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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
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DAI MEDIA

lunedì 6 luglio 2015

Ora c’è un’alternativa, tre scenari per l’Europa

«La vit­to­ria del «no» ha tanti signi­fi­cati. Ma prima di tutto onore ai greci, che hanno vinto la loro bat­ta­glia ma non certo la guerra, anche per noi ita­liani e per l’Europa, senza che l’Europa (e l’Italia) facesse molto per loro». Il manifesto, 6 luglio 2015 (m.p.r.)

La vit­to­ria del «no» è la rispo­sta a quanti hanno cer­cato in tutti i modi di tra­sfor­mare il loro voto in un azzardo, come se il giu­sto diritto di un popolo di espri­mersi sul suo futuro rap­pre­sen­tasse un rischio da non far cor­rere ai mer­cati, in un con­te­sto reso con­fuso nell’ultima set­ti­mana dai com­por­ta­menti ricat­ta­tori della troika ed in par­ti­co­lare della Bce, che ha cer­cato in vari modi di influen­zare il voto con l’arma del panico, bloc­cando la liqui­dità agli spor­telli anche se le ban­che sono sol­vi­bili a stesso giu­di­zio della Bce. La demo­cra­zia non è azzardo, ma un diritto, e que­sto è il primo risul­tato del «no».

Que­sta vit­to­ria è la rispo­sta a quanti hanno voluto tra­sfor­mare il nego­ziato su un nuovo Memo­ran­dum in un «pren­dere o lasciare» tutto poli­tico, in un «den­tro o fuori l’Europa», per­ché la posta in gioco non era solo eco­no­mica ma, come è risul­tato evi­dente, era il diritto di una nazione a non accet­tare i dik­tat della dot­trina ordo­li­be­rale tede­sca che impone le sue regole, e a sce­gliere assieme in quale Europa si vuole stare. L’inclusione con­tro l’esclusione, secondo risul­tato del «no».

La vit­to­ria del «no» ha il merito di non azze­rare le pro­spet­tive di cam­bia­mento. L’uso poli­tico della nego­zia­zione sul Memo­ran­dum era far capire ai popoli euro­pei che non vi sarebbe stata altra strada se non quella trac­ciata da Bru­xel­les, Fran­co­forte, Washing­ton, e su tutti Ber­lino; che ogni ten­ta­tivo di avere una idea diversa di Europa doveva essere espulsa sul nascere, prima che rischiasse di con­ta­giare altre nazioni, altri popoli, quello spa­gnolo anzi­tutto. Con il governo di coa­li­zione a guida Syriza le isti­tu­zioni euro­pee e quelle inter­na­zio­nali (Fmi), sono costrette invece a fare i conti, e a nego­ziare, e in pro­spet­tiva altri governi di coa­li­zione potreb­bero essere eletti aprendo un fronte di nuove nego­zia­zioni,terzo risul­tato del «no».

La vit­to­ria del «no» è la rispo­sta al socia­li­smo euro­peo che co-governa le isti­tu­zioni nazio­nali e comu­ni­ta­rie con­di­vi­dendo la poli­tica dei par­titi con­ser­va­tori; a ciò che è rima­sto del socia­li­smo euro­peo, simu­la­cro per­sino dello spi­rito della social­de­mo­cra­zia dell’alternanza, che oggi delega con i governi di coa­li­zione al Ppe ogni scelta sul ter­reno eco­no­mico, sociale e poli­tico, e fuori dalle coa­li­zioni con­di­vide gli stessi para­digmi e le stesse ricette del libe­ri­smo più retrivo. Il quarto risul­tato del «no» prova che un’altra sini­stra è possibile.

