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martedì 14 luglio 2015

“Più sorveglianza per questa economia capace di uccidere”

«Che questa economia uccide l’ho detto nella esortazione apostolica Evangelii gaudium e nell’enciclica Laudato si’. Ho sentito le critiche arrivate dagli Stati Uniti: ogni critica deve essere recepita e studiata e poi bisogna fare un dialogo. Adesso andrò negli Usa, devo studiare». La Repubblica, 14 luglio 2015 (m.p.r.)


A bordo del volo Asuncion-Roma. La situazione della Grecia, la valorizzazione della classe media, la nuova Chiesa di Francesco a cui piacciono i movimenti popolari ma non per questo opta per la strada dell’anarchia. Sono i temi principali di cui ha parlato il Papa sul volo di ritorno dalla sua visita di 8 giorni in America Latina. Oltre a spiegare i venti di pace fra Cuba e Usa (suo prossimo viaggio) il Pontefice ha anche parlato del regalo del presidente boliviano Evo Morales, la scultura di un Cristo sopra unafalce e martello. In piedi, per oltre un’ora Jorge Mario Bergoglio ha risposto al fuoco di fila di domande dei giornalisti che lo hanno seguito in Ecuador, Bolivia e Paraguay.

Santità, in Europa c’è il caso della Grecia. Che cosa ne pensa?
«Certamente sarebbe semplice dire: la colpa è soltanto di questa parte. I governanti greci che hanno portato avanti questa situazione di debito internazionale hanno una responsabilità. Col nuovo governo greco si è cominciata una revisione un po’ giusta. Io mi auguro che trovino una strada per risolvere il problema greco e anche una strada di sorveglianza perché altri Paesi non cadano nello stesso problema».

Lei ha detto che questo sistema economico spesso impone profitto a tutti i costi. Ciò è percepito dagli statunitensi come una critica al loro modo di vivere. Come risponde?
«Che questa economia uccide l’ho detto nella esortazione apostolica Evangelii gaudium e nell’enciclica Laudato si’. Ho sentito le critiche arrivate dagli Stati Uniti: ogni critica deve essere recepita e studiata e poi bisogna fare un dialogo. Adesso andrò negli Usa, devo studiare».

Nel discorso ai movimenti popolari in Bolivia lei ha parlato del nuovo colonialismo, dell’idolatria del denaro e dell’imposizione dell’austerità ai poveri.
«I movimenti che si organizzano tra loro lo fanno non solo per fare una protesta. Sono tanti, persone che non si sentono rappresentate dai sindacati perché dicono che sono diventati una corporazione e non lottano per i diritti dei più poveri. La Chiesa non può essere indifferente, ha una dottrina sociale. La Chiesa non fa un’opzione per la strada dell’anarchia, questi lavorano, fanno lavori con gli scarti, con le cose che avanzano».

Tanti messaggi forti per i poveri e anche tanti messaggi severi per i ricchi e i potenti. Ma abbiamo sentito pochissimi messaggi per la classe media, per la gente che lavora, paga le tasse, la gente normale. Perché?
«Grazie tante. È uno sbaglio da parte mia. La classe media diventa sempre più piccola e la polarizzazione tra ricchi e poveri è grande. La gente comune, semplice, l’operaio, hanno un grande valore. Credo che lei mi dica un cosa che devo fare».

A proposito della mediazione tra Cuba e Usa: lei pensa che si possa fare qualcosa anche altrove?
«Non è stata una mediazione. C’era un desiderio da entrambe le parti. Mi auguro che vada avanti, noi siamo sempre disposti ad aiutare. Tutti e due guadagnano in pace, amicizia».

Che cosa ha provato quando il presidente Morales le ha regalato il Crocifisso con la falce e martello? 
«Curioso, io non sapevo che padre Luis Espinal (il gesuita torturato e ucciso in Bolivia nel 1980) fosse scultore. Si può qualificare il genere nell’arte di protesta. Espinal era un entusiasta dell’analisi marxista, gli è venuta questa opera, era un uomo speciale con tanta genialità. Quest’opera per me non è stata un’offesa. Ho lasciato le decorazioni che il presidente Morales ha voluto darmi. Invece il Cristo di legno lo porto con me».

Qual è il segreto della sua energia vista in questi giorni?
«Qual è la sua droga? Quella era la vera domanda. Il mate mi aiuta, ma non ho assaggiato la coca, questo sia chiaro!».
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