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sabato 25 luglio 2015

TAV Firenze. Quelle autorizzazioni a bassa velocità dietro la frenata di Fs

Un altro scandalo minaccia (per noi "promette") di fermare l'attraversamento sotterraneo del centro di Firenze. Ma il toscano padrone d'Italia non si lascerà fermare da leggi, burocrazie, soprintendenze  e così via...La Repubblica, ed. Firenze, 24 luglio 2015

Tav, non solo soldi dietro i ripensamenti di Ferrovie. A 17 anni dall’approvazione del progetto dell’Alta velocità, il vero rischio si chiama adesso ‘autorizzazioni’. Perché il tempo consuma le carte: via via che le tabelle dei tempi venivano gettate al macero e aggiornate con date sempre più futuribili, le autorizzazioni completavano il loro corso di validità. Per cominciare l’autorizzazione paesaggistica, senza la quale non si può neppure avviare lo scavo sotto il ponte al Pino, sotto piazza della Libertà, i viali e sotto (quasi) la Fortezza Da Basso.

La stessa autorizzazione che è costata qualche guaio giudiziario aggiuntivo a Ercole Incalza, l’ex top manager delle infrastrutture arrestato per ordine della procura di Firenze: attestò che l’autorizzazione paesaggistica non era scaduta, mentre invece lo era già. Secondo i No Tav fiorentini, che con Massimo Perini e Tiziano Cardosi hanno pure scritto al Comune di Firenze per chiedere lumi, l’autorizzazione paesaggistica sarebbe scaduta addirittura nel 2005.

Certo, in teoria si può sempre rinnovare. Solo che non è una cosa che si può fare dalla sera al mattino. Occorrono certificazioni, elaborati progettuali. E occorre che si esprima il ministero dei Beni culturali: il bello è che dal primo gennaio 2010, a seguito di un decreto legislativo, è cambiata l’intera procedura di autorizzazione. E se prima il parere del ministero arrivava a seguito dell’esclusiva valutazione e verifica della domanda e della relativa documentazione, dal 2010 in poi è diventato centrale il ruolo della soprintendenza. Con quale normativa si dovrebbe rinnovare adesso l’autorizzazione ambientale?

«A settembre il Cnr avrà classificato le terre di scavo e bisognerà solo vedere se le autorizzazioni valgano ancora». È lo stesso Ad di Rfi Maurizio Gentile ad ammettere che le autorizzazioni potrebbero diventare un problema. Un’altra ‘spada di Damocle’ che pende sul tunnel fiorentino. Non l’unica. Perché quando il Cnr, dopo ormai un anno e mezzo di meditazione, avrà stabilito se i materiali prodotti dalla ‘talpa’ siano rifiuti o semplicemente terre, anche il Put, il Piano di utilizzo delle terre dovrà essere rivisto.



Quello esistente, elaborato dal vecchio consorzio Nodavia (in mano alla Coopsette mentre oggi è di Condotte) nel 2012, fu approvato dal ministero dell’ambiente. Pochi mesi dopo però saltò fuori l’inchiesta della procura di Firenze e, prudententemente, il ministero provvide a sospenderlo. Adesso quel Piano dovrà essere rivisto sulla base delle conclusioni del Cnr e di nuovo valutato. Quanto tempo richiederà? Difficile fare previsioni. Altrettanto difficile prevedere l’avvio dello scavo nel prossimo autunno. Anche se Condotte ci crede: «La nuova fresa ultimata in Germania è già in viaggio per l’Italia e per fine ottobre sarà montata e pronta ad iniziare», annuncia l’impresa. Quanto al rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica, fa sapere Condotte con uno slancio di ottimismo, «dovrebbe pervenire in tempo utile per l’avvio degli scavi». Appunto, dovrebbe.
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