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mercoledì 19 agosto 2015

Il rovesciamento d'un vecchio adagio: «vox populi vox dei»

Tale papa Bergoglio tale cardinale Galantino. Parole sante sulla politica d'oggi, e tutto l'arco costituzionale s'arrabbia. La cronaca di Silvio Buzzanca. e un commento di Francesco Bei e Paolo Rodari. La Repubblica, 19 agosto 2015




GALANTINO ACCUSA TUTTI
“POLITICA HAREM DI FURBI
I POPULISMI UN CRIMINE”

di Silvio Buzzanca
Il segretario Cei: voglio evitare di esasperare il clima Ma poi la relazione su De Gasperi scatena la bufera

 Monsignor Nunzio Galantino ha pensato, soppesato, valutato, e alla fine, per evitare nuove polemiche con il mondo politico, ha deciso di disertare l’appuntamento trentino di Pieve Tesino. Doveva tenere una lectio magistralis su Alcide De Gasperi, ma il segretario della Cei ha optato per il passo indietro.

Ha spiegato agli organizzatori di volere evitare «con la mia sola presenza, di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato». Così ha deciso di affidare l’intervento che aveva preparato alla lettura del professore Giuseppe Tognon. Ma quando in sala si è ascoltato il passo dove monsigno Galantino scrive che politica di De Gasperi «non è quella che siamo stati abituati a vedere oggi, vale a dire un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi», la strategia della distensione è andata in frantumi. Ancor di più quando il prelato ha spiegato che «il popolo da solo sbanda e i populismi sono un crimine di lesa maestà di pochi capi spregiudicati nei confronti di un popolo che freme e che chiede di essere portato a comprendere meglio la complessità dei passaggi della storia».

 Il vivace eurodeputato leghista Gianluca Buonanno commenta subito che «alla fine Galantino si pone come il Giuda degli anni 2000. Un traditore dell’Italia». Ma naturalmente la reazione politicamente più pesante è quella di Matteo Salvini, il politico con cui il segretario della Cei ha incrociato i guantoni negli ultimi giorni. «Non so da quale uovo di Pasqua sia uscito Galantino», dice il leader della Lega. E a chi gli chiede se il vescovo sia l’interprete della linea di Papa Francesco, Salvini risponde: «Galantino ha sproloquiato, non mettiamo sullo stesso piano la cioccolata con qualcos’altro». Salvini affonda i colpi. «Non è un problema Salvini contro i vescovi, è un problema di questo Galantino e pochi altri che sono più a sinistra di Rifondazione comunista. Non ce l’ho con la Chiesa. Ce l’ho con due o tre vescovi che dovrebbero andare in giro con la bandiera rossa, invece che mettere la tonaca». 

Salvini incassa l’appoggio di Daniela Santanchè: «In quanto a cooptati, harem e furbi, evidentemente Galantino in quanto capo dei vescovi se ne intende assai», dice la deputata forzista. Ma questa volta prende le distanza da Galantino anche Fabrizio Cicchitto che nei giorni scorsi lo aveva difeso. «Non possiamo fare a meno di marcare il nostro dissenso. Ci aspettiamo da Galantino analisi più serie, culturalmente più fondate, e più capaci di comprendere la realtà nella sua complessità e nelle sue contraddizioni e non battute a effetto» dice il deputato del Nuovo centrodestra.


IL PRELATO CHE SPIAZZA LE SACRESTIE E IL PALAZZO
PD:INGIUSTO CON NOI
di Francesco Bei  e Paolo Rodari

