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sabato 11 luglio 2015

Tsipras e la Grecia hanno vinto, con qualche perdita

Non sono riusciti a cacciare  all'Europa Alexis Tsipras e  ad annullare la speranza del cambiamento radicale. L'analisi prosegue sull'entità delle perdite e sulle condizioni del conflitto  necessario per proseguire. Non è un problema solo per la Grecia, ma per quanti vogliono un' Europa solidale ed equa. Articoli di Dimitri Deliolanes, Pavlos Nerantzis, Anna Maria Merlo, Paolo Pini e Roberto Romano . Il manifesto, 11 luglio 2015


L’«ALEXIT» È FALLITO,
PER TSIPRAS È L’ORA DEL GOVERNO
di Dimitri Deliolanes

Atene. L’economia è paralizzata ma la società ellenica continua a reagire con orgoglio. L’ultima proposta ateniese, molto rigida, è però migliore di quella pre-referendum, più favorevole ai poveri

È giunta per Ale­xis Tsi­pras l’ora della poli­tica di governo, delle mano­vre non lineari allo scopo di por­tare la Gre­cia fuori dalla camera a gas a cui l’hanno con­dan­nata, per due set­ti­mane almeno, Schäu­ble e Dijs­sel­bloem. Il pre­mier mano­vra avendo il soste­gno di un paese vivace e orgo­glioso, con­sa­pe­vole della sua forza ma anche dei suoi limiti. Per risol­vere il pro­blema subito, da lunedì.

Con il blocco dei capi­tali l’economia è para­liz­zata e quando finirà la liqui­dità finirà anche la pazienza dei greci. È quello che pro­ba­bil­mente spera il potente par­tito neo­li­be­ri­sta euro­peo per far fuori i «rossi» di Atene e dimo­strare ai popoli euro­pei che l’evasione dall’austerità è impos­si­bile: evi­tare il gre­xit ma pro­muo­vere l’Alexit, lo tsipras-exit, magari sosti­tuito o affian­cato dall’uomo degli oli­gar­chi, l’ex gior­na­li­sta Sta­vros Theodorakis.

Tsi­pras sa come può far fal­lire que­sto pro­getto di «soft golpe». Sa di essere l’unico lea­der poli­tico del paese, senza oppo­si­zione cre­di­bile né fuori né den­tro il suo par­tito. Tocca a lui deci­dere cosa dire ai cre­di­tori, come fare le mosse giu­ste e in quale dire­zione. Sem­pre sulla scia delle chia­ris­sime indi­ca­zioni che sono emerse dal refe­ren­dum: con­ti­nuare a nego­ziare ma tor­nare a casa con un accordo, non con un nuovo fal­li­mento. I greci non vogliono auste­rità ma non vogliono nean­che essere cac­ciati
dall’eurozona. E Tsi­pras non vuole dare fuoco all’Europa.

Le pro­po­ste depo­si­tate ieri al Par­la­mento greco sono una ver­sione leg­ger­mente miglio­rata di quelle con­se­gnate dal pre­si­dente della Com­mis­sione pochi giorni dopo la pro­cla­ma­zione del refe­ren­dum. E già que­sto da solo depone in favore della con­sul­ta­zione popo­lare. Il governo greco si è sfor­zato di adat­tarle, in modo che il peso sia distri­buito in maniera più equa sulle spalle dei più abbienti. Ci saranno aumenti sull’Iva per mac­chine di grossa cilin­drata, yacht e con­sumi di lusso ed è final­mente pre­vi­sta la tas­sa­zione degli arma­tori: la Costi­tu­zione non per­mette di tas­sare gli utili, allora ci sarà un aumento dell’aliquota sul cabo­tag­gio. Gli arma­tori che con­trol­lano anche i media, dovranno, per la prima volta, pagare le tasse sulla pub­bli­cità tra­smessa, oltre che per l’occupazione delle frequenze.

Ma ci saranno anche tagli pro­por­zio­nali alle pen­sioni, aumenti all’Iva nelle isole, escluse quelle meno turi­sti­che e più iso­late, ma anche per tutti gli ali­menti, esclusi gli essen­ziali, e anche i ristoranti.

