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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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DAI MEDIA

mercoledì 15 luglio 2015

Ma Syriza è l’unica soluzione


«Tra ipotesi di rimpasto e di elezioni anticipate, le strade in salita di Alexis Tsipras.Una nuova con­sul­ta­zione elet­to­rale a novem­bre - in con­co­mi­tanza con quella spa­gnola - potrebbe dimo­strarsi una via d’uscita rea­li­stica ed effi­cace, per rispon­dere, uniti, a chi con­ti­nua a difen­dere e ad imporre solo l’Europa dei mercati». Il manifesto, 15 luglio 2015


Nes­sun tipo di accordo, sug­ge­rito o meglio impo­sto, può riu­scire a far pre­va­lere, in Gre­cia, un ritorno a solu­zioni di tipo tec­nico, o peg­gio ancora, a mag­gio­ranze boc­ciate dagli elet­tori. È altret­tanto chiaro che in que­sto momento una parta con­si­stente di Syriza non ritiene che le con­di­zioni impo­ste dai cre­di­tori deb­bano essere con­si­de­rate com­pa­ti­bili con quanto pro­messo in cam­pa­gna elet­to­rale agli elet­tori, con il pro­gramma pre­sen­tato a Salo­nicco dieci mesi fa. L’esecutivo gui­dato da Ale­xis Tsi­pras dovrà quindi pren­dere a breve impor­tanti deci­sioni: un rim­pa­sto è rite­nuto più che pro­ba­bile ed il por­ta­voce di Syriza in par­la­mento, Nikos Filis, ha già chie­sto le dimis­sioni dei depu­tati che hanno espresso la loro con­tra­rietà, nella vota­zione di venerdì scorso, sul pac­chetto di pro­po­ste con cui la Gre­cia si è pre­sen­tata a Bruxelles.

Il governo di sini­stra greco si tro­vava già sotto pres­sione. Aveva con­sta­tato l’assoluta irre­mo­vi­bi­lità di Ber­lino e dei suoi «paesi satel­liti» e ha prin­ci­pal­mente mirato ad evi­tare la trap­pola del Gre­xit tesa da tempo e resa evi­den­tis­sima da Schau­ble dome­nica a Bru­xel­les. Nes­suno può pre­ve­dere con cer­tezza che strada deci­derà di seguire il qua­ran­tu­nenne lea­der geco.

Chi cono­sce Ale­xis Tsi­pras, tut­ta­via, può pre­sup­porre che non si lascerà logo­rare, come desi­de­re­reb­bero, invece, i suoi avver­sari poli­tici, esterni ed interni. «Pro­metto che lot­te­remo con­tro i poteri costi­tuiti e gli oli­gar­chi, che ci sarà un equa distri­bu­zione dei sacri­fici», ha dichia­rato subito dopo la riu­nione fiume del Con­si­glio Euro­peo. Le strade rea­li­sti­ca­mente per­cor­ri­bili, almeno al momento, sono due: la prima, è pro­vare a ricom­pat­tare la mag­gio­ranza, chie­dendo ai par­la­men­tari che, pur ragio­ne­vol­mente hanno espresso il loro dis­senso, di rispet­tare il codice etico del par­tito e quindi di dimet­tersi. In que­sto caso il governo dovrebbe valu­tare le reali pos­si­bi­lità — per quanto limi­tate — di met­tere in atto, in tempi rela­ti­va­mente brevi, alcune misure a soste­gno dell’economia. Capire quanti degli ottanta e passa miliardi pro­messi dall’Europa potranno arri­vare real­mente ai cit­ta­dini greci, per con­tro­bi­lan­ciare la reces­sione che andranno a creare gli aumenti dell’Iva, del con­tri­buto sani­ta­rio sulle pen­sioni e una serie di pri­va­tiz­za­zioni che potrebbe creare ulte­riore disoc­cu­pa­zione. Se Tsi­pras, tut­ta­via, nei pros­simi giorni dovesse con­sta­tare che la pro­se­cu­zione di una effi­cace e coe­rente azione di governo è pres­so­ché impos­si­bile, la via obbli­gata sarebbe quella del ricorso ad ele­zioni anticipate.

Il mini­stro del lavoro Panos Skour­le­tis ha già fatto rife­ri­menti alla pos­si­bi­lità che si vada alle urne entro l’anno. E a quel punto, mal­grado le pres­sioni, la situa­zione di forte man­canza di liqui­dità in cui è stata spinta la Gre­cia e la logica del «pen­siero unico» come rispo­sta alla crisi, Syriza si ricon­fer­me­rebbe primo par­tito del paese. Tutti sanno, infatti, che il cen­tro­de­stra è privo di un lea­der (Sama­ràs, tra l’altro si è appena dimesso) che il Pasok è al suo minimo sto­rico — intorno al 3,5% — e che il nuovo par­tito cen­tri­sta To Potami (il Fiume), oltre a non supe­rare il 6% nelle inten­zioni di voto, è rite­nuto molto vicino ai gruppi impren­di­to­riali greci che hanno osta­co­lato in ogni modo l’ascesa di Syriza. Ale­xis Tsi­pras è riu­scito a com­pren­dere la pro­fonda richie­sta di cam­bia­mento che pro­ve­niva dalla società greca, ed ha cer­cato, in ogni modo, di ridare dignità alla poli­tica. Ger­ma­nia, Olanda, Fin­lan­dia, repub­bli­che Bal­ti­che hanno impo­sto misure e sacri­fici mai richie­sti a nes­sun altro paese. Mal­grado ciò la Coa­li­zione della Sini­stra Radi­cale elle­nica rimane l’unica forza poli­tica in grado di for­nire una rispo­sta con­vin­cente a chi chiede che la Gre­cia non diventi il paese del lavo­rio senza diritti e della pro­du­zione sot­to­pa­gata a van­tag­gio del Nord Europa. La patria, cioè, del neo­li­be­ri­smo sel­vag­gio. Una nuova con­sul­ta­zione elet­to­rale a novem­bre — in con­co­mi­tanza con quella spa­gnola — potrebbe dimo­strarsi una via d’uscita rea­li­stica ed effi­cace, per rispon­dere, uniti, a chi con­ti­nua a difen­dere e ad imporre solo l’Europa dei mercati.
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