responsive_m


Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

martedì 4 agosto 2015

La crisi del comico che copia i tecnici

«Se Renzi è un male asso­luto con le sue poli­ti­che costi­tu­zio­nali, con le sue scelte sulla scuola, il lavoro, la sanità, l’informazione, la giu­sti­zia, accen­nare ogni volta a un dis­senso rias­sor­bi­bile signi­fica aiu­tarlo a coprire l’intero spa­zio poli­tico». Il manifesto, 4 agosto 2015. 

Per nascon­dere il suo fal­li­mento, il pre­si­dente del con­si­glio sposa la dot­trina Picierno. La stu­diosa dei con­sumi volut­tuari, aveva sco­perto, con teo­remi ad ele­vata sofi­sti­ca­zione mate­ma­tica che, con 80 euro, una fami­glia naviga nel lusso per almeno 15 giorni. E, ben prima di Renzi, aveva get­tato fango sulla Cgil. Ora, il segre­ta­rio di un par­tito coin­volto fino al collo con i guai di mafia capi­tale, con le pri­ma­rie liguri che nar­rano di un tarif­fa­rio per recarsi ai gazebo, con iscri­zioni false e con il Pd della capi­tale sotto com­mis­sa­rio, accusa i sin­da­cati di avere più tes­sere che idee.

Si tratta di colpi di fumo per coprire il disa­stro del governo. Dopo la chiac­chiera, ven­gono i fatti a con­fu­tare la favola bella della comu­ni­ca­zione che rac­con­tava di mira­coli a colpi di tweet. Le cifre smon­tano l’effetto nar­co­tiz­zante dei media e par­lano di un sot­to­svi­luppo per­ma­nente per il sud. Di intere gene­ra­zioni per­dute. Di lavoro che non c’è. Di grandi città del silen­zio e di giunte del malaffare.

Il fia­sco colos­sale del governo non può essere occul­tato con il ron­zio della nar­ra­zione che pro­mette nuovi fan­ta­stici tagli di tasse. La corte dei conti ha appena sve­lato che il trucco di Renzi è sem­plice: il governo taglia le impo­ste per farsi bello e poi i comuni sono costretti a spre­mere la capa­cità fiscale dei ter­ri­tori. In tre anni la tas­sa­zione locale è cre­sciuta del 22 per cento.

Stretto nella morsa del disa­stro annun­ciato, Renzi cerca di soprav­vi­vere inven­tando nemici, utili per con­ser­vare il soste­gno dei poteri influenti. A sug­ge­rire al pre­mier cat­tivi pen­sieri non è certo la mino­ranza Pd.

Con i suoi pic­coli graffi, la mino­ranza è molto utile al gioco del par­tito della nazione. Pro­prio i suoi colpi spa­rati a salve, con­fer­mano che nel Pd ci può stare di tutto. Il Pd è governo e oppo­si­zione al tempo stesso.

E pro­prio que­sto bal­letto osta­cola la costru­zione di un’alternativa poli­tica, che è un bene per il sistema.

La tra­spa­renza del con­flitto governo-opposizione viene osta­co­lata dai distin­guo infi­niti della mino­ranza, che con affondi privi di con­se­guenze aggrava il males­sere del qua­dro politico.

Se Renzi è un male asso­luto con le sue poli­ti­che costi­tu­zio­nali, con le sue scelte sulla scuola, il lavoro, la sanità, l’informazione, la giu­sti­zia, accen­nare ogni volta a un dis­senso rias­sor­bi­bile signi­fica aiu­tarlo a coprire l’intero spa­zio poli­tico. Il par­tito della nazione non è uno spet­tro inde­fi­nito, è quella pra­tica informe che esi­ste già e che vede sotto lo stesso tetto con­vi­vere idee in appa­renza inconciliabili.

