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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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DAI MEDIA

domenica 30 agosto 2015

«La vera sinistra si chiama Syriza»

«Grecia. Alla Conferenza nazionale del partito tra governisti e critici. Tsipras dà il via alla campagna elettorale Tsakalotos resta, critiche dal "gruppo dei 53": "Linee rosse da non valicare"». Il manifesto, 30 agosto 2015


Syriza non ha abban­do­nato i suoi ideali e i suoi prin­cipi di sini­stra» ha riba­dito Ale­xis Tsi­pras, rivol­gen­dosi ai mem­bri del par­tito che hanno par­te­ci­pato alla prima gior­nata della Con­fe­renza nazio­nale orga­niz­zata ad Atene per deci­dere la linea e le prio­rità della sini­stra radi­cale elle­nica. Il lea­der greco ha chia­ri­to­che non intende cedere ad altri il ruolo ed il pri­vi­le­gio di poter rap­pre­sen­tare «la vera sini­stra». «Siamo noi, il governo di Syriza, che abbiamo aperto le porte al refe­ren­dum, assu­men­doci rischi e respon­sa­bi­lità. Il no, la sua vit­to­ria, appar­tiene soprat­tutto a noi», ha sot­to­li­neato con forza. Il mes­sag­gio è chiaro: quello su cui insi­sterà la Coa­li­zione della sini­stra radi­cale elle­nica, in que­sta cam­pa­gna elet­to­rale, è cer­care di porre cia­scuno davanti alla realtà, con una alter­na­tiva e una domanda molto chiara: «Chi volete che gesti­sca la trat­ta­tiva sulla ridu­zione del debito? Di chi vi fidate?». Non a caso, Tsi­pras ricorda che i socia­li­sti e il cen­tro­de­stra hanno sem­pre ripe­tuto che il debito greco era gesti­bile.

Quanto alla sini­stra e alla deci­sione di 25 depu­tati di Syriza di uscire dal par­tito e dare vita a Unità Popo­lare, Tsi­pras ha chia­rito che non intende aprire «una guerra civile a sini­stra», anche se «il suo governo è caduto a causa di colpi inferti dall’interno». L’avversario, insomma, rimane la destra, e tutti coloro che hanno appog­giato un sistema poli­tico cor­rotto e clien­te­lare. Men­tre la lotta con­tro l’austerità non è stata asso­lu­ta­mente archi­viata.

Secondo quanto fil­tra dal quar­tier gene­rale di Syriza, nelle pros­sime tre set­ti­mane ci si con­cen­trerà prin­ci­pal­mente su tre punti: riforma della pub­blica ammi­ni­stra­zione per ren­derla più effi­ciente, ma senza licen­zia­menti, misure alter­na­tive ai tagli che col­pi­reb­bero le classi sociali più deboli e pro­po­ste det­ta­gliate sulla ridu­zione o alleg­ge­ri­mento del debito. Tsi­pras, ovvia­mente, punta anche sul cari­sma della sua lea­der­ship, nella con­vin­zione che il mar­gine di van­tag­gio sui con­ser­va­tori possa aumen­tare in modo sostan­ziale, bat­ten­dosi con forza chi vor­rebbe far pas­sare alla sto­ria il governo della sini­stra in Gre­cia come una breve paren­tesi.

Nella gior­nata di oggi sono attesi gli inter­venti di tutto il gruppo diri­gente del par­tito, in modo da per­met­tere a Syriza di tro­vare spunti e idee per aprirsi nuo­va­mente alla società e «con­ti­nuare il cam­mino appena intra­preso», per dirla con le parole del lea­der greco.

Alla Con­fe­renza nazio­nale è arri­vata una let­tera di soste­gno a Syriza da parte dei Verdi (già al governo) e pure il mini­stro delle Finanze Euclid Tsa­ka­lo­tos, dato in bilico, ha sciolto la riserva: «Dob­biamo com­bat­tere col­let­ti­va­mente la bat­ta­glia per supe­rare l’isolamento», ha detto, rice­vendo molti applausi dalla pla­tea del mini-congresso. In un inter­vento a una con­fe­renza orga­niz­zata dall’Istituto Levy ad Atene, il vice­pre­mier Yanis Dra­ga­sa­kis (l’economista che ha sosti­tuito Yanis Varou­fa­kis nei nego­ziati con i cre­di­tori prima che que­sti si dimet­tesse), ha detto che «il Memo­ran­dum dovrebbe essere eli­mi­nato, non solo per le sue con­se­guenze sociali ma per­ché viola i prin­cipi demo­cra­tici» e che «Syriza è un punto di rife­ri­mento in Europa», per que­sto non sarà sola nella sua bat­ta­glia, e che la solu­zione non è in un «ripe­ga­mento nazio­na­li­stico», come vor­reb­bero i fuo­riu­sciti di Unità popo­lare. Poi, in un’intervista al Quo­ti­diano dei redat­tori, ha spie­gato che «il pro­gramma non sarà solo anti-Memorandum, ma mirerà a com­bat­tere la disoc­cu­pa­zione, alla rico­stru­zione isti­tu­zio­nale dello Stato e a pro­muo­vere un diverso modello di pro­du­zione».

Le cri­ti­che più forti al gruppo diri­gente del par­tito sono arri­vate invece dal cosid­detto «gruppo dei 53», la mino­ranza di sini­stra che soste­neva Tsi­pras ma con­tra­ria alla firma del Memo­ran­dum. Il por­ta­voce Panos Lam­brou ha comin­ciato il suo inter­vento alla Con­fe­renza nazio­nale dicendo «non siamo qui per applau­dire», ha segna­lato il rischio di una «muta­zione» della Syriza di governo, ha cri­ti­cato il pre­ce­dente governo per alcune cose non fatte, come la «man­cata demo­cra­tiz­za­zione delle forze di poli­zia», e ha segnato alcune «linee rosse» che la com­po­nente interna con­si­dera inva­li­ca­bili: «Nes­suna coo­pe­ra­zione con Nea Demo­cra­tia, Pasok e Potami, non accet­te­remo l’applicazione di quelle parti del Memo­ran­dum che con­si­de­riamo offen­sive, diremo no a un pro­gramma in cui non è pre­vi­sto un piano di disim­pe­gno dall’accordo».

Assenti, natu­ral­mente, i dis­si­denti con­fluiti in Unità popo­lare, che ieri fatto appello a tutte le orga­niz­za­zioni della sini­stra radi­cale. Parola d’ordine: «Rom­pere con le poli­ti­che neo­li­be­rali dell’Ue» e se neces­sa­rio arri­vare a un refe­ren­dum per chie­dere alla popo­la­zione se vuole rima­nere nell’euro o tor­nare alla dracma.
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