, come succede con le statistiche. Si può essere responsabili di una morte o cinque, non di una statistica. La quale si consola col versante opposto, la statistica sui salvati dell’anno scorso, e i salvati di questo: già 88 mila, un netto progresso.

È la solita questione del Mediterraneo mezzo pieno o mezzo vuoto. Le autorità possono essere ottimiste o pessimiste, sono comunque innocenti. Intendiamoci, non solo le autorità, anche i cittadini hanno la loro preziosa distanza dall’acqua in cui si affoga, benché la televisione faccia vedere la cosa, prima più da lontano, puntini che forse sono gabbiani, forse esseri umani, poi più da vicino, fino ad avere la sensazione di tendere la mano da casa propria a una ragazzina intirizzita, e avvolgerla in una carta d’oro e una d’argento, e attaccarla a una flebo, e ringraziare il cielo per lei.

Ieri un commento alle foto (lo so, i commenti non si devono leggere) ammoniva gli imbarcati, vivi e morti: “Il volo Tunisi-Roma costa 160 euro!” E quelli che sono andati a picco serrati nella stiva, i più poveri, avevano pagato 1200. Che lezione! In realtà, si può volare a Tunisi anche per meno, e in meno di un’ora. La Tunisia, che resta il meno dispotico dei Paesi del Maghreb, per ostacolare i reclutamenti jihadisti, è arrivata a vietare ai suoi giovani (fino ai 35 anni!) di espatriare verso i Paesi a rischio — cioè, dalla Tunisia, tutti — con qualche eccezione autorizzata dai genitori (dei figli di 35 anni!). E figuriamoci i somali, i sudanesi, i siriani, gli eritrei, che al barcone arrivano dopo aver distrutto i documenti e magari limato i polpastrelli. Domanda: appartengono alla stessa specie vivente, sono ambedue animali umani, quello che con qualche decina di euro vola a Tunisi e a bordo ordina un succo di ananas, e quello che per 1.200 euro si guadagna uno spazio nella stiva di una carcassa di peschereccio, come in una camera a gas? Quello che viaggia col bagaglio a mano, e quello che crepa asfissiato dentro una valigia tra Melilla e la Spagna? Quello che arriva fino a Calais e, respinto per l’ennesima volta, getta la sua bambina di là dalla barriera, che almeno lei ce la faccia?

Lo so, bisogna stare attenti a non fare i demagoghi, a non vellicare sensi di colpa e buoni sentimenti del proprio prossimo. Ma non sto mettendo a confronto la foto dei 400 puntini sul mare blu, e dei 200 puntini che mancano, con quella delle caviglie di una signora che, sulla stessa homepage di ieri, aveva la didascalia: “300mila dollari per i sandali di diamanti”. Lo so che non è per permettere a quella signora il paio di scarpe che tante donne incinte di stupri vanno a fondo nel Canale di Sicilia. Che paragonare i naufragi nel Canale di Sicilia al raddoppio del Canale di Suez è populista: non sono vasi, né canali comunicanti. Si può però paragonare una parte di mondo, compresa la gran maggioranza dei suoi poveri, che non può sopportare di sentire la propria incolumità fisica minacciata, e un’altra parte di mondo che scappa dalla morte a rischio della morte e viaggia incontro a tante morti successive, non per rifarsi una vita, ma per farsela, e se non a sé almeno alla propria creatura.

Riferimenti
Sull'argomento abbiamo pubblicato numerosi articoli. Li trovate dispersi nella varie cartelle della sezione Società e politica, oppure digitando le parole profughi, o migranti. Segnaliamo in partoicolatr quello recente di Guido Viale, L'Europa dei profughi.

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