Per cogliere il destino di Renzi non è nel con­flitto interno al suo par­tito che occorre guar­dare. Un lea­der che ha con­qui­stato lo scet­tro gra­zie al soc­corso di potenze esterne, può essere disar­cio­nato solo dallo sgre­to­la­mento delle cen­trali economico-mediatiche che l’hanno forag­giato. Per tenere il nulla osta di quel mondo Renzi aggre­di­sce il sin­da­cato. Cosa si muove nei piani alti del potere? Si nota Squinzi che esulta per i tagli alla sanità pub­blica e che quindi brinda per il lucro che si pro­spetta per le imprese pri­vate di assi­cu­ra­zione. E però qual­che timido segnale di insof­fe­renza si coglie.

Sul Cor­riere della Sera il giu­ri­sta Sabino Cas­sese para­gona il gua­scone Renzi a un attore comico fran­cese, Jac­ques Tati. Più che il cinea­sta d’oltralpe, che recu­pe­rava il cinema muto di Kea­ton e non spri­gio­nava un tratto ver­bale osses­sivo, è l’atmosfera di una certa Toscana minore che rie­cheg­gia in Renzi. Il pre­mier è un misto tra la comi­cità pop, senza acuti e nessi crea­tivi pun­genti, di Pana­riello e il gusto infi­nito per il gioco, per il rischio, per l’azzardo di Pupo.

Ma, a parte le rica­dute este­ti­che dell’accostamento del pre­si­dente del con­si­glio a un comico, il pro­blema che Cas­sese segnala potrebbe spin­gere una parte delle élite a ten­tare di sosti­tuire l’esuberanza del comu­ni­ca­tore con la sobrietà di uno sta­ti­sta.

La ripro­po­si­zione di un pen­dolo antico tra il tec­nico e il comico non pare però avere molte chance. E poi Renzi è di sicuro un comico, come indica Cas­sese, ma con un pro­gramma che è simile a quello dei tec­nici. Per que­sto è da esclu­dere una sua rimo­zione ordi­nata dalle can­cel­le­rie euro­pee e rati­fi­cata dai ver­tici delle isti­tu­zioni italiane.

Un capi­ta­li­smo ita­liano ancora più debole, con i suoi beni scarsi messi in ven­dita, accre­sce gli appe­titi di appro­pria­zione col­ti­vati dai mer­cati inter­na­zio­nali. A certe aree spe­cu­la­tive e imprese cor­sare, un sistema eco­no­mico in affanno stuz­zica mire espan­sive, per­ché il declino con­sente di con­trol­lare i resi­dui pezzi pre­giati del made in Italy con un tarif­fa­rio di acqui­si­zione molto a buon mer­cato.

La depo­si­zione di Renzi, in que­sto sce­na­rio, non pare pro­pe­deu­tica al ritorno in cat­te­dra di per­so­na­lità delle aree tec­ni­che, di spez­zoni respon­sa­bili delle isti­tu­zioni. Lo spe­gni­mento del ren­zi­smo può coin­ci­dere solo con l’autodissoluzione di una mag­gio­ranza imbelle dinanzi alla crisi che si appro­fon­di­sce e spa­venta la coa­li­zione sociale di supporto.

Per que­sto Renzi attacca il sin­da­cato che gli ricorda i dati impie­tosi sulla disoc­cu­pa­zione di lungo ter­mine. Costrui­sce un nemico e spera che i signori dei media, del denaro, della finanza sap­piano distin­guere i loro com­plici nelle isti­tu­zioni, ed essere loro grati. All’impresa del resto il governo ha tagliato di ben 10 punti le tasse sui pro­fitti, e inol­tre ha desti­nato ad essa decon­tri­bu­zioni ghiotte in caso di assun­zione a tempo inde­ter­mi­nato (almeno triennale).

E però Renzi non si sente tran­quillo gio­cando a biliar­dino. Avverte che il disa­gio sociale potrebbe costruire dal basso delle alter­na­tive poli­ti­che impre­ve­di­bili, capaci anche di espu­gnare le for­tezze edi­fi­cate per lui da media e capitale.

Show Comments: OR