Inol­tre, dopo aver letto le ripe­tute prese di posi­zione di Mat­teo Renzi, per­so­na­lità cen­trale negli equi­li­bri euro­pei, Tsi­pras in per­sona ha insi­stito affin­ché all’abolizione delle baby pen­sioni fosse data la mas­sima prio­rità: da oggi fino al 2022 tutti andranno gra­dual­mente in pen­sione a 67 anni o dopo 40 anni di con­tri­buti. Entu­sia­smo a Palazzo Chigi.

Ma que­sto sforzo di distri­buire il peso in maniera più favo­re­vole agli strati più poveri non è suf­fi­ciente a ren­dere buone que­ste pro­po­ste brutte, di auste­rità e di reces­sione, in vista di un com­pro­messo forse ono­re­vole ma sbi­lan­ciato verso la parte dei cre­di­tori. Il popolo greco con­ti­nuerà a sanguinare.

Con­di­zione per­ché l’accordo auspi­cato si risolva in favore della Gre­cia è che sia accom­pa­gnato da un chiaro e pre­ciso impe­gno degli euro­pei ad affron­tare, in una data pre­cisa, il pro­blema del debito, reso ancora più urgente in vista dei 30 miliardi che Atene ha già chie­sto al Mes — un altro passo indie­tro del governo. Ancora ieri il sem­pre “fles­si­bile” Schäu­ble e la stessa Mer­kel esi­bi­vano pub­bli­ca­mente for­tis­simi impe­di­menti ammi­ni­stra­tivi e nor­ma­tivi a pro­ce­dere a un deciso taglio del debito greco e dare così sod­di­sfa­zione a Washing­ton. Per evi­tare un uso poli­tico dell’ottusità buro­cra­tica teu­to­nica (come è suc­cesso più volte con Varou­fa­kis), Tsi­pras ha pre­fe­rito usare il ter­mine «ren­dere soste­ni­bile» il debito, facendo capire che anche spal­marlo all’infinito con tassi ridi­coli sarebbe una solu­zione soddisfacente.

Un ultimo aspetto della vicenda, non secon­da­rio: ieri cele­bri cor­ri­spon­denti da Bru­xel­les e meno cele­bri com­men­ta­tori di oppo­si­zione in Gre­cia davano per scon­tata la ribel­lione dei depu­tati intran­si­genti di Syriza, arri­vando al punto di defi­nirne per­fino il numero: 40 circa. Nel pome­rig­gio è effet­ti­va­mente uscito un docu­mento di cri­tica alle pro­po­ste del governo, fir­mato da tre depu­tati e da tre mem­bri della segre­te­ria, totale sei per­sone. Pro­ba­bil­mente al momento del voto, attorno a mez­za­notte, saranno di più. Ma è dif­fi­cile che la mag­gio­ranza si spacchi.

Stando a Bru­xel­les, gli acuti osser­va­tori non pote­vano pre­ve­dere che in mat­ti­nata Tsi­pras avrebbe affron­tato il suo gruppo par­la­men­tare dicendo che non può ammette frat­ture sulla stra­te­gia da seguire in que­sto «momento sto­rico»: «Siamo arri­vati insieme e ce ne andremo insieme. Dob­biamo gover­nare. Tra una solu­zione brutta e una cata­stro­fica, biso­gna sce­gliere la prima. Cer­chiamo di dare bat­ta­glia sul debito e non siamo soli. E se la mag­gio­ranza viene a man­care, allora non farò ricorso agli altri par­titi. Io non sono Papa­de­mos». Parole chiare, respon­sa­bili, senza infin­gi­menti e demagogia.




LA MEDIAZIONE DI SYRIZA
di Pavlos Nerantzis
Durissima resa dei conti nel partito al governo, ma dopo sei ore di riunione a porte chiuse anche gli aderenti alla «Piattaforma di Sinistra» assicurano il sostegno parlamentare al premier greco Tsipras

La pro­po­sta di Tsi­pras ai cre­di­tori ha messo in gioco la soprav­vi­venza del governo prima e durante il dibat­tito par­la­men­tare. Men­tre scri­viamo è in corso il dibat­tito in par­la­mento, ma ad ecce­zione di un paio di mem­bri di Syriza che hanno annun­ciato il loro no al man­dato per Tsi­pras a trat­tare, la parte più a sini­stra del Par­tito, «Piat­ta­forma di sini­stra» ha annun­ciato il pro­prio soste­gno al premier.

