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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
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giovedì 9 luglio 2015

Ttip, ok alla nascita della «super corte»

Centrodestra e centrodestrasinistra uniti nella lotta per il prepotere delle multinazionale e contro i diritti degli abitanti del pianeta Gli emendamenti della società civile sono stati sacrificati sull’altare della "grosse koalition"  Il manifesto, 9 luglio 2015
L’Europarlamento ha appro­vato le regole per il Ttip con 436 sì (Ppe, S&D, Alde), 241 no (Gue, Verdi, destre) e 34 aste­nuti. In pra­tica sono state appro­vati le «rac­co­man­da­zioni» che inclu­dono un sistema alter­na­tivo alle con­tro­verse corti arbi­trali pri­vate per le dispute investitori-stati (il cosid­detto Isds).

Le regole in Europa — a quanto pare — val­gono per il debito greco, ma per la mag­gio­ranza del Par­la­mento euro­peo, come da para­digma orwel­lia­nio, val­gono meno. Soprat­tutto se alla mat­tina le tri­bune dell’emiciclo a Stra­sburgo hanno tra­boc­cato come mai in almeno vent’anni per Ale­xis Tsi­pras e al pome­rig­gio si deve votare la Riso­lu­zione con cui il Par­la­mento euro­peo esprime la sua valu­ta­zione sul Trat­tato tran­sa­tlan­tico di libe­ra­liz­za­zione di scambi e inve­sti­menti tra Usa e Ue.

Val­gono meno per­ché se una buona parte delle com­mis­sioni par­la­men­tari ha espresso pre­oc­cu­pa­zioni per come la Com­mis­sione euro­pea sta con­du­cendo il nego­ziato — con scarsa tra­spa­renza e con­si­de­rando ser­vizi, agri­col­tura e regole come merce di scam­bio per l’accesso al mer­cato finan­zia­rio, ener­ge­tico e degli appalti Usa — fuori dal Par­la­mento gli hanno fatto eco oltre 2 milioni di cit­ta­dini che hanno fir­mato una peti­zione che chiede lo Stop alle trat­ta­tive. E ciò fa pro­blema alla cabina di regia dell’istituzione Ue.

Il con­vi­tato di pie­tra si chiama «franco tira­tore»: da ormai da mesi le email, i pro­fili Face­book e Twit­ter degli euro­par­la­men­tari ven­gono inon­dati da migliaia di mes­saggi di cit­ta­dini che gli chie­dono di trat­tare con cura la fra­gile demo­cra­zia euro­pea e di dar voce, nella riso­lu­zione sul Ttip, alle pre­oc­cu­pa­zioni dif­fuse sul con­te­nuto di un trat­tato che mira a costruire un mer­cato comune tran­sa­tlan­tico che, valendo il 42% del Pil glo­bale, aspira a fare legge per il resto del pia­neta. Per que­sto, con una for­za­tura pro­ce­du­rale ine­dita, il pre­si­dente dell’Europarlamento il social­de­mo­cra­tico Mar­tin Schulz fa sal­tare l’emendamento 40 al testo, che avrebbe per­messo di far espri­mere l’aula sull’arbitrato inter­na­zio­nale per pro­teg­gere gli inve­sti­tori dalle deci­sioni degli Stati, il fami­ge­rato Isds, su cui pro­prio il gruppo social­de­mo­cra­tico si era spaccato.

Lo fa eser­ci­tando le pre­ro­ga­tive del pre­si­dente su un argo­mento con­tro­verso e lo fa una seconda volta, sce­gliendo di porre in vota­zione un emen­da­mento di com­pro­messo, ela­bo­rato dal suo stesso gruppo, in cui l’Isds si salva nella sostanza ma non viene più chia­mato tale, e anzi si pre­fi­gura l’introduzione di una «super corte» di giu­sti­zia impre­ci­sata nel medio periodo, che è una toppa quasi più brutta del buco alla giu­sti­zia ordi­na­ria creato con l’Isds.

Sal­tano, così, uno dopo­Tutti gli emen­da­menti della società civile ven­gono sacri­fi­cati all’altare della «grosse koa­li­tion» popo­lare — social­de­mo­cra­tica che mai come oggi teme l’Europa infiam­mata dal rialzo d’orgoglio greco. l’altro gli oltre cento emen­da­menti pre­sen­tati in meno di due ore, soprat­tutto quelli di buon senso soste­nuti dalle cam­pa­gne Stop Ttip.

Salta l’emendamento sulla Human Rights Clause, che avrebbe ante­po­sto la tutela vin­co­lante dei diritti umani rispetto alle dina­mi­che di mer­cato. Resta un capi­tolo sullo svi­luppo soste­ni­bile sola­mente con­sul­tivo senza nes­suno stru­mento impo­si­tivo. Viene boc­ciata la lista posi­tiva per i ser­vizi pub­blici, che avrebbe per­messo di scri­vere nero su bianco i ser­vizi che si vogliono met­tere sul mer­cato, sal­va­guar­dando quelli non elen­cati. Viene boc­ciata la pos­si­bi­lità di inse­rire il rife­ri­mento a set­tori sen­si­bili da esclu­dere dal nego­ziato, come dovrebbe avve­nire per alcune pro­du­zioni agri­cole, for­te­mente a rischio di estinzione.

La Com­mis­sa­ria al Com­mer­cio Ceci­lia Malm­strom, fur­be­sca­mente, rin­gra­zia via Twit­ter il Par­la­mento per il soste­gno rice­vuto, ma sot­to­li­nea anche che l’Isds è morto, cui con­trap­pone la sua pro­po­sta, quella che, per dirla con la cam­pa­gna «Stop Ttip» euro­pea, mette il ros­setto al maiale pre­ten­dendo che diventi qualcos’altro. Ma i conti non tor­nano per la coa­li­zione di mag­gio­ranza, che tanto grossa non è più. 241 sono stati i voti con­trari alla Riso­lu­zione, molti di più di quelli alge­brici tra mag­gio­ranza e oppo­si­zione. Si attende la lista del voto palese per capire chi c’è stato e chi no a far finta, per l’ennesima volta, di voler la demo­cra­zia impe­den­done l’esercizio.

E se l’Isds s’ha da cam­biare, come ammette anche la Com­mis­sa­ria, vanno ria­perti anche gli accordi com­mer­ciali con Canada e Sin­ga­pore, che con­ten­gono l’Isds ed espon­gono già a rischio di cause i nostri governi. Da lunedì 13 Usa e Ue si rive­dranno a Bru­xel­les per un nuovo ciclo di nego­ziati tran­sa­tlan­tici, e ritro­ve­ranno ad acco­glierli le stesse pro­te­ste e gli stessi dubbi di ieri. Il Par­la­mento ha perso l’occasione di far­sene inter­prete, di diven­tare parte del cam­bia­mento e non del pro­blema demo­cra­tico euro­peo che verrà affron­tato dalla grande mobi­li­ta­zione Stop Ttip di otto­bre, che sem­bra neces­sa­ria oggi ancor più di ieri.

L'autrice è por­ta­voce della Cam­pa­gna stop TTIP Ita­lia 
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