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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 26 agosto 2015

L’Aquila scaccia il falco

«È quella del terremoto senza rinascita, delle trivellazioni selvagge e della «catena di comando» fuori controllo. E dell’Abruzzo arrabbiato con il governo bipartisan. Il premier non regge le contestazioni e salta la prima tappa. In prima fila il coordinamento contro le trivelle di "Ombrina", gli studenti e i comitati per la ricostruzione». Il manifesto, 26 agosto2015

La scritta «Renzi non ti vogliamo, vat­tene» cam­peg­gia grossa su uno stri­scione. Ed è il biglietto da visita dell’Abruzzo per il pre­mier, la cui visita a L’Aquila, deva­stata dal ter­re­moto del 6 aprile 2009, sfo­cia in una decisa contestazione.

In una quasi rissa, con feriti e malori e autoam­bu­lanze arri­vate per i soc­corsi. E il primo mini­stro costretto, alla fine, a defi­larsi da una porta di ser­vi­zio, per­ché all’esterno urlano con­tro di lui, la sua poli­tica e il suo governo.

La città è blin­data: non si passa. Tran­senne ovun­que, anche per i gior­na­li­sti. Ven­gono tenuti a debita distanza da palazzo Fib­bioni, di pro­prietà del Comune, nel cuore del cen­tro sto­rico, dove impazza la con­sueta sfi­lata di poli­tici, soprat­tutto Pd, e dove è pre­vi­sta la tappa ini­ziale del pre­si­dente del Con­si­glio: è la sua prima volta a L’Aquila. La pre­senza di Mat­teo Renzi era stata annun­ciata più volte, e poi sem­pre smen­tita, da circa un anno e mezzo.

Temi cen­trali del sum­mit con le isti­tu­zioni del ter­ri­to­rio saranno, in par­ti­co­lare, i fondi gover­na­tivi per la rico­stru­zione post-sisma e il pro­blema della resti­tu­zione di tasse e con­tri­buti sospesi dopo il disa­stro. Ma il tour e il pro­gramma pre­vi­sti ven­gono pre­sto accan­to­nati. Per­ché scop­pia la protesta.

Grida, le forze dell’ordine comin­ciano a cor­rere, i cro­ni­sti che rom­pono gli sbar­ra­menti die­tro i quali sono stati rele­gati. Ad aspet­tare al varco Renzi comi­tati di resi­denti e l’Unione degli studenti.

«Veniamo chia­mati a fare da spet­ta­tori all’ennesima pas­se­rella isti­tu­zio­nale sul nostro suolo» dice Wil­liam Gior­dano, coor­di­na­tore dell’Unione degli stu­denti L’Aquila, «Alle pro­messe mai man­te­nute sui tempi della rico­stru­zione e alla futile ricerca di con­sensi e media­ti­cità da tempo oppo­niamo per­corsi di par­te­ci­pa­zione attiva e reale. Non è un caso se qui sono stati rag­giunti pic­chi di mobi­li­ta­zione con­tro un modello auto­ri­ta­rio di scuola e il defi­ni­tivo sman­tel­la­mento della scuola pub­blica. Renzi ha dimo­strato di pro­ce­dere per for­za­ture demo­cra­ti­che e di rifiu­tare il con­fronto. Per que­sto a L’Aquila non è il benvenuto».

In prima linea il Coor­di­na­mento No Ombrina con ban­diere e stri­scioni bianco e azzurri, il Wwf, Legam­biente e i «No triv»: tutti con­tro la per­fo­ra­zione di pozzi di petro­lio in Adria­tico, e in par­ti­co­lare a ridosso delle Costa dei tra­boc­chi, in pro­vin­cia di Chieti, in luo­ghi pro­tetti e di bel­lezza unica. Ci sono il comi­tato «3 e 32» e una dele­ga­zione con­tro il gasdotto Snam di Sulmona.

Il para­pi­glia ini­zia sotto i por­tici di via San Ber­nar­dino. «Renzi, Renzi fuori dall’Abruzzo», viene ripe­tuto. Con il cor­done delle forze dell’ordine sem­pre più mas­sic­cio. Arri­vano le squa­dre anti­som­mossa. «L’Aquila libera, mai la mafia, non la vogliamo».

I mani­fe­stanti ven­gono accer­chiati e respinti, ci sono taf­fe­ru­gli e nella foga c’è chi sviene e fini­sce sull’asfalto: un uomo sarà soc­corso e cari­cato in ambu­lanza e por­tato in ospe­dale. «È inau­dito quello che sta acca­dendo» tuona Mau­ri­zio Acerbo, di Rifon­da­zione comu­ni­sta «Si pren­dono a botte cit­ta­dini che vole­vano sol­tanto avere un con­fronto civile».

Poco in più in là, nei pressi della villa comu­nale, vanno in scena gli scon­tri. «Via Renzi il petro­liere». Forse c’è qual­che lan­cio di pie­tre, forse no. «Hanno tirato sam­pie­trini addosso alle forze dell’ordine», dirà il pre­si­dente della Regione, Luciano D’Alfonso.

L’Aquila si… sur­ri­scalda. Ci sono man­ga­nel­late e uova che volano di qua e di là. Da un lato la folla, dall’altra la poli­zia. Che pic­chia. Ci sono ragazzi col­piti alla testa, che deb­bono far ricorso alle cure, un’agente rico­ve­rata per la frat­tura del setto nasale.

È il mara­sma e così Renzi, per motivi di sicu­rezza, salta il primo appun­ta­mento e viene dirot­tato, in fretta e furia, verso la sede del Gran Sasso Science Insti­tute, sem­pre in cen­tro città.

In que­sto luogo, il pre­mier avrebbe dovuto avere un secondo ed ultimo appun­ta­mento con i sin­da­cati e con le asso­cia­zioni di cate­go­ria, in par­ti­co­lare quelle impren­di­to­riali e commerciali.

Impaz­zano i cori di cri­tica, pesanti i toni: «Non vogliamo le lobby»; «Non ci piace lo Sblocca Ita­lia che deva­sta i ter­ri­tori»; «Vogliamo la rico­stru­zione dell’Aquila».

«Renzi distrugge l’ambiente che è il nostro pane e quello delle nuove gene­ra­zioni» affer­mano Franco Mastran­gelo e Ales­san­dro Lanci, in prima linea con­tro la piat­ta­forma petro­li­fera Ombrina mare.

«È venuto un emis­sa­rio del Pd a chie­derci se tre di noi vole­vano incon­trare Mat­teo Renzi. Ma gli abbiamo detto: no, gra­zie. Non fac­ciamo sel­fie con un pre­mier che ha dato il via libera alle tri­velle ammazza-Adriatico con il sì alle per­fo­ra­zioni petro­li­fere off­shore» rife­ri­sce Augu­sto De Sanc­tis, del Forum Acqua Abruzzo, «Invece di discu­tere con noi» con­clude, «rispetti la volontà popo­lare di tutte le regioni adria­ti­che che si oppon­gono alla deriva petrolifera».
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