La palla dun­que, ora, passa all’Eurogruppo. Il dilemma per i diri­genti di Syriza era comin­ciato quando è stato reso noto il con­te­nuto delle pro­po­ste gre­che: dove­vano sce­gliere se far cadere il governo o accet­tare un terzo pro­gramma con­si­de­rato «lacrime e san­gue»; un pac­chetto di pro­po­ste, secondo i dis­si­denti, lon­tano dalle dichia­ra­zioni pro­gram­ma­ti­che del «pro­gramma di Salo­nicco». Le discus­sioni nelle riu­nioni delle com­po­nenti del par­tito sono state accese. Tutti erano con­sa­pe­voli che un voto con­tra­rio alle pro­po­ste di Tsi­pras avrebbe pro­vo­cato un colpo d’arresto al governo delle sini­stre. Una scon­fitta per la sini­stra greca, un colpo duro per l’Europa della soli­da­rietà e dei diritti. Solo una set­ti­mana la Gre­cia con il «no» aveva dato un chiaro man­dato a Tsi­pras per trat­tare senza met­tere in discus­sione la per­ma­nenza del paese nell’eurozona.

Ora in molti si chie­dono se abbia senso accet­tare nuove misure di auste­rità. Il primo a rea­gire è stato, come ci si aspet­tava, il mini­stro della Ristrut­tu­ra­zione pro­dut­tiva e dell’energia, Panayo­tis Lafa­za­nis, lea­der della «Piat­ta­forma di sini­stra», la potente com­po­nente all’interno di Syriza, che men­tre scri­viamo, ha con­fer­mato l’appoggio a Tsi­pras nel dibat­tito parlamentare.

La sua prima rea­zione è stata cate­go­rica: «non vote­remo, ha detto, un terzo memo­ran­dum». Secondo Lafa­za­nis, sibil­lino, la Gre­cia «non ha nes­suna pistola alla tem­pia, esi­stono opzioni alter­na­tive» a un nuovo accordo con la troika. Altret­tanto dure e scet­ti­che nei con­fronti della pro­po­sta del governo sono state le rea­zioni di alti diri­genti della sini­stra radi­cale greca.

Il clima è cam­biato quando si è sparsa la voce secondo la quale saranno radiati dal par­tito e dal gruppo par­la­men­tare tutti coloro che si oppon­gono al piano Tsi­pras. Quasi 6 ore è durata la riu­nione a porte chiuse senza la pre­senza di gior­na­li­sti e di tele­ca­mere. Sei ore dram­ma­ti­che che hanno messo alla prova la com­pat­tezza del partito.

Tsi­pras, par­lando venti minuti, ha lan­ciato un appello ai depu­tati esor­tan­doli ad appog­giare un accordo con i cre­di­tori per otte­nere un terzo piano di sal­va­tag­gio in cam­bio di riforme. Altri­menti, ha detto, «non accet­terò che il governo perda la mag­gio­ranza» (Syriza pos­siede 149 seggi sui 300 e Anel, i «Greci indi­pen­denti», l’altro part­ner di governo, 13 seggi). Il pre­mier greco ha riba­dito che il governo «non ha alcun man­dato per un Grexit».

«Ci tro­viamo di fronte a deci­sioni cru­ciali, abbiamo un man­dato per otte­nere un accordo migliore rispetto l’ultimatum che l’Eurogruppo ci aveva posto, non abbiamo un man­dato per por­tare la Gre­cia fuori dall’eurozona». E poi ha con­cluso: «o andremo avanti tutti insieme o cadremo tutti insieme».

«L’uscita dall’euro è l’unica solu­zione» ha detto uno dei tre rap­pre­sen­tanti del gruppo par­la­men­tare di Syriza, Tha­nas­sis Petra­kos, men­tre l’altro, Nikos Filis si è schie­rato contro.

