menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

mercoledì 8 luglio 2015

Un No che ci carica di responsabilità

«Dopo il referendum. Il rifiuto greco del memorandum interroga gli altri paesi del sud dell'Europa. Se la sinistra italiana non saprà rispondere alla sfida lanciata da Atene il nostro default politico sarebbe totale». Il manifesto, 8 luglio 2015

Non si è trat­tato di una sfida tra demo­cra­zia e tec­no­cra­zia, bensì tra due con­ce­zioni di demo­cra­zia, tra due visioni poli­ti­che. Non è vero infatti che sia stata la troika a imporre l’austerità, sono stati i governi degli Stati — legit­ti­ma­mente eletti — a dele­gare alle isti­tu­zioni finan­zia­rie il com­pito di attuare le misure eco­no­mi­che di stampo neo­li­be­ri­sta volon­ta­ria­mente decise dagli Stati stessi in sede europea.

Visioni incon­ci­lia­bili

I Trat­tati e i rei­te­rati accordi tra i paesi mem­bri dell’Unione euro­pea (dal Six-Pack al Fiscal com­pact al Two-Pack) sono le fonti nor­ma­tive che hanno gene­rato le misure di rigore euro­pee. Il governo greco — anch’esso legit­ti­ma­mente eletto — chiede ora di cam­biare, denun­cia l’insuccesso delle misure di auste­rità sin qui seguite che hanno por­tato molti paesi ad un passo dal tra­collo, hanno impe­dito la ripresa, non sono riu­scite ad affron­tare le que­stioni che strut­tu­ral­mente carat­te­riz­zano la debo­lezza eco­no­mica dei sin­goli paesi. In que­sto qua­dro c’è poi la que­stione spe­ci­fica della Gre­cia, il cui debito è un osta­colo per ogni pos­si­bile ripresa del paese.

Ciò che ha impe­dito l’accordo tra i diciotto Stati dell’eurozona non è stato il debito, bensì le incon­ci­lia­bili visioni di poli­tica eco­no­mica. È que­sta la vera que­stione che il governo greco e ora anche il suo popolo ci pongono.

Incam­mi­narsi verso l’ignoto

Il No greco al memo­ran­dum dei cre­di­tori e all’ideologia da que­sto espresso rap­pre­senta il rifiuto di un modello di svi­luppo. Ci carica di respon­sa­bi­lità inter­ro­gan­doci sulla nostra con­ce­zione di demo­cra­zia, sul rap­porto tra diritti e mer­cato, sull’idea di società. Ci invita ad abban­do­nare il noto (le poli­ti­che sin qui seguite) per incam­mi­narci verso l’ignoto (almeno in Europa: negli Stati uniti la ripresa c’è stata pro­prio gra­zie all’abbandono delle poli­ti­che recessive).

Una sfida straor­di­na­ria. Sapremo in grado di raccoglierla?

Quel che può dirsi e che non baste­ranno le astu­zie o i ten­ta­tivi di addol­cire le poli­ti­che sin qui seguite. La Gre­cia ci ha mostrato che non si può pun­tare su un’«austerità espan­siva», ma è neces­sa­rio pun­tare ad una rot­tura di continuità.

Ciò vuol dire cam­biare i Trat­tati e gli accordi che defi­ni­scono le poli­ti­che eco­no­mi­che e sociali tra Stati. Vuol dire risco­prire un’Europa poli­tica e sociale, pren­dere sul serio quel che è pur scritto nel pre­am­bolo della Carte dei diritti dell’Unione euro­pea («L’Unione pone la per­sona al cen­tro della sua azione»), ma che è stato tra­volto dal domi­nio arro­gante e disu­mano delle poli­ti­che di mercato.

È evi­dente che un’impresa così grande non è nella dispo­ni­bi­lità di un solo paese o di un pic­colo popolo, per quanto orgo­glioso e con­sa­pe­vole possa essere. Ed è anche per que­sto che il refe­ren­dum greco ci inter­roga diret­ta­mente e asse­gna ai popoli e a tutti gli Stati euro­pei una respon­sa­bi­lità immensa.

Niente egoi­smi nazionali

L’obiettivo di cam­biare i Trat­tati e far adot­tare poli­ti­che sociali alle isti­tu­zioni euro­pee (com­prese quelle finan­zia­rie e ban­ca­rie) potrà essere rag­giunto solo a seguito di una dif­fi­cile e respon­sa­bile lotta poli­tica da svol­gere in Europa. Non si potrà con­ce­dere nulla al popu­li­smo, nep­pure a quello radi­cale che tanto alletta parte della sini­stra. Non ci si potranno for­mare alleanze spu­rie con gli anti­eu­ro­pei­sti, nazio­na­li­sti, gli egoi­smi nazio­nali di varia natura.

Non si potrà fare affi­da­mento nep­pure sulle grandi social­de­mo­cra­zie, che potranno pur cam­biare e alla fine dare una mano, ma solo se costrette. I paesi del sud d’Europa dovreb­bero essere le più inte­res­sate a cam­biare: oltre la Gre­cia, la Spa­gna. La vit­to­ria di Pode­mos può essere un tas­sello deci­sivo in que­sta stra­te­gia. Poi il Por­to­gallo, chissà che ne sarà dell’ondivaga Fran­cia. E l’Italia?

La dele­ga­zione più folta

Se si guarda al nostro paese oggi non c’è da essere otti­mi­sti. Non c’è nes­suno che sia in grado di rap­pre­sen­tare con ade­guata forza le istanze del cam­bia­mento reale. Saremo anche pieni di buone inten­zioni e, a volte, per­sino gene­rosi. Ma c’è egual­mente da dispe­rare: la dele­ga­zione più folta che ha festeg­giato la vit­to­ria del refe­ren­dum ad Atene era quella ita­liana. Per forza, cia­scuno rap­pre­sen­tava se stesso! Per la Ger­ma­nia c’era la Linke, per la Spa­gna Pode­mos, per l’Irlanda Sinn Fein, e così via. Per l’Italia un eser­cito diviso di per­so­na­lità disor­ga­niz­zate e indistinte.

Ora vera­mente non c’è più tempo. Se noi ita­liani non sapremo rispon­dere alla sfida che è stata lan­ciata dalla Gre­cia rischiamo di com­pro­met­tere una stra­te­gia di riscatto dei popoli euro­pei. Un debito che poi non potremmo mai più resti­tuire e il nostro default poli­tico sarebbe totale.Un No che ci carica di responsabilità

Dopo il referendum. Il rifiuto greco del memorandum interroga gli altri paesi del sud dell'Europa. Se la sinistra italiana non saprà rispondere alla sfida lanciata da Atene il nostro default politico sarebbe totale

Postilla

Ma che cos'è "la sinistra italiana"? riusciamo a vederne un po' se guardiamo le persone, ma se guardiamo i partiti non ne vediamo nulla.
Show Comments: OR