 Galantino ha scelto da solo, convinto di essere in pieno nella linea di papa Francesco Palazzo Chigi colpito da giudizi ritenuti “ingenerosi”. “Gli anticorpi ora ci sono” 
 .
Francesco gli uomini di Chiesa li vuole così. Capaci di parlare chiaro e comprensibile, e soprattutto che sappiano stare lontani dai giochi della politica. E fa niente se possono creare sconcerto anche dentro la stessa Chiesa, provocando non poca irritazione nel governo e tra i renziani. «È il Vangelo – dice un uomo di curia vicino al Papa – che esige che le carte vengano sempre sparigliate. Il Vangelo, del resto, sta sempre all’opposizione mai col potere». Per questo ieri, la rinuncia del plenipotenziario di Francesco in Cei, il segretario generale Nunzio Galantino, a pronunciare personalmente la lectio degasperiana a Trento, non ha significato un arretramento sui contenuti. La Chiesa italiana, dopo anni di ammiccamenti coi governi di turno, non fa cordate, non promuove sottobanco accordi con nessuno, semplicemente dice quello che pensa. In questo caso, parole di fuoco per la classe politica tout court: «Un piccolo harem di cooptati e di furbi».

Galantino ha maturato la scelta di non presentarsi a Trento da solo. Non ha chiesto il placet del Vaticano e nemmeno della presidenza della Cei. E l’ha fatto proprio per essere fedele alla linea del Papa. Dal suo punto di vista, infatti, se fosse andato a Trento non si sarebbe potuto sottrarre alle domande dei media presenti e il contenuto di una lectio studiata a tavolino da giorni avrebbe corso il rischio di passare in secondo piano. Il messaggio è chiaro: per la Cei la politica, tutta la politica, non ha a cuore gli interessi del popolo, ma soltanto i propri. Una condotta che deve avere una fine.

Certo, a parlare in questo modo c’è il rischio di farsi non pochi nemici. Ma così fu anche per De Gasperi, indicato ieri da Galantino come un «modello» da seguire. Patì l’incomprensione di Pio XII che, nel 1952, non capì l’opposizione netta dello statista all’idea di don Luigi Sturzo di un’ampia alleanza elettorale che coinvolgesse, oltre ai quattro partiti governativi, anche il Movimento Sociale Italiano e il Partito Nazionale Monarchico. Soffrì per l’ostracismo pontificio, ma rimase fermo sulle sue idee. 

Così anche Galantino, che ha dichiarato di aver maturato la rinuncia proprio leggendo gli scritti autobiografici di De Gasperi, e che preferisce correre il rischio di essere criticato anche dentro la Chiesa da gerarchie abituate a rapporti più paludati e di compromesso, piuttosto che rinunciare a dire con franchezza ciò che pensa: «Se con parole forti ho potuto urtare la sensibilità di qualcuno, l’ho fatto per un’istanza che continuo a credere esclusivamente evangelica », ha detto nella nota con cui comunicava la decisione di non andare a Trento. Ma le incomprensioni che vive Galantino sono le medesime che vive Francesco. Anch’egli è accusato di avere desacralizzato il papato, parlando troppo come un parroco di campagna, usando uno stile oltremodo vicino al popolo, un Papa «della prossimità ». Eppure questa è la sua strada.

La bomba sganciata ieri da Galantino ha comunque prodotto scosse che sono arrivate fino a Roma. Anche se Renzi ha impartito ordine di non replicare, preferendo mantenere il governo fuori dalla polemica, il malumore nel Pd è palpabile per un giudizio considerato «ingeneroso » e soprattutto espresso in maniera grossolana, senza fare distinzioni. 

«Ognuno risponde con la propria condotta - sostiene Giorgio Tonini, cattolico dem - e per noi parlano le tante cose fatte per contrastare la corruzione, soprattutto quella politica. Gli anticorpi adesso ci sono e sparare un giudizio morale su tutti non aiuta la politica a individuare gli obiettivi giusti». Quanto al paragone tra i politici di oggi e lo statista trentino, avanzato dal monsignore in chiave spregiativa, Tonini ricorda che «anche De Gasperi fu oggetto di polemiche moraliste da parte del Pci, che lo accusava di essere a capo di un partito di “forchettoni”. Pe i comunisti di allora il “furbetto” era lui». Davide Ermini, responsabile giustizia del Nazareno, dà voce all’irritazione dei renziani: «A Galantino si potrebbe rispondere che se in politica abbiamo avuto i De Gasperi e i Galan, anche nella Chiesa c’erano i don Milani e i Marcinkus. Generalizzare è sempre sbagliato».
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