«Non abbiamo avuto né un piano pre­ciso alle trat­ta­tive con i cre­di­tori, né una buona squa­dra di nego­zia­tori» ha soste­nuto il vice-presidente della camera, Ale­xis Mitro­pou­los, ex socia­li­sta del Pasok. Otti­mi­smo, invece, sull’accordo e sull’approvazione del par­la­mento greco, è stato espresso dal vice-ministro dell’economia, Dimi­tris Mar­das e il mini­stro degli interni, Nikos Voutsis.

«La scom­messa è quella di otte­nere la fidu­cia degli inve­sti­tori» ha soste­nuto l’ex mini­stro delle finanze, Yanis Varou­fa­kis, men­tre il suo suc­ces­sore Euclid Tsa­ka­lo­tos ha fatto notare che «la pro­po­sta è migliore rispetto al pas­sato per­ché tra l’altro parla della neces­sità di ristrut­tu­rare il debito».

La riu­nione del gruppo par­la­men­tare di Syriza si è con­clusa senza vota­zione e nono­stante le ten­sioni, si ritiene che al momento della vota­zione non vote­ranno con­tro più di 10 deputati.

Nono­stante l’approvazione, si fanno insi­stenti le voci di dimis­sioni di alcuni mini­stri facente parte della «Piat­ta­forma di sini­stra»: Panayo­tis Lafa­za­nis, Dimi­tris Satra­tou­lis, vice-ministro della Pre­vi­denza sociale, Kostas Isy­chos, vice-ministro della difesa e Nikos Choun­tis, vice-ministro degli esteri.

Un’incognita è rima­sta fino all’ultimo la posi­zione di Panos Kam­me­nos, lea­der degli Anel, del par­tito di destra e part­ner di governo. Kam­me­nos non ha fir­mato le pro­po­ste pre­sen­tate ai cre­di­tori (non ha fir­mato nem­meno il mini­stro Lafa­za­nis) per­ché pre­ve­dono la dimi­nu­zione delle spese mili­tari e l’annullamento dell’aliquota Iva alle isole. «Non vuol dire niente che il nostro lea­der non abbia fir­mato. La Gre­cia rimarrà in Europa» ha detto il mini­stro Terence Kouik, brac­cio destro del lea­der Anel.

A favore della pro­po­sta greca si sono schie­rati il par­tito di destra Nea Dimo­kra­tia, i socia­li­sti del Pasok e i cen­tri­sti del Potami, il lea­der dei quali, Sta­vo­ros Teo­do­ra­kis si è incon­trato ieri a Bru­xel­les con Jean-Claude Junc­ker. I comu­ni­sti del Kke, invece, hanno denun­ciato «il terzo memo­ran­dum pro­mosso dal governo» e ieri hanno orga­niz­zato una mani­fe­sta­zione di pro­te­sta alla cen­tra­lis­sima Pla­tia Syn­tag­ma­tos di fronte al parlamento.


ATENE, 12 MILIARDI PER LA CRESCITA
di Pavlos Nerantzis Grecia. La nuova pro­po­sta greca è di oltre i 12 miliardi di euro (quella pre­ce­dente era di 8 miliardi) per i pros­simi due anni, in cam­bio di un pre­stito pari a 54 miliardi di euro. Non è escluso, si possa arri­vare fino ai 70 miliardi di euro.

Le misure discusse al con­si­glio dei mini­stri e pre­sen­tate ai cre­di­tori – prima ancora di essere discusse nel gruppo par­la­men­tare di Syriza e nel par­la­mento — pre­ve­dono nuovi tagli e aumenti delle tasse per far incre­men­tare gli introiti sta­tali, un impe­gno per la ristrut­tu­ra­zione del debito e un pro­gramma pari a 35 miliardi di euro per atti­rare inve­sti­menti e favo­rire occu­pa­zione e cre­scita. La nuova pro­po­sta greca è di oltre i 12 miliardi di euro (quella pre­ce­dente era di 8 miliardi) per i pros­simi due anni, in cam­bio di un pre­stito pari a 54 miliardi di euro. Non è escluso, si possa arri­vare fino ai 70 miliardi di euro.