La vit­to­ria del «no» con­sente di man­te­nere vivo il ten­ta­tivo di cam­biare l’agenda eco­no­mica euro­pea. Le ricette dell’austerità espan­siva hanno pro­dotto un peg­gio­ra­mento delle con­di­zioni di vita e di lavoro della gran parte delle popo­la­zioni che le hanno subite. La Gre­cia è solo il caso più ecla­tante, ma danni sono stati pro­cu­rati ovun­que la troika è arri­vata, oppure dove le poli­ti­che sono state da que­sta det­tate, in Irlanda, Spa­gna, Por­to­gallo, Fin­lan­dia, e Ita­lia da Monti a Renzi.

Al con­tempo il debito deve essere ristrut­tu­rato per­ché un paese quando non è in grado di ripa­gare il suo debito e viene for­zato a farlo, non ha alcuna pro­spet­tiva di cre­scita e fal­li­sce su entrambi i fronti, quello della cre­scita e quello del paga­mento del debito. Il quinto risul­tato è quello di pro­porre una agenda diversa: un nego­ziato per un Memo­ran­dum che segni una discon­ti­nuità con i pre­ce­denti, e una con­fe­renza sulla ristrut­tu­ra­zione del debito.

A que­sto punto quale sarà la rea­zione delle isti­tu­zioni euro­pee e della troika?

Un primo sce­na­rio è quello della irre­spon­sa­bi­lità. Ovvero riget­tare nei fatti il suc­cesso del «no» e per­se­guire come se nulla fosse acca­duto l’obiettivo poli­tico, met­tere in crisi ancor più la Gre­cia e far cadere il governo Tsi­pras. Quindi nes­sun accordo, Memo­ran­dum o meno, e costrin­gere la Gre­cia al default e alla uscita dall’euro tra­mite la Bce che blocca il cre­dito al sistema ban­ca­rio greco. Sce­na­rio assai rischioso per gli altri paesi dell’eurozona, per­ché saremmo nel campo dell’ignoto, non solo con costi ele­vati per la Grecia.

Un secondo sce­na­rio è quello della stu­pi­dità, in cui viene abban­do­nato l’obiettivo poli­tico ma non quello eco­no­mico, per cui nes­suna con­ces­sione alle richie­ste gre­che sul piano delle poli­ti­che di auste­rità e nes­suna ristrut­tu­ra­zione del debito. Il debito va pagato, le isti­tu­zioni euro­pee e inter­na­zio­nali sono dispo­ste ad inter­ve­nire con­ce­dendo linee di cre­dito solo a con­di­zione che la Gre­cia accetti un Memo­ran­dum 3 sulla linea dei pre­ce­denti. L’esito è il per­du­rare della depres­sione in Gre­cia, qua­lora il governo elle­nico accetti pur di non dichia­rare default e uscire dall’euro. Il rischio è che la crisi siste­mica venga sola­mente rin­viata a tempi futuri per­ché i fon­da­men­tali non mutano.

Il terzo sce­na­rio è quello della sag­gezza. Si rico­no­sce la neces­sità della ristrut­tu­ra­zione del debito e si con­cede alla Gre­cia una pro­spet­tiva per far uscire l’economia greca dalla depres­sione con misure che non sono di osser­vanza libe­ri­sta. I cre­di­tori rinun­ciano all’obbiettivo eco­no­mico di breve periodo di essere ripa­gati, e con­ce­dono alla Gre­cia di accom­pa­gnare alle poli­ti­che di offerta le poli­ti­che di soste­gno alla domanda, quindi aiuti non vin­co­lati alla sva­lu­ta­zione interna.

Pos­siamo essere fidu­ciosi in que­sta Europa a guida libe­ri­sta? Se doves­simo scom­met­tere, pun­te­remmo pur­troppo sul secondo sce­na­rio. Ma vi sono varia­bili in gioco nel 2015, pro­prio quelle che la troika voleva esclu­dere ribal­tando il governo Tsi­pras, ovvero che alla Gre­cia fac­cia seguito la Spa­gna. E que­sto apri­rebbe la strada affin­ché la discus­sione su «Quale Europa» diventi discus­sione poli­tica di tutti i cit­ta­dini europei.
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