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venerdì 24 luglio 2015

Luigi Cogòdi, "padre dei vincoli"

Una persona e un'epoca che non possono essere dimenticati. Li ricordiamo attraverso un'intervista rilasciata  nel 2002 a Filippo Peretti.


Conobbi Luigi Cogòdi tanti anni fa. Ero allora presidente dell’INU e Luigi assessore all’urbanistica della Regione Sardegna. Erano gli anni della prima applicazione della legge Galasso: Cogòdi e i suoi collaboratori ci aiutarono a organizzare un’iniziativa sull’argomento. Ammirammo e condividemmo subito il lavoro coraggioso e intelligente nel quale si erano impegnati per la difesa delle coste e della legalità.

Molti anni dopo Corte del fòntego editore propose a Sandro Roggio e a me di comporre un libro sull’esperienza del piano paesaggistico della Giunta di Renato Soru (
Lezione di piano, Venezia, 2013).Nel documentare attraverso una molteplicità di voci il piano e il suo contesto ci sembrava indispensabile inserire una testimonianza di Luigi. Era malato, e ci fu impossibile raggiungerlo se non per telefono. Inserimmo allora nel libro una sua intervista, rilasciata a Filippo Peretti e pubblicata da La Nuova Sardegna il 18 novembre 2002.

La ripresento oggi, perché mi sembra che non solo esprima compiutamente la qualità e le ragioni dell’impegno di Cogodi, ma rechi testimonianza di una persona (un “politico”) e un’epoca che non devono essere dimenticati. (e.s.
)



18 novembre 2002
LUIGI COGÒDI, "PADRE DEI VINCOLI"
dall'intervista di Filippo Peretti

La battaglia in consiglio regionale sull’insediamento turistico a Palau ha fatto tornare in auge il personaggio Luigi Cogodi come «padre» e «tutore» dei vincoli di inedificabilità sulle coste. Col Pci Cogodi fu assessore regionale all’urbanistica dal 1984 al 1987 (nelle prime due giunte Melis) e assessore al lavoro dal 1987 al 1989, di nuovo assessore all’urbanistica (ma con Rifondazione) dal 1998 al 1999 con l’ultima giunta Palomba.
(…)
Lei è diventato un personaggio soprattutto occupandosi di coste. Quando e perché ha iniziato?
Come interesse culturale, da sempre. Non concepivo che la Sardegna accettasse di diventare una prigione recintata dal cemento e dai muraglioni eretti da pochi ingordi.
E come politico?
Da assessore all’urbanistica, nel 1984. Ricordo che quasi tutti quelli che si occupavano di urbanistica, esercitavano il potere di costruire, inteso in senso edilizio.
E lei?
A me venne invece una gran voglia di costruire un progetto di salvaguardia della “Sardegna Isola”.
Ma molti pensavano, e pensano, che i “suoi” vincoli fossero un’esagerazione.
Non un’esagerazione, la verità: proponevo che sulle coste venissero riqualificati solo gli abitati esistenti e si evitassero per lungo tempo altre costruzioni a meno di due chilometri dal mare, salvo i servizi e le strutture collettive.
Perché un irriducibile comunista si occupava di ambiente?
Un irriducibile comunista non può che essere un irriducibile ambientalista.
E viceversa?
Se si intende che l’ambiente naturale è lo spazio vitale per tutti. E poi l’ambiente è un valore culturale, e la cultura deve essere di tutti.
Ma l’ambiente è un potenziale economico o no?
Sì, è quello che fa la differenza.
Anche altri, ma che non la pensano come lei, dicono che l’ambiente è una gallina dalle uova d’oro.
Ma invece di investire sulle uova preferiscono mangiarsi la gallina.
Chi erano gli avversari? Imprenditori e politici?
No, gli imprenditori no. Semmai i “prenditori”: abituati male, a prendere per sé i beni di tutti. Quelli erano i nemici. E oggi sono gli stessi.
Furono durissimi gli scontri con la Dc ma venne ostacolato anche nel Pci. Da chi?
Da chi confondeva il consenso popolare coi voti comunque acquisiti, da chi credeva di essere più moderno perché civettava coi “benpensanti”. Finivano col pensar male delle cose fatte bene.
Può fare i nomi?
È meglio non ricordarli. Di molti però sono noti i soprannomi.
Le dicevano che aveva ragione ma che avreste perso voti?
Però accadde il contrario: persero i voti perché non sostennero le cose ragionevoli.
Renato Soru dice che la Sardegna, se non si fosse costruito malamente nelle zone costiere più belle, oggi varrebbe di più anche sotto il profilo economico.
Soru, almeno in questo, ha ragione. È sicuramente così.
Non è più rimediabile?
Impedendo l’ulteriore devastazione, abbiamo salvato i più grandi valori, anche economici, della nostra terra.
Non sembra, però, una battaglia ancora di moda.
Forse i più giovani non lo sanno, ma senza la lotta, le leggi e le ruspe antiabusivismo degli anni ’80, oggi l’Isola varrebbe molto di meno. Ragione di più per difenderla ancora.
(…)



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