Parte di que­sto maxi-prestito finirà alla rica­pi­ta­liz­za­zione delle ban­che elle­ni­che le quali dovranno rifon­dersi: dai quat­tro isti­tuti di cre­dito (Natio­nal Bank of Greece, Piraeus, Euro­bank e Alpha Bank) ne rimar­ranno due. Il testo elle­nico è di 13 pagine e si basa su un recente rap­porto di 47 pagine e sulla pro­po­sta avan­zata dal pre­si­dente della Com­mis­sione euro­pea Junc­ker. Il testo pre­vede modi­fi­che signi­fi­ca­tive ai sistemi fiscali e pre­vi­den­ziali, nel ten­ta­tivo di con­vin­cere le isti­tu­zioni che Atene ha adot­tato un approc­cio più rea­li­stico. Il sur­plus pri­ma­rio sarà dell’1% nel 2015 e del 2% nel 2016, ma ci sono degli inter­ro­ga­tivi su come il governo riu­scirà a otte­nere l’obiettivo di quest’anno visto che per il momento la cre­scita è di appena 0,5% a causa dei ritardi per arri­vare ad un’intesa.

Nella pro­po­sta è pre­vi­sta una tas­sa­zione dell’Iva a tre livelli, con medi­ci­nali, libri, spet­ta­coli d’arte e tea­trali al 6%; alber­ghi, ener­gia, pro­dotti ali­men­tari fre­schi e generi ali­men­tari di base al 13% (e non al 23% come pro­po­ne­vano i cre­di­tori) e degli ali­men­tari lavo­rati, risto­ranti e altro al 23%. Inol­tre resta in vigore il 30% di sconto sulle ali­quote Iva sulle isole, una vera e pro­pria «linea rossa» per il governo.

L’aumento dell’Iva sugli ali­men­tari signi­fica che i prezzi aumen­te­ranno subito dell’8,85%, men­tre quelli degli alber­ghi potranno aumen­tare del 6,1%. Inol­tre, il governo man­terrà la con­tro­versa tassa sugli immo­bili (Enfia) nel 2015 e 2016 (quando Syriza era all’opposizione l’aveva aspra­mente denun­ciata) e aumen­terà nel con­tempo gli sforzi per com­bat­tere l’evasione fiscale. Pre­vi­sto anche l’aumento della tassa di soli­da­rietà come pure di quelle sul lusso e sugli introiti delle grandi società dal 26% al 28% e per gli arma­tori fino ad oggi mai toc­cati dal fisco.

Per quanto riguarda le riforme pre­vi­ste nel sistema pen­sio­ni­stico sem­bra che Tsi­pras abbia inten­zione di appli­care la legge degli ex mini­stri del Pasok, Lover­dos e Kou­trou­ma­nis, che for­niva una pen­sione di base e pro­por­zio­nata per chi ne ha matu­rato il diritto a par­tire dal gen­naio 2015. In cam­bio il governo greco insi­sterà sul rin­vio dell’attuazione della «clau­sola di defi­cit zero» per le pen­sioni inte­gra­tive (ci sarà la gra­duale ridu­zione dei bene­fici dell’Ekas entro il 2019).

Tutto som­mato i pen­sio­nati saranno lie­ve­mente col­piti dalle nuove misure, men­tre il nuovo sistema pen­sio­ni­stico avrà anche lo scopo di sco­rag­giare il pen­sio­na­mento anti­ci­pato con l’introduzione di san­zioni più severe.

La pro­po­sta del pre­mier greco pre­vede anche l’attuazione dei sug­ge­ri­menti dell’Ocse, che inclu­dono l’apertura delle pro­fes­sioni chiuse, come i notai, la revi­sione della com­pe­ti­ti­vità in aree carat­te­riz­zate da pra­ti­che di oli­go­po­lio e l’adozione di nuove stra­te­gie per com­bat­tere la cor­ru­zione azien­dale, in par­ti­co­lare in rela­zione alle pro­ce­dure d’appalto pub­bli­che. Nel campo delle pri­va­tiz­za­zioni si parla di un nuovo modello con la par­te­ci­pa­zione dello Stato.

