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L’anno scorso in protesta all’inquinamento, gli artisti di Chengdu hanno messo maschere di cotone filtranti smog sulle statue (e sono stati arrestati). Le emissione di anidride carbonica salgono, Trump esce dall’accordo di Parigi e la pianificazione non si pone il problema. Non ci restano che le maschere? (i.b.)

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DAI MEDIA

mercoledì 12 agosto 2015

L'Isola del tesoro

«L’Assemblea regionale siciliana approva la legge che applica il referendum del 2011: «minimo vitale» di 50 litri a persona e fondo per i poveri, inver­tendo un pro­cesso di pri­va­tiz­za­zioni nei ser­vizi pub­blici che data dagli anni ’90». Il manifesto 12 agosto 2015 (m.p.r.)

Fos­simo in Gre­cia, la potremmo tran­quil­la­mente attri­buire ad Ale­xis Tsi­pras e a Syriza. Ma la legge sull’acqua pub­blica appro­vata l’altra notte a Palazzo dei Nor­manni porta la firma del gover­na­tore sici­liano Rosa­rio Cro­cetta, si spinge oltre i risvolti uma­ni­tari (il minimo di 50 litri garan­titi a ogni cit­ta­dino, un fondo di soste­gno per chi non rie­sce a pagare le bol­lette) e si pre­senta come la prima in Ita­lia ad appli­care il refe­ren­dum del 2011, inver­tendo un pro­cesso di pri­va­tiz­za­zioni nei ser­vizi pub­blici che data dagli anni ’90. Fatta ecce­zione per la giunta gui­data da Luigi de Magi­stris a Napoli (che ha ripub­bli­ciz­zato inte­gral­mente l’azienda comu­nale con una deli­bera comu­nale all’avanguardia, gra­zie all’aiuto dell’allora asses­sore Alberto Luca­relli e del giu­ri­sta Ugo Mat­tei, poi silu­rato dalla pre­si­denza della neo­nata azienda Abc, Acqua bene comune), il voto di quat­tro anni fa era rima­sto let­tera morta. Ma ora c’è un ulte­riore passo in avanti: per la prima volta l’acqua ridi­venta «pre­va­len­te­mente pub­blica» per legge.

A Cro­cetta è riu­scita l’impresa di con­durre in porto un cavallo di bat­ta­glia della sua cam­pa­gna elet­to­rale, sfrut­tando le divi­sioni interne alle forze poli­ti­che e incas­sando un soste­gno tra­sver­sale, a par­tire dai 5 Stelle all’opposizione, forte del fal­li­mento delle pri­va­tiz­za­zioni alla sici­liana, che non hanno miglio­rato il ser­vi­zio né ridotto le bol­lette ai cit­ta­dini, e della spinta di un movi­mento ali­men­tato da decine di sin­daci espro­priati della gestione delle risorse idri­che e dai comi­tati che si rico­no­scono nel Forum dei movi­menti per l’acqua.

Per otte­nere il via libera defi­ni­tivo è stato neces­sa­rio un ultimo com­pro­messo: l’assessore ai Ser­vizi di pub­blica uti­lità, l’ex magi­strata ren­ziana Vania Con­tra­fatto, ha pre­teso l’inserimento della pos­si­bi­lità di avere anche gestioni miste o pri­vate, pena l’accusa di inco­sti­tu­zio­na­lità e un pro­ba­bile con­flitto con lo Stato. Ma la par­te­ci­pa­zione dei pri­vati è stata imbri­gliata da for­tis­sime limi­ta­zioni: dovranno offrire ser­vizi a prezzi infe­riori a quelli for­niti dal pub­blico, a «con­di­zioni bloc­cate per tutta la durata dell’affidamento», che non può supe­rare i nove anni (con­tro i qua­ranta, ad esem­pio, dell’attuale con­ces­sione a Sici­liac­que spa), e con multe sala­tis­sime in caso di dis­ser­vizi, dai 100 ai 300 milioni al giorno (da pagare all’Ato di rife­ri­mento), fino alla rescis­sione del con­tratto in caso di man­cata ero­ga­zione per più di quat­tro giorni in almeno il due per cento del bacino idrico.

Per que­sti motivi nei giorni scorsi, men­tre infu­riava la bufera inter­cet­ta­zioni sulla sanità sici­liana e si pro­spet­tava il rischio di un ritorno anti­ci­pato alle urne, il Forum dei movi­menti per l’acqua pub­blica invi­tava ad appro­vare la legge che rece­pi­sce diverse loro pro­po­ste, dal rico­no­sci­mento di un «minimo vitale» di 50 litri al giorno a per­sona, come sta­bi­li­sce il Con­tratto mon­diale dell’acqua, alle tariffe scon­tate del 50 per cento lad­dove l’acqua non è pota­bile e non può essere usata nep­pure per cuci­nare, a un fondo di soste­gno per il paga­mento delle bol­lette delle per­sone meno abbienti. Saranno gli Ambiti ter­ri­to­riali otti­mali (Ato), che riman­gono nove e non ven­gono accor­pati come aveva chie­sto il ple­ni­po­ten­zia­rio ren­ziano (e grande rivale di Cro­cetta) Davide Faraone appena tre giorni fa, a deci­dere, attra­verso «pro­ce­dure di evi­denza pub­blica», a chi affi­dare la gestione delle risorse idriche.

Un’altra norma pre­vede che si valuti «la sus­si­stenza dei pre­sup­po­sti per l’eventuale eser­ci­zio del diritto di recesso dalla con­ven­zione con Sici­liac­que ed in ogni caso avvia le pro­ce­dure per la revi­sione della stessa al fine di alli­nearla ai prin­cipi gene­rali dell’ordinamento giu­ri­dico sta­tale e comu­ni­ta­rio diretti a garan­tire la pos­si­bi­lità di accesso, secondo cri­teri di soli­da­rietà, all’acqua in quanto bene pub­blico pri­ma­rio». Sici­liac­que è il cavallo di Troia della tran­si­zione dal pub­blico al pri­vato in Sici­lia: è la con­ces­sio­na­ria che nel 2004 è suben­trata al vec­chio Ente acque­dotti sici­liano (Eas), inte­ra­mente di diritto pub­blico. Si tratta di una società per azioni (dun­que di diritto pri­vato) par­te­ci­pata al 25 per cento dalla Regione, che all’inizio dete­neva solo il 5 per cento ed ha poi rile­vato le quote del disciolto Eas. Il rima­nente 75 per cento è nelle mani di Idro­si­ci­lia spa, com­po­sta al 60 per cento dalla mul­ti­na­zio­nale fran­cese Veo­lia e dal 40 per cento dall’Enel. A Sici­liac­que è stato garan­tito un con­tratto qua­ran­ten­nale, che sca­drà nel 2044, ma ora la nuova legge pre­vede la pos­si­bi­lità di rece­dere, pur se già viene agi­tato lo spau­rac­chio di salate penali da pagare nel caso tutto venga rimesso in discus­sione. Ma alla Regione Sici­lia, che nomina tre con­si­glieri d’amministrazione su cin­que della spa, sono con­vinti di avere in mano gli stru­menti giu­ri­dici per garan­tire una tran­si­zione al con­tra­rio, dal pri­vato al pub­blico. Anche se sono con­sa­pe­voli che non sarà una passeggiata.
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