I porti del Pireo (la cinese Cosco ha già acqui­stato una parte degli sta­bi­li­menti) e di Salo­nicco saranno pri­va­tiz­zati, secondo la pro­po­sta di Atene, così come andrà avanti l’affitto delle tede­sche Fra­port e Sien­tel degli aero­porti di peri­fe­ria (nel pas­sato Syriza si era oppo­sto). Oggi i cre­di­tori dovranno valu­tare il piano elle­nico, ma non è detto che sarà appro­vato. Tutto dipen­derà da Ber­lino e in par­ti­co­lar modo dal mini­stro delle finanze Schau­ble, che con­trolla la mag­gio­ranza dell’Eurogruppo. Quello che inte­ressa è la soste­ni­bi­lità del debito greco ed even­tuali nuove misure che i fal­chi euro­pei potreb­bero chie­dere all’ultimo momento.




LA PROPOSTA GRECA
 CONVINCE I CREDITORI 
di Anna Maria Merlo

Crisi dell'Europa. Tecnici francesi hanno aiutato i greci a redarre un testo di impegni in grado di convincere i creditori. Prudenza tedesca. Oggi l'Eurogruppo, i vertici di domenica (a 19 e a 28) potrebbero venire annullati. Il piano di Atene deve poi passare al vaglio di almeno 8 parlamenti della zona euro. L'appello dei sindacati europei perché i cittadini non siano "penalizzati dal voto"

Fra­nçois Hol­lande è stato il primo a rea­gire dopo la pre­sen­ta­zione della pro­po­sta greca, gio­vedì in tarda serata. «Serie e cre­di­bili, volontà di con­clu­dere», per il pre­si­dente fran­cese. Per il primo mini­stro, Manuel Valls, «solide, serie, con­crete». Non c’è da stu­pirsi della rea­zione fran­cese: sono tec­nici di Bercy (mini­stero delle Finanze) che hanno con­si­gliato i greci e sug­ge­rito le migliori for­mule per arri­vare a un’approvazione, che dovrebbe arri­vare oggi all’Eurogruppo (sem­pre che ad Atene la pro­po­sta passi al parlamento).

Ieri, il fronte dei cre­di­tori ha cer­cato una rispo­sta comune. Junc­ker (Com­mis­sione), Dra­ghi (Bce), Dijs­sel­bloem (Euro­gruppo) e Lagarde (Fmi), in una video-conferenza, hanno discusso per pre­sen­tare una ana­lisi comune, che rice­verà il via libera all’Eurogruppo di oggi e dovrebbe aprire i nuovi nego­ziati per un terzo piano di aiuti alla Gre­cia. Per il pre­si­dente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijs­sel­bloem, oggi ci sarà una «deci­sione impor­tante», per­ché il testo greco è «tra i più appro­fon­diti» pre­sen­tati ai mini­stri delle finanze. Se tutto fila liscio, come spera Renzi, potrebbe essere reso inu­tile il ver­tice dei capi di stato e di governo di dome­nica.

Ma a Bru­xel­les insi­stono sul fatto che il Con­si­glio a 19, pre­vi­sto dome­nica, dovrebbe comun­que riflet­tere sulla richie­sta greca di un «ri-profilamento» del debito, in sostanza una ristrut­tu­ra­zione. Inol­tre, il pre­si­dente del Con­si­glio Ue, Donald Tusk, ha anche con­vo­cato, sem­pre dome­nica, un Con­si­glio dei capi di stato e di governo della Ue, a 28, che ha in pro­gramma una deci­sione sugli «aiuti uma­ni­tari» alla Gre­cia – ali­men­tari, medi­ci­nali. La com­mis­sa­ria al Bud­get, Kri­sta­lina Gor­gieva, ha dichia­rato: «stiamo orga­niz­zando un pro­gramma di soste­gno di emer­genza» che potrebbe rag­giun­gere i 7 miliardi in un anno.

In Ger­ma­nia nes­sun entu­sia­smo. Solo l’Spd ha visto nelle pro­po­ste gre­che «un grande passo avanti», anche se Axel Schä­fer sot­to­li­nea che «avrebbe potuto essere fatto da tempo». La Cdu, il par­tito di Angela Mer­kel, si inter­roga: «quale cre­di­bi­lità ha que­sta lista? sarà appli­cata?», si chiede il vice­pre­si­dente del gruppo Ralph Brin­khaus. Peg­gio gli alleati bava­resi della Csu, che giu­di­cano il pro­gramma greco ancora «insuf­fi­ciente».

Pru­denza tede­sca, otti­mi­smo fran­cese, ita­liano e per­sino slo­vacco, un’accoglienza favo­re­vole a Bru­xel­les: ma la strada non è ancora spia­nata per un’uscita dalla crisi.

Intanto, c’è l’attesa per il voto al par­la­mento greco. Poi, altri par­la­menti dovranno pro­nun­ciarsi su un terzo piano di aiuti: Valls lo ha pro­messo alla Fran­cia que­sta set­ti­mana, poi come sem­pre la Ger­ma­nia, la Fin­lan­dia, l’Austria, l’Estonia, la Let­to­nia e la Slo­vac­chia. In Olanda saranno i depu­tati a deci­dere se il piano richiede un voto, che potrebbe anche essere deciso in Irlanda. In Slo­ve­nia, il paese che in pro­por­zione al pil è il più espo­sto con la Gre­cia, ci potrebbe essere un voto se verrà decisa una ristrut­tu­ra­zione del debito.

I sin­da­cati euro­pei hanno inviato una let­tera alle isti­tu­zioni e all’europarlamento a favore di «nego­ziati in buona fede con l’obiettivo di tro­vare «un accordo social­mente giu­sto ed eco­no­mi­ca­mente soste­ni­bile con il governo greco», per «man­te­nere la Gre­cia nella zona euro e nella Ue».




IL PIANO DI TSIPRAS,
UN EQUILIBRIO TEMPORANEO
di Paolo Pini e Roberto Romano  


 Nel frattempo, l’austerità continua, mentre la crescita può attendere.

Durante l’ultima set­ti­mana è stato un con­ti­nuo stil­li­ci­dio di ipo­tesi tra l’irresponsabilità e la stu­pi­dità, con la Fran­cia nella parte del poli­ziotto buono che ha tenuto un dia­logo aperto all’ipotesi del No-Grexit con un nuovo Memo­ran­dum in con­ti­nua­zione dei pre­ce­denti, e la Ger­ma­nia nella parte del poli­ziotto cat­tivo che pun­tava ad alleg­ge­rirsi del far­dello greco dall’Eurozona; gli altri paesi erano com­parse di poco conto, appog­giando gli uni o gli altri, con l’Italia che nep­pure ciò riu­sciva a fare.

Tsi­pras ha avuto il merito di tra­sfor­mare il «no» in una unica voce die­tro la quale ha rac­colto tutti i par­titi greci che erano per il Sì, e così si è pre­sen­tato di nuovo in Europa, al Par­la­mento Euro­peo per chie­dere di pro­se­guire il nego­ziato. Così facendo ha sgom­brato il tavolo per quanti pun­ta­vano alle dimis­sioni del suo governo come con­di­zione poli­tica sine qua non per la negoziazione.

Ma non è riu­scito ad evi­tare che sul tavolo rima­nesse, nella migliore dei casi, solo l’ipotesi di un Memo­ran­dum che san­ci­sce (a) nes­suna con­ces­sione alle richie­ste gre­che di fer­mare le poli­ti­che di auste­rità e (b) nes­suna ristrut­tu­ra­zione del debito greco.

È dif­fi­cile non pen­sare però che essa non sia altro che un equi­li­brio tem­po­ra­neo: la crisi greca rimane in agenda ed il rischio di quella siste­mica dell’Eurozona viene sola­mente posti­ci­pato per­ché i fon­da­men­tali non mutano.

Per i cre­di­tori il debito va pagato, e sono dispo­sti a con­ce­dere linee di cre­dito solo a con­di­zione di un Memo­ran­dum 3 pro­se­cu­zione dei due pre­ce­denti. Ma l’esito di ciò è il per­du­rare della depres­sione in Gre­cia, nella misura in cui il governo elle­nico non ha un piano B, accet­tando di non dichia­rare default e non pre­ve­dere un modo con­trol­lato di uscita dall’euro.

Gli inter­venti pre­vi­sti e sui quali il governo greco è costretto a con­ver­gere sono con­si­stenti, 12 miliardi di tagli invece degli 8 pre­ce­denti, per otte­nere 50–60 miliardi di aiuti nel trien­nio; tra gli inter­venti vi sono la revi­sione delle impo­ste verso l’alto che andranno a pena­liz­zare la domanda interna ed i ser­vizi che la Gre­cia oggi di più esporta (turi­smo) e quelli sulle pen­sioni che anche essi non sono certo nel breve periodo a soste­gno della ripresa della domanda.

Che le pri­va­tiz­za­zioni siano poi il gri­mal­dello per far decol­lare il mer­cato interno, su que­sto è lecito avere dubbi. Alcune delle moda­lità con cui ciò verrà fatto non sono comun­que da disprez­zare, e non pia­ce­ranno certo alla Troika, per­ché segnano che nella modu­la­zione pos­sono pas­sare inter­venti che sono pure nel pro­gramma di governo di Tsi­pras (aumento delle ali­quote sui pro­fitti, tasse sulle pro­prietà, e sul lusso, tagli alla difesa — pur­troppo mode­sti per l’acquisto di mate­riale bel­lico, tagli alle pen­sioni anti­ci­pate, inter­venti con­tro l’evasione fiscale e la cor­ru­zione, aiuti ai meno abbienti), come è da apprez­zare avere otte­nuto una con­si­stente ridu­zione dell’avanzo di bilan­cio all’1% nel 2015 e quindi 2%, 3%, 3,5% negli anni seguenti sino al 2018 che la Troika avrebbe voluto inal­te­rato attorno al 5% ed oltre del Pil.

Altri inter­venti sono vere e pro­prie con­ces­sioni alla Troika: aumento dei con­tri­buti sani­tari per i pen­sio­nati, abban­dono del con­tri­buto di soli­da­rietà alle pen­sioni più povere, revi­sione delle nor­ma­tive sul mer­cato del lavoro secondo le migliori pra­ti­che euro­pee ed ado­zione di legi­sla­zione per la con­trat­ta­zione col­let­tiva da con­cor­dare con le isti­tu­zioni. Ma che tutto ciò possa favo­rire la cre­scita in Gre­cia è assai dif­fi­cile da pensare.

L’accordo non pre­ve­dendo peral­tro nulla di defi­nito circa la ristrut­tu­ra­zione del debito e lascia la Gre­cia con il cap­pio al collo. Costretta a ripa­gare i debiti in base ai pro­grammi sta­bi­liti e tenuta a ono­rare tassi di inte­ressi che sono con­si­de­rati da usu­rai, seb­bene di mer­cato (ma il mer­cato può ben essere in mano agli usu­rai!), alla Gre­cia rimar­ranno ben poche risorse per affron­tare i nodi strut­tu­rali di offerta e di domanda.

Le risorse che ser­vono per pagare i cre­di­tori ver­ranno sot­tratte ad ini­zia­tive per ristrut­tu­rare la strut­tura pro­dut­tiva greca che con­tri­bui­reb­bero anche a soste­nere la domanda interna.

Così i nodi strut­tu­rali della Gre­cia non pos­sono essere affron­tati ed anche nell’ipotesi che una qual­che cre­scita prima o poi si pre­senti all’orizzonte, il vin­colo esterno con­ti­nuerà a mor­dere, e quindi la neces­sità della Gre­cia di farsi finan­ziare con flussi esteri i defi­cit com­mer­ciali. Nel medio e lungo periodo quindi il rischio è che si ripre­sen­tino i pro­blemi di soste­ni­bi­lità del bilan­cio pub­blico e dei conti esteri che assil­lano la Gre­cia da ben prima del suo ingresso nell’Eurozona, senza che nel breve periodo lo stato di depres­sione dell’economia sia alleg­ge­rito. Lo sce­na­rio rimane quindi cupo per la Grecia.

Se que­sto sarà la base dell’accordo (e come potrebbe essere altri­menti?) che verrà sot­to­scritto con l’Eurogruppo e con il Con­si­glio dei 28 entro dome­nica, la Gre­cia certo pren­derà tempo, ma non è detto che ciò dia tempo all’Europa.

Nel frat­tempo, l’austerità con­ti­nua, men­tre la cre­scita può attendere.
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